Le prospettive ingannevoli di Escher

Le prospettive ingannevoli di Escher
Locandina della mostra, Mudec Milano

Escher rimane una sorta di mistero nel mondo dell’arte moderna. Più un designer che un artista in senso letterale, è diventato una delle figure più popolari del XX secolo con le sue ripetizioni e le sue scale che si incrociano e non portano da nessuna parte. Questa mostra al Mudec ci permette di cogliere l’evoluzione della sua personalissima arte e della sua sconfinata inventiva.

Maurits Cornelis Escher (1898 – 1972), figlio di un ingegnere civile, apprende la tecnica della xilografia in tenera età. Non brilla a scuola tanto da non superare l’esame ma, più avanti, riesce comunque a entrare all’Università di Delft per studiare architettura. Realizza la sua prima opera in linografia nel 1916: il ritratto del padre.

I pessimi risultati universitari lo portano a iscriversi alla Scuola di Architettura e Arti Decorative di Haarlem dove si dedica principalmente a lezioni di arte grafica. Decide poi di diventare grafico e illustratore. Crea diverse piccole xilografie e, proprio con una xilografia, collabora al libro Bellezza de Fior de pascua, dell’amico Aad van Stock.

Nel 1923 soggiorna a Ravello e sempre quell’anno, alla fine di giugno, a Siena, ha luogo la sua prima mostra personale. Deve attendere l’anno successivo per la sua prima personale nei Paesi Bassi, presso la galleria De Zonnebloem a L’Aia.

Nel 1925 si trasferisce a Roma dove inizia a incidere la serie di xilografie dei Giorni della Creazione e, nel 1926, tiene una personale. Mentre la sua reputazione continua a crescere, dal 1927 in poi viaggia regolarmente nel Mediterraneo e  riesce ad aprire il suo studio a Roma.  L’anno successivo dirige  Tour of Babel.

Si cimenta con la litografia senza successo mentre, nel 1931, un articolo di Godefridus J. Hoogewerff, elogia le sue qualità di incisore. Successivamente, Escher illustra proprio l’opera di Hoogewerff (sotto lo pseudonimo di A. E. Drijhout) e partecipa a una spedizione archeologica sul Gargano.

Nel 1933 illustra un libro di Jan Walch, nel 1934 esegue una serie di incisioni sul tema della Roma notturna, riceve un primo premio all’International Exhibition of Contemporary Prints di Chicago e espone all’Istituto Storico Olandese di Roma.

Nel 1935 lascia l’Italia e si stabilisce con la famiglia a Château-d’Oex, in Svizzera, dove progetta la sua prima Metamorfosi. Questo è il momento in cui ha abbandona la rappresentazione realistica per la geometria immaginaria.

Si trasferisce a Uccle, vicino a Bruxelles, poi a Baarn nel 1941, dove visse per più di trent’anni. Nel 1939, il governo olandese gli commissiona una serie di opere su Delft e la realizzazione di ex libris, francobolli, manifesti, ecc. Durante la guerra riduce la creazione a poche opere, ma immagina comunque la serie dei Rettili. E nel 1945 continua le opere teatrali derivate da Metamorfosi. La fine della guerra gli offre il gusto per il lavoro e l’invenzione. Nel 1947 concepisce Autre monde e, un anno dopo, Mains qui dessinent. La Fondazione VAEVO stampa una selezione delle sue opere in quattrocento copie per le scuole olandesi.

Nel 1951 importanti riviste, come Time, Life e The Studio lo elogiano. Nel 1953 crea Relativity e nel 1954 lo Stelijk Museum di Amsterdam gli dedica un’importante retrospettiva mentre, alla Whyte Gallery di Whashington, espone da ottobre a novembre.

Escher sviluppa sempre più relazioni con i matematici. Nel 1958 crea Monter et descendre, Cascade, Belvédère; nello stesso anno pubblica Division Regular du Plan. Dall’inizio degli anni sessanta il suo successo diventa notevole. Citato in importanti riviste scientifiche come Scientific American, nel 1968 il Gemeentemuseum dell’Aia dedica a Esher una grande mostra. Nel 1971J. L. Locher scrive un libro sul suo lavoro e l’anno successivo Escher muore, lasciando dietro di sé duemila disegni e quattrocentocinquanta opere.

Ancora oggi, Escher è uno degli artisti più popolari. Naturalmente, le sue creazioni geometriche, interessanti e curiose, sono le più apprezzate. Escher è stato capace di generare paesaggi singolari e molto personali, che attirano il pubblico. La notevole mostra al Mudec di Milano, aperta fino all’8 febbraio 2026, ci permette di comprendere la sorprendente carriera di quest’uomo eccezionale che aveva qualità tecniche oltre a quelle artistiche, ma che regolarmente falliva non appena cercava di affrontare una nuova tecnica (spesso più facile dell’incisione su legno).

Il visitatore può comprendere la sorprendente evoluzione di Escher, che non ha mai smesso di forgiare nuove composizioni geometriche in grado di sedurre chi le scopriva. È anche vero che la nascita dell’Op Art è stata decisiva per la sua reputazione.

La mostra al Mudec dovrebbe attirare tutti coloro che hanno ammirato le sue innumerevoli composizioni, opere che hanno costruito un ponte tra arte e matematica, senza mai tenere un discorso soffocante sulla questione. Ma Escher è stato anche in grado di integrare forme di animaix utilizzando un efficiente sistema di ripetizione. Insomma, il suo approccio può non piacere, ma non si può negare il suo bizzarro talento.

M. C. Escher, tra Arte e Scienza, a cura di C. Bartocci, P. Branca, C. Salsi, con la partecipazione di S. Balbiani, 24 Ore Cultura, 254 p., 34 euro.