
Testori e la poesia
Nel 1970 Giovanni Testori (1923-1993) scrive una raccolta di poesie intitolata “Per sempre”. Il pensiero poetico del poliedrico scrittore, giornalista, critico d’arte, drammaturgo di Novate Milanese è ispirato da un uomo, conosciuto grazie ad amici comuni nel 1958, di quindici anni più giovane di lui: Alain Toubas (1938-2021) parigino, che sarà l’amato compagno di vita fino al 1971 e tale rimarrà anche dopo la separazione fra i due.
Dal 1959 al 1962, anno del termine della leva del francese in Algeria, Testori e Toubas intrattengono una serrata corrispondenza epistolare testimoniata da oltre duemila lettere che Testori raccoglie in due fascicoli – in uno le lettere inviate a Toubas, nell’altro quelle ricevute – lettere acquistate, in seguito, dall’Associazione Giovanni Testori.
L’intero materiale epistolare, scritto in lingua francese, documenta l’amore profondo fra le due anime, sia nella versione aulica e sentimentale che in quella passionale e carnale. E fornisce molti elementi poetici che Testori fa poi confluire nelle raccolte di poesie.
Il Testori di Alessandro Bandini
È Alessandro Bandini (1995), con Ugo Fiore, a dare vita al suo Testori interpretandolo, sul palco, nel lavoro che porta il titolo della raccolta di poesie del 1970, “Per sempre”, una produzione LAC Lugano Arte e Cultura, dove ha debuttato il 22 ottobre scorso, coprodotta dal Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa.
La struttura drammaturgica di “Per sempre” si fonda sull’intenso scambio epistolare tra Testori e Toubas, tradotto dal francese: le lettere dell’autore vengono scomposte e riassemblate per dar vita a un racconto che, pur alternando diversi momenti temporali, costruisce un mosaico dalla struttura coerente e ricco di sfumature emotive.
Optando per una messa in scena ridotta all’essenziale — con la sola sua figura sul palco e un monitor che indica le date delle lettere — Bandini intensifica il coinvolgimento del pubblico, mettendo in risalto sia la cura nella recitazione sia la potenza espressiva del testo.
Il suo costume, composto da pantaloni corti, calze al ginocchio, calzature stringate e giacca chiara, contribuisce a restituire un’immagine inedita di Testori: non più solo l’intellettuale vicino al cattolicesimo, ma un uomo completamente travolto dalla passione e dal desiderio, che trova nella scrittura l’unico sollievo all’assenza dell’amato. Bandini, con la sua interpretazione intensa e autentica, evita qualsiasi compiacimento, trasformando anche i passi più espliciti in potenti invocazioni d’amore.
Dolore e amore, “I Trionfi”
Gli oltre dodicimila versi de “I Trionfi” trasudano anch’essi di amore e dolore, ma non sono dedicati a Toubas. Alessandro Bandini li intreccia all’intelaiatura drammaturgica di “Per sempre”, creando un dialogo serrato tra le parole delle lettere e la voce poetica di Testori.
Così, nel tessuto dello spettacolo, risuonano versi come “Tu sei la mia vita, e in te vivo il mio trionfo e il mio tormento”, oppure “Nel tuo nome trova pace ogni mio affanno, e ogni mia gioia fiorisce dal tuo sguardo”, liriche potenti che testimoniano la dedizione assoluta. Bandini lascia emergere la “parola che si fa corpo” e l’accesa passionalità di “I Trionfi”, dove “l’amore è un pane che non sazia mai, ma nutre di sé fino all’ultimo respiro”.
“Per sempre” è un lavoro nel quale Alessandro Bandini non si limita a restituire fedelmente il contenuto delle lettere, ma crea un vero e proprio puzzle emotivo, in cui si percepisce la straziante mancanza e l’insopprimibile bisogno di vicinanza. Il risultato è una rappresentazione credibile della forza universale dell’amore e della potenza della parola.






