Danzando in Medio Oriente

Danzando in Medio Oriente
"A Thousand And One Nights Ballet o Arabian Night " in Oman Ph: https://omannews.gov.om
Medio Oriente, terra “felice”

Arabia Felix (in greco Eudaimon Arabia) è il titolo, diventato proverbiale, di un libro pubblicato nel 1962 dallo scrittore-viaggiatore Thorkild Hansen, che ripercorre una spedizione settecentesca danese nello Yemen, paese che prende nome dalla radice semitica Y-m-n, cioè felice.

Fra arte e petrodollari

Lo sguardo e l’influsso europeo sul Medio Oriente – così come viene denominato abitualmente – può allargarsi oggi ad altri paesi arabi, oltre a Yemen e Oman, la parte Sud della Penisola arabica? Quale cultura “felice” fiorisce nel vicino Oriente nel via vai verso Ovest? Petrodollari e arti come convivono? E i conflitti come penalizzano l’arte?

Tanti esempi raccontano un’ampia storia di relazioni alla scoperta di culture e forme spettacolari in viaggio tra più mondi.

Oman

L’Oman, guardando all’arte scenica e al balletto, nella sua Royal Opera House Muscat, guidata dal Sultano Haitham bin Tari Al-Said, dotata di una Royal Oman Symphony Orchestra, riceve concerti, opera (Robin Hood di Michele Dall’Ongaro dalla Fondazione Petruzzelli) e danza. Per quanto riguarda quest’ultima, già nel 2011 nel teatro arabo-moderno, a cura della company inglese Carillion nel 2001, diretto dall’italiano Umberto Fanni, fu invitato il Balletto della Scala in Giselle. Una felice esperienza che si ripetè in Kuwait nel 2020 allo Sheikh Jaber Al-Ahmed Cultural Centre, presente la famiglia reale. E con lo stesso titolo imprescindibile pure il Balletto dell’Opera di Roma nel 2023, versione di Carla Fracci.

Le compagnie invitate

Tra le compagnie invitate qui, senza scogli geopolitici: il Balletto Marinsky di San Pietroburgo con Il Lago dei cigni, l’American Ballet Theatre newyorkese con Don Chisciotte e Giselle, il Ballet Nacional de Cuba con Don Chisciotte, il Royal Danish Ballet con La Sylphide, lo Stuttgarter Ballett con La Bisbetica domata, l’Hamburg Ballet con  Schiaccianoci, l’English National Ballet con Le Corsaire, il Tokyo Ballet con La Bayadère e il Bolshoi Ballet moscovita in Raymonda nella versione sovietica di Juri Grigorovich, storia esotica – si noti – di Crociati e Saraceni.

Eccellenze assolute da ogni dove e scelte spregiudicate. Qualche velatura in più sulle braccia delle ballerine ha evitato di offendere le sensibilità etico-culturali del posto. Da sapere che il tramite con le compagnie russe è da decenni l’operatore italiano Roberto Giovanardi-ATER scambi.

Anche una prima mondiale

Tra i programmi importati da un paese vicino spicca la prima mondiale nel 2019 di Al Hamama Al Mutawwaqa (The Ring Dove Story), creazione ispirata a una fiaba araba dal libro Kalila e Dimna, con metamorfosi tra umani e animali.

Una produzione, a firma di Sally Ahmed, coreografa in arrivo dal Cairo, interpretata dalla Dynamics Production Company, con una prima ballerina giapponese, Shiori Matsushima, su musica dal vivo eseguita da orchestrali egiziani, diretta da Ahmed El Sayed Abou Moussa: “il primo balletto arabo al mondo”, con i costumi dello stilista locale Asmaa Abdel Shaf. 

Diplomazia e multiculturalità ospiti in Medio Oriente

Nell’ospitale Oman recentemente ecco poi A Thousand And One Nights Ballet o Arabian Nights a firma della coreografa Naila Nazirova (1979) e del compositore azero Fikret Amirov (titolo già ospitato dall’Al Mayassa Theatre-Centro Congressi di Doha in Qatar, una gemma moderna polivalente). L’allestimento proveniva dal Primorky Stage del Teatro Marinski a Vladivostok, affidato a Valery Gergiev, e già in attesa di un prossimo programma coreo-musicale arabo-flamenco, Memories of Alhambra della compagnia del chitarrista Antonio Andrade. Diplomazia culturale e ricca multi-disciplinarità sono la missione della direzione.

Reimportare l’esotismo dalla Russia – guardando ai Ballets Russes di Diaghilev del primo Novecento a Parigi con la magnifica Shéhérazade sullo sfondo – è il frutto di una nuova prospettiva di riappropriazione in casa e rispetto a un pubblico internazionale. 

Abu Dhabi

Al Red Theatre-New York University di Abu Dhabi (dove una costola cross-cultural del Museo parigino del Louvre, dopo l’ouverture con gli Impressionisti, espone adesso Kings and Queens of Africa) è in programma un All Star Ballet Gala Live, con brani dal grande repertorio classico e da lavori di coreografi moderni.

