La danza delle donne

La danza delle donne
"Diversion Of Angel", Martha Graham Dance Company. Ph: ©Rolando Paolo Guerzoni. Courtesy Teatro Comunale di Modena Pavarotti-Freni

La danza e le “cattive ragazze”

Le brave ragazze vanno in Paradiso, le cattive dappertutto: è il titolo di un libro fortunato, della psicologa tedesca Ute Ehrhardt, uscito nel 1994, diventato slogan di battaglia. Vale anche per le danzatrici-performer, e ben prima di quell’ultima decade dello scorso millennio. Basta con l’arrendevolezza e la secondarietà imposte come obbligo imprescindibile della femminilità. Basta con la danza che sarebbe “naturalmente” femminile, ai fini di seduzione sull’uomo, al quale invece sono riservati forza, virtuosismo, prestazione ginnica e, caso mai, il ruolo leader nel ballo.

Il Novecento, la danza arte assente

Performer e coreografe ribelli agli schemi hanno punteggiato il Novecento della danza d’arte, osando ambire al ruolo di grandi personalità creative, alla pari con pittori, scultori, musicisti, scienziati. L’arte del corpo – e dell’anima – non è da meno di altre, superando l’antica divisione medioevale tra quelle del trivio, grammatica, retorica, dialettica, e del quadrivio, aritmetica, geometria, astronomia e musica. La danza, che dialoga con geometria e musica, era assente.

L’arte del corpo, le regole scritte da uomini

La sua messa al bando, del resto, risale al religioso timore che il corpo peccaminoso delle donne incuteva nei Padri della Chiesa; la sensualità femminile, che la danza emana agli occhi dei maschi, è moralmente destabilizzante, a meno di governarla e ritualizzarla nelle forme rappresentative classiche nate per le Corti, in Occidente e in Oriente. L’ordine regna in virtù delle leggi scritte dagli uomini; furono trattatisti italiani, uomini, a dare origine alle regole del balletto accademico, dove far brillare le ballerine, per occhi di Re e Regine.

Le ave, “cattive ragazze” della danza

Le cattive ragazze della danza moderna, in America e in Europa, nel Novecento si sono date invece i loro strumenti per portare il proprio corpo in performance a nuove società, democratiche o meno, inventando la loro arte, anzitutto prima in solitaria, o tra di loro.

Martha Graham

Dagli USA è emersa la figura-faro di Martha Graham, che Howard Gardner ha inserito nel suo saggio Intelligenze creative, accanto a uomini che hanno fatto la storia e la cultura: Creating Minds: An Anatomy of Creativity Seen Through the Lives of Freud, Einstein, Picasso, Stravinsky, Eliot, Graham, and Ghandi.

Con le sue coreografie Martha ha saputo costruire una tradizione per la modernità, portando in tutto il pianeta la donna-artista del Nuovo Mondo e la sua opera. La sua compagnia che ne coltiva la memoria e compie ormai cento anni, nel tour che ha toccato anche l’Italia, ha mostrato la potenza del suo messaggio con lavori che indagano nella psiche-labirinto (Errand into the Maze), nella tragedia, nel cuore femminile (Diversion of Angels), e che si schierano senza riserve contro la guerra.

La danza delle donne
“Diversion Of Angel”, Martha Graham Dance Company. Ph: ©Rolando Paolo Guerzoni. Courtesy Teatro Comunale di Modena Pavarotti-Freni

Martha inventò anche una immagine virile moderna per l’uomo danzante, con salti potenti e linee nette. Le donne, più espressive, non sono da meno nei suoi capolavori, quanto ad atletismo.

La direttrice Janet Elber si mantiene fedele al lascito di Martha, aprendo pure a nuovi lavori di nuovi autori, come nel caso di We the People di Jamar Roberts, che viene dal cenacolo del grande maestro afroamericano Alvin Ailey, dove è autore residente, con la musica soul-country di Rhiannon Giddens, cantante, musicista, compositrice, vincitrice di Grammy e Pulitzer (in concerto a Milano ha interpretato Vedrai, vedrai di Luigi Tenco): una tribù multietnica in color jeans di strepitosa coesione e bravura per un pezzo che celebra con sapienza e con gioia l’arte del corpo globale significante.

L’instancabile centenaria danzatrice ungherese

Dal cuore dell’Europa è arrivata in Italia Susanna Egri, ungherese, figlia dell’allenatore-innovatore del Torino Calcio Ernö Egri Erbstein, morto nel tragico incidente del 1949 nello schianto dell’aereo della squadra contro la collina di Superga.

