Un panorama Photo Poche

Louis Stettner, Autoritratto a 15 anni

Qualche anno fa, Éditions Actes Sud ha creato a Parigi una bellissima collezione dedicata alla fotografia fin dalle sue origini chiamata Photo Poche. Ci fa riscoprire i grandi nomi che ne hanno segnato la storia, ma anche giovani talenti e grandi tendenze o specificità nazionali. Ora ci sono più di centottanta titoli. Ecco tre titoli di quest’anno.

La fotografia realista di Louis Stettner su Photo Poche

Il volume su Louis Stettner (1922-2016). Nacque a New York, nel quartiere di Brooklyn, da una famiglia ebrea dell’Europa centrale. Un parente gli  regalò una macchina fotografica da cui non si separò mai. Dopo gli studi, cercò di catturare la cruda realtà con l’interesse a catturare un paradosso, tra la banalità del soggetto e una certa stranezza. Durante la guerra, mise il suo talento di fotografo al servizio dell’esercito. Finita la guerra, continuò la sua singolare esplorazione delle strade di New York prediligendo la metropolitana. Nel 1947 si recò in Francia.

Profondamente realista, ma spesso si è impegnato a dare una svolta singolare ai suoi scatti che sono di una profonda stranezza, ma senza eccessi. Non trasforma la realtà dei suoi scatti, ma a volte dà ad essi delle inaspettate virate linguistiche. Il suo realismo è il più delle volte una ricerca di ciò che si nasconde nelle scene più banali della vita quotidiana.

Louis Stettner, a cura di Virginie Chardin, Photo Poche, Actes Sud, 144 p., 14,50 euro.

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Palermo e l’obiettivo di Letizia Battaglia

Letizia Battaglia (1935-2022) ha voluto testimoniare la vita della sua città natale, Palermo, e le sue tragedie endemiche causate dall’onnipresenza della mafia. La sua vocazione è arrivata tardi, quando le è stata regalata una macchina fotografica. Si è appassionata alle risorse che questo strumento le ha dato. Ha scelto di concentrarsi sulla vita sociale della sua città natale e, in particolare, sulle attività criminali.

Anche se è andata a vivere nel nord Italia, non ha mai smesso di tornare a documentare attraverso le immagini il dramma quotidiano nella sua città, dramma  che non smette mai di affliggerla. L’assassinio del giudice Giovanni Falcone la convinse a cessare la sua attività. Ha sempre inteso testimoniare questa tragedia che si consuma quotidianamente e che è stata all’origine di una mitologia sanguinaria. Spesso si comportava come una giornalista. Ha certamente collaborato con i giornali locali, ma si è costruita una grande reputazione come testimone della guerra permanente tra i clan e un sistema giudiziario che è stato a lungo impotente.

La realtà senza sensazionalismi

Ha cercato di mettere in luce la violenza che non cessa di insanguinare la città. Ha messo tutta la sua energia nel mostrare questa verità dura e permanente. Questo le è valso un premio e un riconoscimento che va oltre i confini dell’Italia. Le sue fotografie non cercano il sensazionalismo, ma non mascherano mai la brutale realtà della violenza che è insita nelle attività criminali della mafia. Questa raccolta fornisce un’idea molto dura e spietata di questa realtà mortale delle attività criminali che la affliggono. Si tratta di un documento prezioso per capire cosa c’è in gioco in questo territorio che non è stato in grado di vedere una fine definitiva di questa situazione. Una mostra del suo lavoro è presentata ad Arles fino al 5 ottobre.

 Letizia Battaglia, a cura di Walter Guadagnini, Photo Poche, Actes Sud, 144 p., 14,50 euro.

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iI ricco volume di Photo Poche sulla fotografia brasiliana

Sappiamo poco dell’arte moderna brasiliana, e lo stesso vale per la fotografia che si è sviluppata lì. Un ricco volume della collezione Photo Poche ci fa scoprire la sua migliore espressione. Non si può fare a meno di rimanere colpiti dalla sua varietà e ricchezza. Il fotogiornalismo che si è sviluppato lì è notevole. Dalla semplice registrazione dei paesaggi e degli abitanti alle sue attività agricole e industriali, ma anche le sue feste e la vita quotidiana nelle città e nelle campagne, i migliori di questi osservatori della sua realtà contrastante ci offrono i mezzi per scoprirne gli aspetti più significiativi.

Molti fotografi hanno fatto della loro missione quella di documentare la vita dei brasiliani senza di essa. Altri hanno avuto un approccio più formalista, mettendo in risalto edifici o paesaggi da un punto di vista estetico, ma che sono comunque un mezzo per rivelare la loro verità al minimo pittoresco, sia al lavoro che nel tempo libero. Una minoranza di loro ebbe finalmente una visione completamente plastica, componendo veri e propri dipinti a partire dalle strutture di edifici industriali o urbani. Questa antologia è ovviamente piuttosto piccola, data l’immensità di questo paese che presenta innumerevoli e impressionanti contrasti. In ogni caso, questo volume ci introduce in modo intelligente alla fotografia modernista dall’inizio del secolo scorso ai giorni nostri.

Brazilian Modernist Photography, a cura di Héloïse Costa & Marcella Legrand Marer, Photo Poche, Actes Sud, 216 p., 19,50 euro.