Al Gran ballo di Natale

Al Gran ballo di Natale, lo Schiaccianoci
"Coro", coreografia di Wayne McGregor. Foto Andrea Avezzù, Courtesy La Biennale di Venezia

Un classico natalizio, lo Schiaccianoci

Lo Schiaccianoci a Natale ormai è d’obbligo; questo ballet-féerie di Petipa-Ivanov, nato a Pietroburgo nel 1892 per l’élite zarista, migrato nel mondo intero, è tornato alle sponde europee come moda popolare americana, addobbi e pudding compresi.

Dopo Halloween e il Black Friday, ecco dagli USA il “racconto danzato del Natale” che il georgiano George Balanchine, anima del New York City Ballet, mise in scena dal 1954 immancabilmente come “money cow”, mucca da soldi, nelle feste di fine anno, per potersi poi concedere creazioni più ardite con il ricavato sicuro del “balletto per famiglie”.

Il Nutcracker balanchiniano, con l’albero gigante, i Pulcinelli e Mamma Oca, è in programma anche per il 2025-2026 al David H. Koch Theater, e sta in scena per settimane, da fine novembre alle soglie dell’Epifania. Il Teatro alla Scala lo ha accolto nel 2018-2019 con le nuove scene-pasticceria di Margherita Palli.

Per questa fine anno la Scala punta invece su un altro balletto festoso, amatissimo da Balanchine, La bella addormentata nel bosco, nella versione di Rudolf Nureyev, con la Fata violetta dei Lillà e la Fata nera Carabosse, le antagoniste, in ricche crinoline.

Versioni fresche, fiabesche, eleganti dello Schiaccianoci

Ma Schiaccianoci non manca a Milano; è la Scuola di Ballo della Scala a presentare la versione fresca e allegra di Fréderic Olivieri al Teatro Strehler – a garanzia dell’indispensabile trasmissione del repertorio alle nuove generazioni – mentre quello dell’AUB, Accademia Ucraina del Balletto milanese, è al TAM-Arcimboldi e poi al Lirico di Cagliari, con i guest Maria Yakovleva e Louis Scrivener da Budapest. La compagnia si dedica anche a una nuova Cenerentola, non meno fiabesca e festevole. Intanto uno Schiaccianoci à la russe è al Teatro Grande di Brescia con i georgiani di Tbilisi, diretti da Nina Ananiashvili, già stella del Bolscioi di Mosca, coreografa insieme con l’amico e collega russo free lance Aleksei Fadeecev. La compagnia presenta il suo Schiaccianoci anche a Ravenna, Bari, Siena, Roma e al Massimo Bellini di Catania.

“Lo schiaccianoci”, Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa. Foto © Dennis Cursio

Il Teatro Regio di Torino, che pure aveva scelto lo Schiaccianoci georgiano l’anno scorso, per le Feste 2025-2026 offre un elegante Lago dei cigni in arrivo da Riga.

Un altro Schiaccianoci, tutto italiano, debutta al LAC di Lugano a dicembre e poi viaggia verso Modena e Reggio Emilia, con la compagnia MM, diretta da Michele Merola, in una nuova coreografia di Mauro Bigonzetti, per anni motore di Aterballetto: una reunion pregiata per una versione di medio formato, moderna, al tempo dei social media e delle architetture immersive in 3D.

“Lo Schiaccianoci”, ©LAC Lugano Arte e Cultura. Foto Luca Del Pia
Il balletto da fine d’anno

In Italia, l’Opera di Roma (coreografia Paul Chalmer, di scuola inglese, guest stars Jacopo Tissi e Chloe Misseldine dell’American Ballet Theatre), il San Carlo di Napoli (Simone Valastro, di scuola francese), il Massimo di Palermo (Jean-Sébastien Colau e Vincenzo Veneruso, direttrice la slovena Mojca Lavrenčič), il Balletto di Milano (Federico Veratti) e il Balletto di Roma (Massimiliano Volpini, di scuola Scala) non si privano dello Schiaccianoci di prammatica a fine anno.

Giro del mondo in Festa

Parigi

A Parigi, se all’Opéra, in una linea opposta, si riprende il drammatico Notre Dame de Paris di Roland Petit, mentre però a Vienna il suo ameno pipistrello-commedia degli equivoci – cioè La Chauve-souris ovvero Die Fledermaus su Strauss – brilla sotto la guida della nuova direttrice Alessandra Ferri, Casse-Noisette a cavallo dell’anno ha il posto d’onore con il British Festival Ballet, diretto da Yassaui Mergaliyev, al Théâtre Le 13me ART, e al Palais des Congrès in gennaio farà l’en plein a cura di Franceconcert con l’Akademisch Ballet von Budapest.

Londra

A Londra l’English National Ballet al Coliseum, in una nuova produzione di Aaron S. Watkin e Arielle Smith, e il Royal Ballet alla Royal Opera House, nella versione classica di Peter Wright, di scena anche con l’Australian Ballet, ripropongono una bella serie di “inevitabili” Nutcracker.