In scena: Jinhao Zhang e Madison Young (vincitori del Prix de Lausanne) dal Bayerisches Staatsballett, Martí Paixà e Elisa Badenes (Youth America Grand Prix), principals dello Stuttgart Ballet, Ryoichi Hirano (Prix de Lausanne) e Melissa Hamilton (Youth America Grand Prix), entrambi principals del Royal Ballet londinese.

L’anno scorso non è mancato un Lago dei cigni con il Moscow Ballet La Classique, non essendovi qui l’ostracismo per gli artisti russi o filorussi, da cui anche un Corsaire con il Donetsk Ballet.

Nel 2023 la super star invitata all’Emirates Palace era la russa – ma da tempo di stanza in Gran Bretagna – Natalia Osipova nel programma Force of Nature; e prima ancora una Giselle “sovietica” firmata da Juri Grigorovic era approdata nell’Auditorium del palazzo, sotto il diretto patronato del Generale Shaikh Mohammed bin Zayed Al Nahyan, Crown Prince of Abu Dhabi.

Dubai

All’Opera di Dubai, vasto edificio in forma di nave, costruito da Emaar Properties, società di Stato, a cura dell’architetto Janus Rostock dello studio multinazionale Atkins, inaugurato nel 2016, passano compagnie dell’Est Europa, ad esempio il Balletto Nazionale Polacco con la sua Giselle.

Teatro dell’Opera di Dubai, architetto Janus Rostok. Ph: https://glassbel.com/projects/culture-and-education/dubai-opera/

L’Opera è diretta da Paolo Petrocelli, manager culturale italiano che programma un accurato mix tra musical e opere, concerti e danza, in due sale, da 2000 e da 250 posti. Il pubblico è soprattutto giovane con ben 200 nazionalità presenti (nella stagione 2023-2024 ha totalizzato 250.000 spettatori). Qui si è ammirato anche Jacopo Tissi, figlio della Scala, apparso nel gala classico del Bolshoi Ballet in scena nel 2020.

La Scuola di Ballo della Scala è approdata qui l’anno scorso, mentre nel 2018 già si era presentata con successo ad Abu Dhabi nel sontuoso Emirates Palace.

Tante compagne di danza straniere

Tanta danza si è vista in questa splendida casa: il Balletto dell’Opera di Stato Ungherese nel Lago dei Cigni del coreografo olandese Rudi van Dantzig (2023), il Balletto dell’Opera di Roma (2024) con Eleonora Abbagnato e Friedemann Vogel (costumi Maria Grazia Chiuri per Dior). Poi il gala A thousand tales a cura dell’italiano Francesco Ventriglia, un divertissement di personaggi fiabeschi del balletto.

 

Svetlana Zakharova, ph www.dubaiopera.com

Inoltre la serata omaggio a Gabrielle Chanel, coreografia di Yuri Possokhov, protagonista Svetlana Zakaharova, abbigliata da Virginie Viard, stilista della casa, con 85 costumi preziosi; étoile putiniana apprezzata anche in Come un respiro di Mauro Bigonzetti, abbigliata dalla stilista Helena de Medeiros.

 

Recentemente il NdB, Národní Divadlo Brno della Repubblica Ceca, si è esibito in Bayadère di Jaroslav Slavický d’après Petipa, con vari cast: Fumi Kaneko, An Se Hyun, con Vadim Muntagirov, oppure i cubani Chanell Cabrera-Nikia e Adrian Sánchez-solor con Andrea Smejkalová-la rivale, o ancora il virtuoso Alejandro Virelles, formato alla Habana e poi in carriera euro-americana.

Il Balletto della Scala in tournée in Medio Oriente

L’Egitto ha ricevuto il Balletto della Scala, al Teatro dell’Opera del Cairo fin dal 1994, con Capriccio di Balanchine e l’italianissima, felliniana, Strada di Mario Pistoni. In Giordania, al Royal Cultural Centre di Amman, la compagnia milanese aveva presentato nel 1983 il Lago dei cigni di Nicholas Beriozoff e il sensuale Bolero di Béjart.

In Turchia la Scala aveva puntato invece sul balletto moderno: a Izmir nel 2000 con The Great Gatsby, creazione agile di André Prokovsky. Ad Aspendos nel 2004 con il Sogno di una notte di mezza estate di Balanchine e nel 2010 all’Istanbul Kongre Merkezi con Pink Floyd Ballet di Roland Petit.

Budget importanti impiegati per programmazioni di ampio impatto culturale.

Scambi contemporanei

Dubai

Venendo alla danza contemporanea, a Dubai spicca il Centro Sima Performing Arts, sotto la direzione del palestinese Alaa Krimed, con base nella Alserkal Avenue, che è sede di gallerie d’arte di alta gamma e di spazi per lo studio, la ricerca, il benessere e lo yoga, oltre che di vivaci ritrovi e shop di moda e design.

