L’arte totale di Łukasz Twarkowsky, “Oracle” al Festival Presente Indicativo del Piccolo

L'arte totale di Lukasz Twarkowsky.
"Oracle" di Lukasz Twarkowsky. Foto di Marko Rass, courtesy Piccolo Teatro di Milano-Teatro d'Europa

Il teatro come un esperimento sociale. Così la pensa Tiago Rodriguez che da dieci anni porta in scena il suo primo spettacolo intitolato By heart. In esso fonde la costruzione drammaturgica con l’adattamento alle esigenze del pubblico sul palco.

Con Łukasz Twarkowsky, invece, il teatro si trasforma in un’esperienza artistica totalizzante, capace di coinvolgere ogni senso e ogni emozione dello spettatore. Ne dà prova anche al Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa, e precisamente nell’ambito della terza edizione del Festival Internazionale Presente Indicativo, che quest’anno prende il titolo di Milano Crocevia.

L’arte totale di Twarkowsky e le sue creazioni monumentali

Il regista polacco, giovane e dotato di un talento immaginifico tipico di un artista visivo a tutto tondo, catapulta il pubblico di tutte le età in una straordinaria macchina scenica che, fino ad ora, solo lui è stato in grado di portare all’interno dei teatri. Le sue creazioni “monumentali” richiedono spazi vastissimi, teatri con palchi e prosceni profondi. Twarkowsky non si limita a rappresentare la realtà, ma di essa ci dà un’iper-versione. L’espediente principale è la rappresentazione plurale: un teatro tradizionale arricchito dall’introduzione di linguaggi e strumenti avanzati mutuati dall’arte visiva, parente stretta dell’arte totale.

La narrazione e le radici nella realtà

Il regista è capace di narrare una storia che affonda radici nella realtà e trasformarla in materiale plasmabile, dalle forme sceniche ai contenuti ai contorni plastici. Lo ha dimostrato pienamente sia nel caso del precedente Rohtko presentato lo scorso anno al Piccolo Teatro Strehler – Teatro d’Europa, sia nell’ultimo lavoro Oracle.

Oracle, tra Storia e Scienza

Oracle affronta temi attuali. Parte da Alan Turing, il matematico inglese che decrittò Enigma, fino ad arrivare all’Artificial Intelligence. Passa poi all’attrice austriaca Hedwig Eva Maria Kiesler, in arte Hedy Lamarr, che indossa l’iconico costume di scena con stelle e ali del film del 1941 Ziegfeld Girl (in italiano Le fanciulle delle follie). É meno conosciuta quale inventrice, insieme al compositore d’avanguardia George Antheil, polacco di nascita e naturalizzato americano del sistema FHSS (Frequency Hopping Spread Spectrum o salto di frequenza). Questo avrebbe consentito alla marina militare americana di guidare via radio i siluri sottomarini ed è la base per le moderne reti wi-fi.

L’attrice austriaca, in Oracle, assume un ruolo che sta a metà tra fata e Cassandra. La drammaturgia la trasforma in un personaggio bizzarro, immerso in una dimensione onirica, protagonista di sogni rivolti al futuro.

La struttura drammaturgica e la trasformazione degli attori

Dopo Rohtko, debole sotto l’aspetto drammaturgico, Łukasz Twarkowsky con Oracle dimostra di compiere un salto di qualità costruendo un lavoro solido e strutturato dal punto di vista narrativo, caratterizzato da imprevedibili cambi di registro, soprattutto nella parte finale, dove gli attori compiono una svolta semantica trasformando i propri corpi da interpreti in danzatori. I movimenti coreografici, affidati a Pawel Sakowicz, conferiscono ai corpi un segno nuovo: il ritmo delle parole si fa azione e danza che si evolvono in modo continuo e reiterato. Si colgono anche effetti di rallentamento e attraversamento della complessa architettura scenografica, con l’incalzante e fragoroso sonoro firmato da Julek Ploski. Come a ricordare che la Storia è un flusso continuo di cicli, che tornano.

In questo contesto, l’integrazione tra danza, scenografia e sonoro esprime appieno il concetto di arte totale: ogni elemento scenico partecipa alla creazione di un’esperienza immersiva e multisensoriale.