Buenos Aires

Cascanueces è al Colón di Buenos Aires, dove la compagnia di balletto è ora sotto l’ala del super Divo argentino Julio Bocca, festeggiando il salto dal vecchio al nuovo anno nella coreografia di Silvia Bazilis.

Johannesburg

A Johannesburg il Nutcracker sudafricano si deve, per coreografia e produzione, a Angela Malan, già nel National Ballet of Canada, che a dicembre ha ripreso lo Schiaccianoci nella redazione di James Kudelka.

Noci diverse

Troppo dolce? Troppo natalizio? Sullo Schiaccianoci, il “principe del balletto d’inverno”, si sono esercitati non pochi coreografi abili nell’arte del remake, capaci di illuminarne gli aspetti alternativi, magari tornando al racconto horror di E. T. A. Hoffmann anziché guardare alla versione più soft di Alexandre Dumas.

L’americano neo-modern Mark Morris, succeduto con clamore a Maurice Béjart al Théâtre de la Monnaie di Bruxelles, nel 1991 ne dette una lettura queer strepitosa con il titolo The Hard Nut, ovvero il racconto nel racconto della noce dura, presente nella fiaba noire originaria. Lo zio era l’amico Mikhail Baryshnikov.

Kraig Patterson, Mark Morris, John Heginbothame, Billy Smith in “The Hurd Nut”, coreografia di Mark Morris. Foto © Julieta Cervantes

Matthew Bourne, inglese, già autore di un felice Swan Lake al maschile, amante del musical, ne trasse nel 1992 una storia vittoriana di orfani maltrattati in fuga verso il regno del pop caramellato, aggiungendo un esclamativo glam al titolo, Nutcracker!

“Nutcracker!”, coreografia di Matthew Bourne

Blanca Li, spagnola, almodovariana, ha scelto invece per il suo Casse-Noisette anni duemila la chiave hip hop.

“Casse-Noisette”, coreografia di Blanca Li. Foto Dan Aucante

Prima di loro, David Bintley aveva messo in scena i suoi brillanti Nutcracker Sweeties sulla suite ciaikovskiana-jazzosa di Duke Ellington nel 1996 per il Royal Birmingham Ballet.

Maurice Béjart stesso aveva allestito una sua visione autobiografica del classico ottocentesco – mantenendo il grand pas finale di tradizione – un Mon Casse-noisette tra circo, famiglia e valse musette, al Regio di Torino nel 1998.

Un’altra vigilia festiva

In controtendenza, ma secondo la propria netta vocazione di casa delle arti contemporanee, la Biennale e la Fenice hanno celebrato a Venezia “il genio della musica inascoltabile” Luciano Berio, genovese globale, scomparso nel 2003, in un progetto speciale dell’Archivio Storico.

A cent’anni dalla nascita, ecco un convegno dell’Associazione Nazionale dei Critici Musicali, Scrivere musica, scrivere di musica, coordinato da Andrea Estero, e due recite preziose del suo Coro dal vivo con l’orchestra del Teatro la Fenice, con 40 voci, con testi in più lingue, evocazioni di temi popolari, dialoghi tra solisti del canto e strumenti e grandi momenti di massa.

Coro, Wayne McGregor e Luciano Berio

Il complesso polifonico, Coro, che debuttò ai Donaueschinger Musiktage nel 1976 e subito dopo alla Biennale Musica diretta da Luca Ronconi, ora torna con la coreografia di Wayne McGregor, direttore del settore danza veneziano, che ha esplorato con acume la scrittura multistrato di Berio.

La coreografia ha occupato il palco della Fenice con i musicisti guidati da Koen Kessels, il coro della Cattedrale di Siena, Guido Chigi Saracini, curato da Lorenzo Donati, la compagnia di Sir Wayne McGregor e alcuni elementi del College Danzatori 2025.

Le continue metamorfosi e costellazioni di temi e timbri della partitura – «un’antologia di modi diversi di mettere in musica», secondo l’autore – sono plasticamente vissute dai venti performer che in proscenio incarnano a ondate i movimenti, 31, del suono, sotto luci che ne amplificano gli spazi e i gesti, in un susseguirsi di mutazioni della conformazione degli schemi coreografici e nelle traiettorie vettoriali che si specchiano nei volumi e nei meandri sonori.

I costumi unisex, calzamaglie grigie, a campiture grafiche bianche, fanno dei ballerini dei puri segni, costantemente dinamici, in risposta all’orchestra e al canto.

La coloritura rosso sangue – e poi le tinte cangianti – dell’artista del lighting Theresa Baumgartner apre lo sguardo alle parole di Neruda, Venid a ver la sangre por las calles da Explico algunas cosas, rinviando a un riferimento politico, che certo non ha perso di attualità, in un tempo di guerre rinfocolate e di conflitti planetari.

Al Gran Ballo di Natale, lo Schiaccianoci
“Coro”, coreografia di Wayne McGregor. Foto Andrea Avezzù, Courtesy La Biennale di Venezia