Susanna ha compiuto in febbraio cento anni tondi e ogni mattina impartisce la sua lezione di danza classico-moderna nella propria scuola.

In omaggio alla sua opera instancabile – come quella di tutte le donne della danza che ha cambiato il secolo passato – verrà rimontata la sua creazione, Jeux (Les jeux des sports, le jeux de l’amour) sul tennis, remake datato 1979 del famoso trio creato nel 1913 da Vaslav Nijinsky.

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Susanna Egri in “Jeux” di Vaslav Nijinsky. Frame da https://www.youtube.com/watch?v=Cne6E3z1M3Y&t=11s

La danza e le sorelle Berkman 

Bella Markman, nata a Kiev nel 1899 da famiglia di artisti, sposata con l’ufficiale austro-ungarico Egon Hutter a Odessa, scomparsa nel 1985 a Torino, la città dove aveva fatto parte del cenacolo artistico avant-garde del mecenate Riccardo Gualino e di sua moglie Cesarina, pure danzatrice, così come la sorella Raja Markman, ritratta da Felice Casorati e come la moglie del pittore stesso, Dafne Casorati.

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“Raja” di Felice Casorati Raja, 1924-1925, tempera su tavola, 120 x 100 cm. Collezione privata. Ph. https://www.palazzorealemilano.it

Là dove Bella aveva insegnato danza moderna fino a 80 danni, ecco ora per lei il riconoscimento dell’intitolazione, ancora rara per le donne, di uno spazio pubblico, un’area giochi all’interno dell’aiuola Balbo di via Cavour.

America vs Europa

Da Bogotà a The brotherhood

Alla Biennale Danza di Venezia hanno colpito duro la colombiana rivoltosa Andrea Peña con la sua “famiglia” queer nella creazione Bogotà, che non teme di toccare sacro e profano in maniera viscerale e coloratissima, e la brasiliana Carolina Bianchi con il suo gruppo Cara de Cavalo e con le sue tematiche di femminismo acuminato.

Carolina Bianchi ha presentato The Brotherhood, un pamphlet contro la violenza maschile e il patriarcato che la nutre, pièce fluviale che obbliga ad aprire gli occhi sull’ingiustizia, a partire dalla sua vita personale, passata per la droga dello stupro, fino alle logiche di potere nella cultura e nel teatro, tra ironia e tragedia.

Le danzatrici dall’Europa

Crystal Pite

Dal Canada Crystal Pite, coreografa engagée, è approdata al Royal Ballet londinese e all’Opéra de Paris, con i suoi insiemi che respirano energia e fluidità, nel fare politica con l’arte plastica.

Annabelle Lopez Ochoa e Anne Lister

Dalla Colombia via Belgio Annabelle Lopez Ochoa fa danzare le donne, l’iconica artista messicana Frida Khalo, in Broken Wings per Het Nationale Ballet in Olanda, e Anne Lister, ricca diarista inglese, notoriamente lesbica, in Genleman Jack per il Northern Ballet di Leeds.

Sasha Waltz e Anne Teresa De Keersmaeker

Da Berlino è Sasha Waltz e da Bruxelles è Anne Teresa De Keersmaeker a rispondere sulle euro-sponde con lavori che portano in sé lo spirito dei tempi: Sasha con il suo gruppo di Guests è in tour con Beethoven 7, dove affronta impavidamente la grande musica colta e l’elettronica, mentre si prepara a misurarsi con Bach (Bach Cello Dance), in arrivo a Roma Europa Festival.

Anne Teresa, oltre a danzare lei stessa in Brel, con il venticinquenne Solal Mariotte, in arrivo dal breaking – una pièce de resistence e un peché de vieillesse rivendicato, osando un casto nudo, su canzoni popolari, dopo tanta musica colta – e a trasmettere il suo Grosse Fugue su Beethoven (tema la caduta) all’Opera di Roma in autunno, ripropone Rosas danst Rosas, nato nel 1983, arrivato a incarnarsi nella quinta generazione di bad girls interpreti, con gonnelle corte e scarponcini guerriglieri. Sarà a Bolzano Danza con la nuova formazione. Tra le coach, l’italiana Adriana Borriello, che fu tra le monelle al debutto.

Le nipoti della danza

Francesca Santamaria

Natalia Casorati, nipote di Felice, dirige il Festival Interplay, di Danza Contemporanea e Performing Arts, arrivato alla 26ma edizione, dove esercita un attento scouting internazionale, mettendo Torino in rete con partner di ogni altro paese. Quest’anno ospita alcune ragazze terribili, ardite, impavide, come Francesca Santamaria, che mescola la danza “alta” con quella “bassa” dei videoclip che girano nel web in Good Vibes Only (beta test), giocando di gusto con lo “scrolling” dei giovani e meno giovani sui propri cellulari e device.

