
La vita di Umberto Orsini si è sempre intrecciata con il teatro, in un continuo viaggiare che lo ha reso un vero nomade dell’arte scenica. Nato nel 1934 a Novara, Orsini ha fatto della scena la sua dimora, trovando nel palcoscenico il luogo dove esprimere se stesso. E dal Piccolo Teatro Grassi – Teatro d’Europa, in “Prima del Temporale” condivide con il pubblico i passaggi fondamentali di una carriera eccezionalmente variegata e longeva, sotto la guida di Massimo Popolizio che si rivela anche eccezionale e sensibile regista.
Dalle nebbie di Novara ai riflettori di Roma
Novara, la città della cupola di San Gaudenzio e del suggestivo Broletto, rappresenta il punto di partenza di questo viaggio umano e artistico. È una città dal carattere austero, vicina a Milano e quindi inevitabilmente attratta dal suo fermento. Ma Orsini, giovane e determinato, decide di lasciare la nebbia piemontese per inseguire il sogno di una vita, quella sulle scene. Nel settembre del 1955, con sole ventimila lire in tasca, approda a Roma, la città eterna, simbolo di speranza e possibilità per tanti giovani artisti.
Come accade spesso agli aspiranti attori, anche Orsini inizia sbarcando il lunario con piccoli lavori, finché riesce a entrare all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico. Il suo ingresso è segnato da un episodio curioso: grazie a una “provvidenziale” infezione da herpes labiale, la sua interpretazione di un brano da “L’uomo dal fiore in bocca” di Luigi Pirandello risulta più intensa e credibile, dando il via a un percorso di studi che lo porterà a condividere l’aula con compagni di corso che, come lui, diventeranno protagonisti della scena.
Amici e colleghi
Con qualcuno di essi nasceranno legami profondi, come con Corrado Pani, l’amico di sempre e collega in tante produzioni teatrali, troppo giovane per lasciare l’amico Umberto a settantuno anni. Insieme calcano i palchi dei grandi teatri di una Roma quasi fiabesca, come l’Eliseo e il Valle, e d’Italia, conoscendone ogni segreto e ogni morbida poltrona in velluto.
Sono gli anni Sessanta, un decennio di successi e nuove opportunità: la televisione si affianca al teatro, i romanzi sceneggiati arricchiscono la sua esperienza, e il cinema lo vede diretto da maestri come Luchino Visconti (“La caduta degli dei” del 1969 e “Ludwig” del 1973). Le collaborazioni artistiche con Visconti sono molte, fra cui vari testi di Giovanni Testori del quale, nel centenario della nascita (2023), Orsini al Piccolo Teatro Strehler legge pagine tratte dal libro “Luchino”, biografia ritrovata di Visconti edita da Feltrinelli.
Gli anni Sessanta e Settanta sono quelli in cui Orsini incontra e lavora con figure iconiche del panorama teatrale e cinematografico, dalle gemelle Kessler a Rossella Falk, da Valentina Cortese a Virna Lisi; alcune di queste collaborazioni si trasformano in legami affettivi importanti.
Una vita tra arte e realtà
La parabola straordinaria di Orsini, attore e uomo, viene raccontata dallo stesso protagonista in “Prima del Temporale”, singolare lavoro nel quale la regola dell’attore di “entrare nel personaggio dall’interno” si annulla: qui Orsini è già dentro il personaggio, è personaggio e interprete, forte di una storia vera, vissuta in prima persona.
Il testo, pur evocando un passato carico di nostalgia, evita la trappola della malinconia grazie alla sapiente regia di Popolizio che trasforma la storia, inevitabilmente densa di memorie, in un caleidoscopico ritratto dell’attore che appare saldamente ancorato al presente senza rinnegare nulla del passato.
Tra passato e presente
Lo spettacolo si apre con l’attore Orsini che si trova nel camerino, in attesa dell’ultima replica di “Temporale”, dramma da camera di August Strindberg. Rimanda l’entrata in scena, lasciandosi attraversare dai ricordi, fino a raggiungere il presente. La vita dell’attore, costantemente in tournée e animata da una passione indomabile per il teatro, non è fatta solo di trionfi e lussi, ma anche di sacrifici e momenti meno luminosi. Tuttavia, per Orsini, il palcoscenico resta il luogo dove la vita continua a pulsare intensamente.
Dedizione, metodo e passione
La drammaturgia è costruita su misura per Orsini, offrendo numerosi spunti di riflessione sulla figura dell’attore. Emergono la dedizione al mestiere, la disciplina, e quei metodi personali che si affinano nel corso di anni di studio e di fatica. Popolizio e Orsini si immergono l’uno nell’altro, dando vita a un racconto che ha molto dell’autenticità di un diario segreto condiviso con il pubblico.
La scenografia è essenziale; i giochi di luce e le proiezioni di video d’epoca trasportano il pubblico in un viaggio temporale capace di avvicinare anche i più giovani. La regia di Massimo Popolizio rende Umberto Orsini una fantasmagoria di esperienze, un testimone prezioso di un’epoca che pochi possono oggi raccontare.
Immersi nella vita di Umberto Orsini
Scenografia, luci ed effetti visivi, trasformano “Prima del Temporale” in un esempio di teatro “immersivo”. Un’immersione insolita, dentro la carriera di un attore che ha vissuto il teatro come casa e come specchio del tempo che scorre. Il tempo che avanza inesorabile e che dona al mestiere dell’attore la dimensione dell’attesa, della riflessione, della sospensione. Come accade prima di un temporale.
Prima del Temporale
da un’idea di Umberto Orsini e Massimo Popolizio
con Umberto Orsini
e con Flavio Francucci e Diamara Ferrero
regia Massimo Popolizio
scene Marco Rossi e Francesca Sgariboldi
costumi Gianluca Sbicca
video Lorenzo Letizia
luci Carlo Pediani
suono Alessandro Saviozzi
assistente alla regia Mario Scandale
produzione Compagnia Orsini







