Il grande silenzio, Bob Wilson e la sua eredità

Robert Wilson. Foto di Lesley Leslie-Spinks, Courtesy Piccolo Teatro di Milano - Teatro d'Europa
Quattro città per Wilson

Quattro mesi dopo la scomparsa di Robert Wilson, il pubblico torna a teatro non per assistere a una delle sue opere, ma per prendere parte a un ricordo collettivo che lui stesso aveva immaginato come un’esperienza “comunitaria”. Quattro città – New York, Parigi, Berlino e infine Milano – sono state scelte come tappe di questa commemorazione, luoghi che hanno segnato profondamente la sua carriera e che rappresentano altrettanti Paesi occidentali pronti ad accogliere la sua eredità di artista totale.

Il Piccolo Teatro Strehler – Teatro d’Europa per Milano

Il primo dicembre, al Piccolo Teatro Strehler di Milano – Teatro d’Europa, una folla eterogenea si è riunita per omaggiare il regista texano, scomparso il 31 luglio all’età di ottantatré anni. Da quel giorno, siamo privi della guida di colui che ha saputo manipolare la luce e la scena come pochi altri, trasformando ogni spazio – fosse esso un salone, una galleria o, per necessità sceniche, un teatro – in un luogo di spaesamento estetico e sensoriale. Wilson era un artista e poi un regista, ha lasciato un segno profondo nella storia del teatro contemporaneo e dell’arte contemporanea.

Nel 1994, invitato da Achille Bonito Oliva alla Biennale d’Arte di Venezia, Wilson presentò “Memory loss”, un’installazione concepita per un granaio alle Zitelle. Non un luogo scelto a caso, ma “proprio quel granaio”, come ha ricordato Franco Laera. Qui, l’argilla sparsa a terra avrebbe dovuto asciugarsi e creparsi sotto il sole estivo, ma le piogge insolitamente persistenti costrinsero l’artista a cambiare i piani: i visitatori furono invitati a entrare a piedi nudi, accentuando così la percezione sensoriale dell’opera. Il risultato fu un’esperienza immersiva che valicava i confini dei linguaggi artistici e abbatteva la barriera tra spettatore e opera, tanto da valergli il Leone d’Oro e da essere definita dalla presidente della giuria Julia Kristeva come “capace di provocare perdita del senso di sé, allucinazioni, ma anche emozioni di rara intensità”.

Milano, “Mother”, il Museo della Pietà Rondanini

Wilson non ha mai smesso di lavorare fino agli ultimi giorni della sua vita. La sua ultima presenza attiva a un’installazione è stata proprio a Milano con “Mother”, un’opera di luce e suono allestita al Museo della Pietà Rondanini di Michelangelo, luogo dove ha vissuto per venti giorni tra marzo e aprile 2025. Quest’opera, fortemente voluta da Wilson, è stata uno degli eventi di punta del Salone Internazionale del Mobile, a dimostrazione di come Milano sia diventata per lui un luogo simbolico, parte integrante del suo lascito artistico.

Durante la commemorazione milanese, Elettra Bottazzi ha ricordato l’uomo che l’ha ispirata a diventare ciò che è oggi: critico e storico dell’arte, capace di una visione avanzata e totale della bellezza. Maria de Medeiros ha chiuso l’omaggio a Wilson con un brano da “Pessoa. Since I’ve been me”, trasformandosi, nello spettacolo, in una sorta di Charlot moderno, con bombetta, baffetti e un’eleganza sobria che ha incantato il pubblico anche in “abiti civili”.

La cerimonia, iniziata con un lunghissimo silenzio di trenta minuti durante i quali le luci si accendevano e spegnevano su un palco vuoto, si è poi conclusa con un brindisi collettivo, un momento di allegra socialità. Di Wilson rimane il ricordo indelebile di un artista che ha saputo ridefinire i confini della scena e delle emozioni e costruire molte reti, molte relazioni. Quelle stesse relazioni da cui hanno preso vita le sue opere, lasciandoci ora un vuoto che solo il tempo saprà raccontare.