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Francesca Santamaria in “Good Vibes Only (beta test)”. Ph: https://www.francescasantamaria.it/
Leïla Ka

Dalla Francia è Leïla Ka, già con la ribelle Maguy Marin nell’epocale My. B. d’après Beckett (la ripresa di questo capolavoro è in arrivo a Roma Europa Festival), a portare nel mondo le sue Maldonne cinque ragazzi e tanti abiti, con una gestualità travolgente, precisa, incisa, nel silenzio, nel respiro, nel sound di Lara Fabian e Vivaldi, Leonard Cohen (Dance me to the End of Love) e Dmitrij Dmitrievič Šostakovič.

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“Maldonne” di Leïla Ka. Ph: Andrea Macchia. Courtesy Festival Interplay, Torino
Silvia Gribaudi

La Francia dedica al Théâtre de la Ville-les Abesses un omaggio a Silvia Gribaudi, ragazza terribile e sfacciata, spiritosa e autoironica, con Suspended Chorus, un solo nel quale anche la “bruttezza” è esibita e irrisa e Amazzoni, per cinque donne tutte in nero, ma con temperamenti diversi, Marta Olivieri, Martina La Ragione, Sara Sguotti, Susannah Iheme, Vittoria Caneva. La musica-non-musica battente è di Matteo Franceschini.

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“Amazzoni” di Silvia Gribaudi. Ph: https://www.silviagribaudi.com/works_/amazzoni/

Sono indefesse, sempre al massimo regime di giri, indomite, senza tregua, tra accumulazione postmodern dei movimenti ed espressionismo dei sentimenti, con un repeat nella drammaturgia tra inizio e finale, e con un intermezzo solistico di ameno sfogo del desiderio erotico femminile più esplicito.

Diverte un elenco delle parole che comunemente si usano per disprezzare l’altra metà del cielo, oltre a un cenno alla maternità delle artiste: abbassare l’applauso per non svegliare il/la bebé dietro le quinte.

Dopo R.osa per una magnifica ragazza sovrappeso e Graces, per tre “grazie-bellezze” al maschile con Silvia stessa a fare da contrasto, la “clownessa” piemontese ha conquistato le scene europee.

Clara Furey

Dal fronte canadese Unarmoured di Clara Furey, artista attivista, muove i corpi maschili e femminili, multi-origine, in chiave queer lanciandoli in onde travolgenti del bacino in oscillazione virtuosistica per corpi eccitati di energia selvaggia ed “eroticismo cosmico”. Da Tanz in August a Berlino alla Lavanderia a Vapore nel torinese per il week end Spring Rolls, questa bad girl potente, travolge di emozione spericolata.

“Unarmoured” di Clara Furey. Ph: https://e-tcetera.be/clara-furey-unarmoured-kunstenfestivaldesarts/

Alleanza di corpi

L’estate dei festival nella Bella Italia conferma una “Santa Alleanza” delle ragazze creative nella nicchia coraggiosa della danza di ricerca.

Uno per tutti, il ventinovesimo Inequilibrio Festival tra Castiglioncello e Rosignano Marittimo, sulla Costa degli Etruschi, per la Fondazione Armunia, con un bel manipolo di protagoniste, oltre a Gribaudi e Santamaria, Sara Sguotti, Claudia Catarzi, Simona Bertozzi, Giovanna Velardi. Nomi forti della danza contemporanea italiana da più stagioni.

Lo sguardo femminile, tra ribellione e desiderio, abita il cartellone, mentre intanto due generazioni si sono incontrate, Raffaella Giordano, già danzatrice per Carolyn Carlson e Pina Bausch, i due Numi-donne della danza novecentesca, una californiana e l’altra tedesca, ha trasmesso a Stefania Tansini il suo Tu non mi perderai mai ispirato al Cantico dei Cantici che sarà a Venezia per il Festival Venere a settembre.

Cristina Rizzo, della prima ondata di danza nuova anni Ottanta lavora con la giovane Diana Anselmo, performer sordx bilingue in italiano e LIS, lingua dei segni.

Viola Scaglione, di seconda generazione, figlia d’arte – della ballerina classica Loredana Furno – sarà a Torino Danza in autunno con un suo solo contemporaneo, Secondo quarto di Luna.

Che dire? La donna è danza e viceversa.