Un coacervo di linguaggi e tecniche, ancora arte totale

Oracle è un coacervo di drammaturgie che si incastrano fino alla completa fusione di testo, immagini, luci, suoni, coreografie, riprese dal vivo in piano sequenza. Talune curiose soggettive restituiscono visioni alternative rispetto alla simultanea recitazione sul palco. Tutto si riflette in un’opera difficilmente etichettabile. Non si tratta di teatro nel senso tradizionale del termine, perché i codici e i linguaggi impiegati (con estrema abilità) sono molteplici, pur mantenendo un registro narrativo lineare. E sarebbe riduttivo chiamarlo videoteatro o live-cinema.

Twarkowsky sembra appartenere all’arte visiva, per l’utilizzo di forme espressive molteplici (azione sul palco e simultanea ripresa video con effetti bianco/nero o Realtà Aumentata). Inoltre, l’esito drammaturgico si moltiplica, sia per la facilità con cui fonde “materiale umano” e tecnologico, sia per le tecniche di video scenografia avanzate. Chiaro, col contributo, altamente professionale, dei tecnici. Ed è per questo che i suoi lavori sono, come si direbbe oggi, “un’esperienza” di arte totale, che amplia lo spazio fisico e temporale nel quale gli attori agiscono e produce un duplice coinvolgimento dello spettatore, sull’insieme e sui dettagli.

Un lavoro di squadra

Le capacità umane sono fondamentali per la riuscita di Oracle. I tecnici in scena hanno gestito una scenografia complessa fatta di grandi “scatole”, tipiche anche di Rohtko. In scena anche video maker con handycam e molti tecnici che hanno lavorato in perfetta sincronia. Hanno spostato, costruito, decostruito, aperto e chiuso gli ambienti pedana rotante dimostrando che ogni professionalità è essenziale per il risultato finale.

La complessità della messa in scena

Molto lavoro anche per gli attori, che recitano in lingue diverse (lettone, inglese, cinese, lituano) e le cui azioni sono costantemente riprodotte sugli enormi schermi semoventi posti su tutto il perimetro del palco. Per gli attori l’attenzione non è solo ai tempi di entrata e uscita (peraltro complicati dalla rotazione di ogni scena sulla pedana), ma anche alle riprese video sui grandi schermi che non consentono errori. Ancora una conferma di arte totale.

Temi sociali e attualità

Alan Turing, Enigma e la contemporanea Intelligenza Artificiale costituiscono il fulcro di questo impressionante lavoro di Łukasz Twarkowsky. Ma non vanno trascurati gli elementi di denuncia sociale, come l’isolamento subito dal matematico inglese una volta resa nota la sua omosessualità. Il 1941 è un tempo lontanissimo considerando l’enorme progresso scientifico, ma non sembra esserlo riguardo allo scarso avanzamento dell’umanità nell’accettazione dell’altro, del diverso, dello sconosciuto, dell’imprendibile, dell’incomprensibile.

Così Twarkowsky porta in scena anche l’anno 2023, quello del Global Summit sull’AI, e un uomo dai tratti cinesi, sicuro e arrogante, che annuncia una prossima “schiavitù”. Ecco, l’oracolo contemporaneo, emblema di un’arte totale che riflette sulle inquietudini e sulle contraddizioni della nostra epoca.

ORACLE
PRIMA ITALIANA – Piccolo Teatro Strehler – Teatro d’Europa –
23 – 24 maggio 2026
testo e drammaturgia Anka Herbut
regia Łukasz Twarkowski
con Madara Viļčuka, Mārtiņš Meiers, Juris Bartkevičs, Artūrs Skrastiņš, Vita Vārpiņa, Kaspars Dumburs, Ilze Ķuzule-Skrastiņa, Nelė Savičenko, Katarzyna Osipuk, Klāvs Kristaps Košins, Rytis Saladžius, Xiaochen Wang
scene e progetto luci Fabien Lédé
costumi Svenja Gassen
coreografie e collaborazione artistica Pawel Sakowicz
musiche Julek Ploski, video e digital media designer Jakub Lech
produzione Dailes Theater, New Error
in coproduzione con Ruhrtriennale, Comédie de Genève, Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa, De Singel Antwerp, Adam Mickiewicz Institute
con il supporto del Ministero della Cultura e del Patrimonio Nazionale della Repubblica di Polonia
partner per l’innovazione LMT (Latvijas Mobilais telefons)