Dalla tradizione al queer, l’Argentina e la ricchezza dei balli latini

Juampy Ramírez e Daniel Arroyo
 Tango e Flamenco, balli da uomini e donne veri, ciascuno nel suo ruolo tradizionale, con gesti, passi e abiti riconoscibili al primo sguardo. L’Argentina e la Spagna si vantano da sempre di questi meravigliosi patrimoni culturali distintivi, tra danza, canto e musica, che hanno incantato il mondo nelle milonghe, nei tablao e sulle scene, tra luoghi popolari e festival di culto.

Oggi, però, ci sono svolte incisive proprio in quelle società latine dove ciascun ruolo sembrava replicarsi sempre uguale a sé stesso, fino allo stereotipo turistico e commerciale.

Argentina baila

Nell’Argentina di Javier Milei, votato nel 2023 da chi sceglieva la sua motosega contro il privilegio e le disuguaglianze, in un paese dove la povertà balza agli occhi, la danza è popolare, nel folclore ricchissimo delle province, nel tango della Capitale, e nel balletto del Teatro Colón, che ha compiuto 100 anni di vita.

 

“Cascanueces” di Silvia Bazilis al Teatro Colón. Immagine https://www.olavarria.gov.ar/un-clasico-navideno-desde-el-teatro-colon-a-olavarria/
Gala dei 100 anni del Teatro Colón

Dirige il balletto, con un centinaio di “integrantes” Julio Bocca, nato a Buenos Aires nel 1967 e già allievo della scuola di ballo del teatro, Divo dei Due Mondi, dall’American Ballet Theatre alla Scala, specie con Alessandra Ferri.

Julio Bocca è amatissimo dal suo popolo, “il Messi della danza” – tango e calcio sono identitari in Argentina – con esibizioni memorabili negli anni Ottanta davanti a migliaia di persone nell’immenso Luna Park-palazzetto dello sport, dove si tenne la veglia funebre per Carlos Gardel, “el zorzal”, l’usignolo del canto, campione del tango anche al cinema, e dove boxeò Carlos Monzón.

Nel sontuoso teatro all’italiana, Bocca lavora per diffondere il balletto tra i ceti finora lontani da questo “spettacolo di élite”, a cominciare da un Cascanueces coloritissimo nelle Feste natalizie.

Per lui Ana María Stekelman, proto-sperimentatrice del dialogo tra danza teatrale e tango, aveva firmato nel 2001 Bocca Tango su canzoni classiche e sulla musica di Astor Piazzolla, incarnando tutta una storia del ballo argentino e dei suoi eroi.


Qui il video Michelangelo 70 di Astor Piazzolla-Ana María Stekelman con Julio Bocca e Cecilia Figaredo

 

Julio Bocca en una escena de su espectáculo Bocca Tango. AFP. (GERARDO GOMEZ). Immagine https://www.nacion.com/archivo/se-va-pero-no-del-todo/OC24Z4Z2HZHZZFLGYXBK2IR2DQ/story/

Julio Bocca è stato alla guida del Ballet Sodre a Montevideo in Uruguay, sua seconda patria, dove ha casa e compagno, e seconda culla del tango rioplatense, nonché del candombe carnevalesco, di radice africana, che è presente anche nel tango-milonga, e che risuona specialmente in un tema universale, la Cumparsita.

Il tango queer

Un movimento potente ha cambiato le scene del tango in Argentina, mettendo in luce una nuova formula di copia, diversa dal tradizionale modulo: l’uomo conduce, la donna seduce. Il ballo popolare più coinvolgente tra quelli di sala è nato come dominio virile, iniziando dagli uomini che, ai primordi, praticavano tra loro.

Nel tango queer coppie di uomini e coppie di donne decidono liberamente chi invita chi, chi conduce, chi segue, in un dialogo nuovo dove anche le donne si impadroniscono di tutto il sapere necessario a “liderar”.

Da fine anni Novanta il panorama a Buenos Aires è cambiato, mettendo in discussione i ruoli fissi di genere. Il primo festival di tango queer, va ricordato, si tenne ad Amburgo nel 2001 e dalla sponda latina si rispose l’anno dopo con l’apertura di milongas dedicate alla queerness e con l’accoglienza di coppie non etero anche nei locali tradizionali queer-friendly.

Argentina-Europa

Se in Europa – la capofila Berlino docet – si pensa che i paesi latini siano fortemente machisti, è possibile che proprio per reazione l’Argentina sia stata all’avanguardia per il matrimonio egualitario e per il movimento di tango queer?

