Oltre i confini, le lingue della rete

Oltre i confini, le lingue della rete
Foto di Vittorio Marchis

Il pidgin English

Alcuni dicono che la lingua futura della rete sarà l’inglese, o meglio quella koiné derivata dall’inglese, o meglio dal pidgin english, quella lingua nata dalla ibridazione dell’inglese coloniale con le culture con cui era venuto a contatto. Sarà questo il futuro?

Di “lingue creole” in passato ne sono sempre esistite e tra queste ricordiamo il “farsi”, quel misto di arabo, di persiano, di indù ma anche di veneziano e di cinese che permise ai tempi di Marco Polo di far comunicare l’Oriente con l’Occidente, naturalmente per i “nobili” fini del commercio.

E con queste premesse possiamo solo dire che la futura lingua della rete sarà dominata da chi dominerà in futuro i mercati globali. Esiste però una componente che oggi fornisce un add-on ai linguaggi: le figure che sempre più facilmente si riescono a trasmettere, a comunicare. Quando scopro una parola a me sconosciuta la prima cosa che faccio è inserirla nella casella di ricerca delle immagini di Google, e subito ho la risposta.

Google e la lingua greca

Non avrò la pronuncia (lo sappiamo che i dialetti sono infiniti), ma capisco di cosa si tratta, ora, adesso. Non mi lascio qui sedurre dalla lingua cinese, ma faccio un salto indietro al greco, alla lingua madre della nostra cultura occidentale, quelle con cui scrissero Omero, Platone e Sofocle… Ma questa è una lingua pressoché sconosciuta dai surfisti del Web tant’è che se cerco su Google “metaverse” trovo 116,000,000 risultati mentre se digito μετασύμπαν (che è la traduzione in greco moderno del metaverso) ne ottengo solo 9,980.

Ė vero che questa lingua, che sta per scomparire dai nostri licei classici, è stata recentemente riportata alla ribalta da Andrea Marcolongo con la sua Lingua geniale, e che ormai da più di trenta settimane il “Corriere della Sera” fa uscire una serie di volumetti sulla lingua e la cultura greca classica. Ma forse tutto ciò si rivolge a un pubblico di eruditi o di futuri archeologi. Esiste però dietro ogni domanda anche un lato oscuro che è bene approfondire.

Tra pathos e logos

L’ultimo numero della prestigiosa rivista “Wired” (n.104 – Primavera 2023) ha per tema L’era dei superumani. I capitoli sono intitolati da altrettante parole greche classiche, scritte proprio con i caratteri originali: νοῦς (NUS: intelletto, mente), κράτος (KRATOS: forza, potenza), εὕρηκα (EUREKA: ho trovato!), ὅπλα (OPLA: armi, attrezzi), δαίμων (DAIMON: genio, divinità)? Lascio la domanda aperta alla curiosità di chi vorrà indagare più a fondo, ma esiste una parola, πάθος (PATHOS: sofferenza, emozione) che avrei voluto trovare perché è una delle due forze che regolano l’animo umano secondo il pensiero greco.

Pathos in opposizione al lògos, che è la parte razionale dell’animo, corrisponde invece alla parte irrazionale, ai dolori, ma anche alle emozioni, all’arte. Da questa parola derivano le “patologie”, ma anche la nostra “simpatia”, l’avere emozioni insieme. Trascurare il pàthos forse è uno dei più gravi errori che facciamo, perché consideriamo i NetAnimal esseri super-razionali.

Intorno alla parola metaverso, la lingua della rete

Ritorno alla pagina di Wikipedia sul metaverso in greco moderno. Το μετασύμπαν είναι όρος …Il metaverso è un confine… Mi correggo, perché oros per me era il confine, ma questo invece è il risultato di Google Translator: “Il metaverso è un termine che descrive l’accoppiamento di realtà e realtà virtuale che si traduce in realtà aumentata nel contesto dei social network. Il metaverso in un senso più ampio può riferirsi non solo ai mondi virtuali gestiti dalle società di social media, ma all’intero spettro della realtà aumentata.”  Mi sono lasciato trascinare dai miei studi classici, ma forse talvolta è bene superare i confini.

Dello stesso autore:

Dello stesso autore:

L’amore al tempo del metaverso

La rete, divagazioni etimologiche

ChatGPT è un dispositivo?

Ragnarete

La nostra natura di storyteller

Articolo precedenteGioele Dix e la provocazione di Gaber
Articolo successivoFuori dai denti/ Eccolo il Pitocchetto, in una lettera
VITTORIO MARCHIS
VITTORIO MARCHIS Engineering graduate, full professor of Theoretical and Applied Mechanics and, later, of History of Science and Technology. He has also taught History of Things and Philosophy of Engineering (Turin Polytechnic and other institutions). Topics: society, man, world of technologies, visual arts (he also paints and draws). Among his books, Dall'Arte… allo Zero/ A small philosophical dictionary of Engineering. Laurea in ingegneria, professore ordinario di Meccanica teorica e applicata e, dopo, di Storia delle scienze e della tecnologia. Ha insegnato (Politecnico di Torino e altrove) anche Storia delle cose e Filosofia dell’ingegneria. Interessi: società, uomo, mondo delle tecnologie, arti visive (inoltre dipinge e disegna). Tra i volumi pubblicati, Dall’Arte… allo Zero. Piccolo dizionario filosofico dell’ingegneria.