A Milano un Man Ray un po’ mutilato

A Milano un Man Ray un po’ mutilato
Man Ray, immagine dell'autore
Fino all’11 gennaio 2026, mostra di Man Ray a Palazzo Reale, a Milano
Dalla grafica a Dada

Emmanuel Radnitzky nacque a Filadelfia nel 1890. Le biografie dicono delle sue origini russe ma raramente della sua appartenenza ad una famiglia ebrea. C’è da dire che lui stesso non alludeva alle sue origini. Studiò a New York dove peraltro rifiutò una borsa di studio per seguire corsi di architettura.

Dal 1908 lavorò nel mondo della pubblicità e della grafica. Quattro anni dopo, adottò lo pseudonimo di Man Ray (Manny era il suo soprannome da bambino). Acquistò la sua prima macchina fotografica nel 1914. Un anno dopo, un caro amico collezionista, Conrad Arensberg, lo presentò a Marcel Duchamp. I tre fondarono la Society of Independent Artists. Formarono un piccolo gruppo dadaista a New York. Fu nel 1919 che realizzò i suoi primi aerografi. Pubblicarono una rivista chiamata New York Dada che ebbe un solo numero. Concluse che New York non era adatta per il dadaismo.

L’artista decise quindi di inviare le opere Donna e Uomo per essere incluso nella mostra Dada a Parigi dove si trasferisce nel 1921, quando Duchamp torna in patria. Là frequenta la ristretta cerchia dadaista, tra cui André Breton e Philippe Soupault, presso la cui libreria (Librairie Six) presenta la sua prima mostra. Riscuote un certo successo e comincia a guadagnarsi da vivere con i ritratti. Incontra Gertrude Stein, Jean Cocteau, James Joyce, Kiki de Montparnasse che sarà una delle sue modelle. Realizza un cortometraggio, apre uno studio in rue Campagne-Première. Avvia  i suoi fotogrammi, le cosidette rayografie. Ne pubblica diverse sulla rivista Feuilles libres.

Man Ray e i Surrealisti

Man Ray fa parte del gruppo surrealista sin dalla sua creazione. Nel 1924, la rivista Littérature pubblica la sua fotografia Le Violon d’Ingres. Robert Desnos scrive un articolo su di lui su Paris Journal. É presente alla Mostra di Arti Decorative nella sezione moda e partecipa alla prima mostra surrealista alla galleria Pierre. Lavora per Vogue in Francia e negli Stati Uniti.

Nel 1925 pubblica Porte in rivolta, in cui riproduce dieci collage degli anni 1916-1917. Espone alla Surrealist Gallery, ma al Brooklyn Museum di New York presenta le sue rayografie. Si reca a New York nel 1927 per la mostra “Recent Paintings and Recent Compositions” alla Daniel Gallery. Nel 1928 Collabora con la rivista Vu e  partecipa alla mostra surrealista di Parigi presso la galleria Au sacre du printemps. Nel 1929 Illustra le poesie erotiche di Louis Aragon e Benjamin Péret, ma il volume viene censurato. Lo stesso anno realizza anche un film documentario, Les Mystères du château de dé, ispirato a Mallarmé.

Le retrospettive

Tra le retrospettive a lui dedicate: a Rotterdam e al Musée d’art moderne di Parigi commissionata da Charles de Noailles. Poi una mostra personale all’Art Club di Chicago, col titolo “Photographic Compostion”.

Georges Ribemont-Dessaignes gli dedica uno studio monografico mentre lui pubblica un album pubblicitario per la Compagnie Parisienne de Distribution de l’Electricité. É  presente alla mostra surrealista di New York nel 1932. L’anno dopo, Nel 1933 scrive per la rivista Minotauro un articolo intitolato “L’età della luce”.

Nel 1934 pubblica Photographs by Man Ray e, con Paul Éluard, Facile (GLM, 1935). Il suo lavoro è incluso nella mostra Surrealista a Londra e nelle mostre “Cubist and Abstract” e “Fantastic, Dada Surrealism” al Museum of Modern Art di New York.

Nel 1937 pubblica Les Mains libres, in concomitanza con la sua mostra alla galleria Jeanne Bucer. Gira il cortometraggio La Garoupe. É parte della mostra “Tre pittori surrealisti”, con Magritte e Tanguy, al Museo di Belle Arti di Bruxelles, con prefazione di André Breton (La fotografia non è arte). All’Esposizione Internazionale Surrealista, alla galleria Beaux-Arts (1938) fotografa tutti i modelli.

Nel 1940 va  a Lisbona e poi negli Stati Uniti. A Hollywood, dove vive, si dedica alla pittura e ai multipli, ma nel 1951 torna Parigi, con studio in rue Férou. Dipingerà temi naturalistici fino al 1960. Sarà insignito della medaglia d’oro per la fotografia alla Biennale di Venezia del 1961. L’anno successivo mostra alla Bibliothèque Nationale de Paris. Nel 1963 viene pubblicata la sua autobiografia. Muore a Parigi il 18 novembre 1978.

Questa mostra al Palazzo Reale di Milano è molto ricca, ma non comprende tutto il lavoro di Man Ray. Non ci sono i suoi lavori sperimentali (solo una stanza). L’attenzione dei curatori si è concentrata sui ritratti e i nudi.  D’altra parte, ha immortalato i suoi amici surrealisti: André Breton, Paul Eluard, Marcel Duchamp, Joan Mirò, per non parlare di Tristan Tzara, Virginia Woolf, Gertrude Stein, Giorgio de Chirico, Francis Picabia, Alberto Giacometti, e altri.

Ben presenti i suoi suoi modelli, come Lee Miller con cui ha avuto una lunga relazione, e poi Meret Oppenheim, Rush Eluard, Kiki de Montparnasss e Juliet che è stata la sua ultima moglie. La sua ricerca estetica è spesso confusa con i suoi interessi sentimentali. In ogni caso, si tratta di un evento memorabile che ci permette di farci un’idea precisa dell’arte di Man Ray nell’ambito della fotografia.

Man Ray, Forme di luce, Palazzo Reale, Milano, fino all’11 gennaio 2026.

Catalogo bilingue, a cura di Pierre-Yves Butzabach & Robert Rocca, Silvana Editoriale, 246 p., 35 euro.