Dice Augusto Balizano, animatore del tango gay da fine anni Novanta, fondatore della milonga queer La Marshall nel 2002 e dal 2007 motore dell’International Queer Tango Festival:

“Penso che sia stato un processo di cose accadute in parallelo; il tango queer è nato prima del 2000; il matrimonio egualitario nel 2010; dal 1997 davo classi per i gay in un locale dove facevo il cameriere; volevo poter ballare con un altro uomo e non c’era un posto dove farlo; e quindi poi nel 2002 aprivo la milonga queer”.

 

Augusto Balizano. Immagine https://queertangobook.org/interview-with-augusto-balizano/

 

A proposito di un tango “reinventato”, come forma di resistenza alla convenzione e di libertà conquistata, ripensando il corpo, dandogli il suo spazio culturale – basta ricordare un tema famoso come La vida es una milonga, hay que saberla bailar Mariana Docampo, curatrice di una collana di scrittura al femminile, formata alla danza e al balletto, pioniera del tango tra donne, pure impegnata nel festival queer, autrice del libro Tango Queer, Buenos Aires afferma:

“Possono adesso ballare insieme due uomini, due donne, o un uomo e una donna guidando a turno entrambi”.

Dice Anahí Carballo, fondatrice della compagnia Tango Entre Mujeres (TEM), campionessa di malambo, ballo folclorico maschile, che ha partecipato al Mundial de tango, l’evento che laurea ogni anno i campioni di pista e di scena, partner di Marina in momenti memorabili di Mariana:

“È impossibile che una danza duri tanto tempo mantenendosi tradizionalmente cristallizzata; nella storia non è successo con nessuna danza; quando non si sono più modificate, hanno cessato di esistere”.

 

Tango Entre Mujeres. Immagine https://queertangobook.org/tango-entre-mujeres-at-the-10-buenos-aires-international-queer-tango-festival/

 


Mariana Docampo e Anahí Carballo ballano nel Café Notable Los Laureles nel barrio Barracas sul vals Lontano, in italiano, Orquesta Típica Andariega

 

Oltre alle scarpe femminili con i tacchi, si produce ora una linea di scarpe pensate per donne leader, adatte allo studio, alla pratica e al ballo.

Uomini contro

Le coppie di uomini del tango “altro”, accanto alla giacca di rigore, possono scegliere di esibirsi con lunghe panta-gonne, fedeli alla connessione di abbracci e dinamiche vissute in duetti intensi, da virtuosi della tecnica e dell’espressione, con sentimiento.


Qui Carlos Cisneros e Akira Boylesque (Juan Seguí), sensuale coppia da Divi del cinema in Lo que vendrá di Piazzolla

Qui Edgardo Sesma e Carlos Blanco, coppia maschile con cambio di ruolo e di abbraccio al Festival Queer su Amigazo di Francisco Canaro al Café Notable Los Laureles

Flamenco queer

Nell’universo della danza contemporanea la queerness è ormai una componente che attraversa molte creazioni odierne, ma anche il flamenco, incrociando la world dance, ha preso nuove coloriture, al di là dei volants femminili e del taconeo virile.

Campione della nuova linea di superamento del gender è Manuel Liñan con esibizioni in cui si autorizza a usare lo scialle-mantón e la cola, lo strascico, guardando la sua arte da una nuova prospettiva.


Qui Viva! Compagnia Manuel Liñan

 

Mohamed El Khatib, performer e regista francese di origini marocchine, con Israel Galván, campione di un nuovo flamenco de-machizzato con gran disappunto del padre, in Israel & Mohamed, uno in lunga gonna e vestaglia e l’altro in calzoni corti, sembrano allenarsi in un inedito campo da gioco per una fantomatica partita di pallone, perché il calcio è ciò che entrambi avrebbero voluto fare da ragazzi.

Sul fonte femminile, Rocío Molina, figlia d’arte, e ragazzina poderosa fin da piccola, Leone d’Argento alla Biennale di Venezia 2022, “reina lesbiana del flamenco”, ha osato esibirsi nuda ed è madre con l’inseminazione artificiale.

Ha danzato incinta in Grito Pealo con la mamma Lola Cruz, con l’apporto di Rosario la Tremendita, e con testi di Sylvia Plath, sui rimi fatti per lei da Silvia Pérez Cruz, dopo la fine della sua storia di coppia al femminile perché “la danza è come l’amore, ti dà e ti toglie tutto; ti dà la massima libertà, però ti può anche fare schiava, senza limiti”.

 

Rocío Molina in “Grito Pelao”, XX Bienal de Flamenco de Sevilla. Immagine EFE/Julio Muñoz

Per incontrare la ricchezza di questi mondi latini un sito da vistare è havmoeller  dove una coppia di ragazze, Valeria Solomonoff e Jamie Harrison, mixa flamenco e tango, su musica dei Radio Tarifa, gruppo spagnolo affascinato dalle tradizioni  musicali magrebine. Qui un assaggio.