Danzando in Medio Oriente
Blur di Alaa Krimed compagnia SIMA. Ph: https://alserkal.online

Insieme con la moglie Lana Fahmi il coreo-regista, giunto qui dopo aver lasciato la Siria e il Libano, guida un suo gruppo di danza (Till Enda by Ólafur Arnalds e Ansaf ) e programma workshop di formazione, ospitando pure la danza contemporanea internazionale, tra cui gli italiani Panzetti-Ticconi in Harleking, con il sostegno del Goethe Institut.

Qatar

In Qatar per il Festival in Motion, nel 2023, il compositore Nico Muhly ha collaborato con il coreografo Benjamin Millepied, francese di carriera americana, già direttore dell’Opéra de Paris, per dare risalto a dieci luoghi di pregio del paese, tra cui il Museo Nazionale con i suoi gesti architettonici articolati e compositi; nel cortile esterno un gruppo di ballerini ha messo in scena Anthem; la musica, la danza e l’edificio hanno dato vita a una conversazione costante tra gesti, suoni, volumi.

Si è trattato di dieci location, con sei spettacoli al giorno, per tredici giorni, compresa una performance sull’acqua, creata da Celia Hollander, compositrice di Los Angeles, sulle tipiche barche dhow attraccate vicino al Museo delle Arti Islamiche.
“Ogni barca ha un suo brano che viene suonato, con uno o due ballerini a bordo – aveva spiegato Mulhy – ; in pratica, è un’opera in otto parti. Non si riesce ad ascoltarle tutte in una volta. Se si sta in mezzo alle barche, si sentono solo quelle più vicine. Quindi, in un certo senso, costringe lo spettatore a una sorta di danza personale”.

Danzando in Medio Oriente
Museo Nazionale del Qatar a Doha, architetto Jean Nouvel. Ph: https://visitqatar.com/it-it/things-to-do/art-culture/museums/national-museum
Il Medio Oriente qui

In cambio, e in un viaggio inverso in direzione dell’Europa, riceviamo dal Medio Oriente piccoli pezzi preziosi, segnali della condivisione possibile di culture diverse, non più lontane, oggi comunicanti nel segno della post-globalizzazione. L’Egitto mostra un nuovo volto con la sua danza contemporanea emergente e anche l’Iran si dà voce nella difficile temperie socio-politica che il paese attraversa.

A Milano, nel cartellone FOG della Triennale, Egitto e Iran hanno innervato il programma 2025 con la loro presenza marcante.

Dall’Egitto sono giunte la Maat Dance Company con A Skewed Conversation, coreografia e interpretazione di Eman Hussein, regia di Ahmed Hamed, musica di Mohaed Bonga, sul rapporto del corpo in movimento con il tessuto urbano, e il collettivo Nafaq, con due danzatrici, Amina Abouelghar e Hanin Tarek, in Extending Further, tra hip hop e danza contemporanea, in complicità con il batterista belga Lander Gyselinck.


Dall’Iran danzofobo la drammaturga Nasim Ahmadpour e il regista Ali Ashgar Dashti hanno dedicato una lettera d’amore al teatro in We came to dance, che prende il titolo da una canzone degli Ultravox, mentre l’autrice e performer Nastaran Razawi Khorasani in Songs for no one ha dato spazio e parola a bambini che vivono sotto il regime islamico, tra poesie, canti, conversazioni telefoniche.


Dalla Turchia la giovane Begüm Erciyas con Hands Made mostra come le mani, nell’oscurità, possano diventare protagoniste, per riattivare il contatto umano, nel tempo della connessione tecnologica immateriale.
L’artista attivista libanese, fuoruscito in Francia, Omar Rajeh, performer e maestro, già a capo con la compagna Mia Habis di un proprio gruppo, del centro Citerne e del festival BIPOD a Beirut, da parte sua, con Dance is not for us ha lanciato un messaggio di libertà e di speranza.

Prosa, dall’Iran in Italia

Al Teatro Astra di Torino e al Teatro Franco Parenti di Milano, intanto, sono approdate Le tre sorelle, una produzione iraniana ispirata alla vita di Sadaf Baghbani, combattente per la libertà con oltre 150 proiettili in corpo ricevuti durante le manifestazioni di protesta, come omaggio alle Tre sorelle di Čechov, qui le impressionanti Sadaf Baghbani, Nazanin Aban, Saba Poori, Sahba Khalili Amiri. 

“Due anni fa ho abbandonato il mio Paese – racconta il regista Ashkan Khatibi, ora stabilito in Italia – e tutto ciò che ho fatto e subito per oppormi al regime”. Non potrebbe adesso fare a meno di raccontarlo.

C’è spesso una sponda europea, per produzione e distribuzione, a sorreggere questi piccoli pezzi odierni, nella traiettoria di meritorie e coraggiose figure-ponte che superando confini e barriere, portano con sé nuova linfa alla conoscenza reciproca: un tramite ancora necessario in questa fase storica che doverosamente intende rimontare le onde tumultuose del post-colonialismo.