lacasadargilla e il contemporaneo
I testi semplici non rientrano negli interessi della regista Lisa Ferlazzo Natoli e di Alessandro Ferroni, del collettivo lacasadargilla. Opere come Anatomia di un suicidio di Alice Birch e L’amore del cuore di Caryl Churchill sono soltanto due dei numerosi testi portati in scena dal collettivo. Testimoniano una spiccata propensione verso la ricerca, sia di stile, sia di registro teatrale contemporaneo.
Il contemporaneo, del resto, è il territorio preferito da lacasadargilla, che chiaramente non a caso sceglie drammaturgie atipiche e fortemente legate a tematiche attuali, come quelle della citata inglese Churchill (1938).
Da L’amore del cuore a Escaped Alone
La Churchill parte dalla parola scritta, che può essere densa o ridotta all’essenziale, per svelare e spogliare i personaggi nel lavoro Escaped Alone del 2016. lacasadargilla presenta in prima nazionale quest’opera al Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa, del quale è artista associato.
La Churchill adotta un registro nuovo. Se in L’amore del cuore svela la natura oppressiva dei rapporti umani attraverso una destrutturazione dei dialoghi con reiterazioni continue delle battute, in Escaped Alone la drammaturgia è fluida, i dialoghi si sviluppano tra quattro signore attempate: l’autrice stessa chiede, in note di regia, che siano almeno settantenni, immerse in un delizioso giardino a sorseggiare il tè. È subito chiaro che non si parlerà di problematiche femminili connesse all’età: le quattro donne vivono un presente con delicata sicurezza, tra nipoti, figli, mariti e occupazioni passate. I loro discorsi sono sommessi, in sintonia con movenze che rispecchiano un corpo non più giovane.
Il presente e il futuro
La loro forza, però, sta proprio nell’essere capaci di sintonizzarsi col presente attraverso il filtro del passato, enfatizzando l’innata attitudine femminile all’adattamento. I rapporti fra le tre amiche di lunga data sono colloquiali: Sally (Caterina Carpio), medico in pensione e fobica dei gatti, Vi (Arianna Gaudio), ex parrucchiera con un passato in carcere per aver causato la morte del marito e Lena (Alice Palazzi), appassionata di serie tv e affetta da depressione. Esse si muovono tra ricordi e ammissioni. Sono vite comuni, segnate dal tempo che è passato lasciando tracce sui loro corpi e nelle loro anime. Ma senza sottrarre loro la memoria che, anche se sbiadita, puntella il futuro.
Quattro donne fra realtà e distopia
All’amabile conversazione fra le tre si unisce una quarta presenza che appare come proveniente dal nulla: la Signorina Jarrett (Tania Garriba). Il pomeriggio estivo, con cieli azzurri e nuvole in corsa con colori che vanno dal bianco al grigio fino al rosso crepuscolare della sera, si svolge tra dialoghi dai quali emergono le fragilità profonde e le pulsioni delle tre amiche, alternati ai racconti catastrofici della “fine di un mondo” narrati dalla Signorina Jarrett. Mentre l’ambiente scenico cambia grazie alle luci di Luigi Biondi e al sonoro di Alessandro Ferroni, la Jarrett sembra avere delle strane visioni: parla di morti causati da eventi attribuibili all’avidità di imprenditori senza scrupoli, di assoluta assenza di cibo presente solo nelle pubblicità in tv, di persone obese che mangiano la loro stessa carne, di virus pericolosi che colpiscono tutti.
Le quattro donne, come nulla di diverso dal solito fosse accaduto, concludono il pomeriggio osservando il tramonto all’orizzonte, dopo avere sorseggiato un aperitivo a base di un rosso succo di pomodoro, preparato sulla scena. Man mano che il sole scompare dietro la linea rossa dell’orizzonte si segna la fine di un tempo che riprenderà, lieve ma tenace, come la volontà delle donne di andare avanti.
La regia di Escape Alone
La regia di Lisa Ferlazzo Natoli e di Alessandro Ferroni modella la drammaturgia sia attraverso l’interpretazione delle attrici sia grazie a strumenti digitali e sonori. Da una parte le attrici, con la loro recitazione incolore forse voluta dalla regia e con postura e movimenti non sempre verosimili (curati da Marta Ciappina e Roberto D’Agostin): il tutto conduce il racconto verso una comune quotidianità dalla quale emerge il continuo e atavico adattamento del genere femminile, che Churchill sa analizzare con grande vigore; dall’altra, i cambiamenti di ambiente con luci e suoni trasportano il pubblico in un clima fantascientifico, fatto di racconti al limite del surreale, ma di certo possibili e in parte già in atto.
La scena
La scena, apparentemente semplice, è composta da un giardino-labirinto inclinato sul proscenio, da cui ogni tanto si sollevano inquietanti sbuffi, e un grande pannello digitale, posto in alto, che alterna cieli ripresi dai registi stessi e pubblicità create con intelligenza artificiale. Questo per ricordarci quale sia il mondo nel quale vivono le protagoniste, e noi tutti: il mondo dell’immagine, del consumo, dell’inganno.
Un lavoro costruito con grande precisione, marchio di fabbrica del collettivo lacasadargilla, un’inedita e intensamente femminile visione del futuro.
Fino all’8 febbraio al Piccolo Teatro Grassi – Teatro d’Europa.







