Utopie di bellezza

Utopie di bellezza
"UNLUCK" di Gauthier Dance Hofesh Shechter. Ph ph Carlos Quezada. Courtesy Orsolina28

Cultura, necessaria come il pane

La Bella Italia, carica di storia, di arte, di paesaggi, di bellezza, è la casa ideale della bella danza, con le punte o senza, a Est e a Ovest, a Nord e a Sud. Ciò accade fin da quando il Ministero della Cultura si chiamava invece del Turismo e dello Spettacolo, coppia vincente inscindibile specie in estate e in tempo di vacanza; fin dal momento della voglia di rinascita dopo i disastri delle grandi guerre europee, dopo i movimenti di uscita dal colonialismo, dopo il risveglio della società civile in cerca non di solo pane, ma anche di rose. Le guerre di oggi hanno più che mai bisogno del contrasto che le culture possono offrire.

La storia dei festival in Italia si evolve e cambia forma, guardando sia al passato sia alle vicende di altri paesi occidentali, dove le utopie di benessere artistico raccontano un profilo diverso, non solo pubblico, non solo di Stato.

Utopie di ieri

Sono stati due i festival fondamentali, nel secondo dopoguerra italiano, quello del balletto a Nervi dal 1955, con le stelle russe e le compagnie di folclori nazionali post-coloniali, che consacrò la giovane Carla Fracci, e quello di Spoleto – dei Due Mondi – dal 1958 con gli americani, in armi – culturali – per conquistare all’arte democratica la Vecchia Europa, anche in funzione anti-Sovietica.

Mario Porcile, agitatore culturale, e Gian Carlo Menotti, compositore e uomo di mondo, entrambi connaisseurs entusiasti, riversarono l’innamoramento per la Liguria, il primo, e per l’Umbria, il secondo, in due vetrine per gli happy few che potevano godere di tanta bellezza.

Dopo di che, unendo proprio turismo e spettacolo, fiorì la stagione dei festival del Bel Paese, da Comacchio a Taormina, da Cividale del Friuli a Castiglioncello, dai Punti Verdi di Torino alle Terme di Caracalla a Roma all’Arena di Verona.

Utopie oggi

Adesso, Orsolina28 è da dieci anni l’utopia vincente, figlia dell’amore per le colline del Monferrato, terra di vini di pregio, dichiarata Patrimonio dell’Umanità UNESCO. A Moncalvo, “il balcone del Monferrato”, a 70 km da Torino, in un ex complesso monastico della fine del XVII secolo, una Mecenate della danza, Simony Monteiro, newyokese di origini brasiliane, ha dato vita nel 2016 a questa Fondazione “volonterosa” per promuovere benessere, rigenerazione, vita nella natura, intorno al focus creativo della danza contemporanea.

Orsolina28, un’utopia tra coltivazioni biologiche e impegno sociale

Le sale di studio e di prova, il teatro all’aperto, il teatrino a forma di occhio disegnato da Ohad Naharin, il maggior coreografo israeliano, innamorato pure lui di questi colli, il glamping (glamour-camping) per artisti e allievi, ma anche per famiglie di ragazzi fragili ospiti qui per le vacanze, tra coltivazioni biologiche, eco-energia e acqua depurata per produrre verdure e frutti sostenibili, sono un’attrattiva per ogni coreografo/a in residenza a Orsolina28, raggiungibile da quest’anno anche con una navetta dedicata per il pubblico aficionado di spettacoli e concerti.

Formazione e impegno sociale si intrecciano in una campagna bellissima; un nuovo format, privato-pubblico, realizza quello che gli artisti al lavoro qui riconoscono come una casa di cultura unica nel panorama attuale.

Utopie della danza
Orsolina28, uno scorcio. Foto Courtesy Orsolina28
Un artista residente

Eric Gauthier, canadese di stanza a Stoccarda, sarà residente a Orsolina28 per i prossimi tre anni, con la sua Dance Company, che qui ha preparato due creazioni nel programma Luck-Unluck, dove la fortuna è toccata alla canadese-americana Aszure Barton, autrice di intense geometrie felici, e la sfortuna, carica di gesti scaramantici, a Hofesh Schechter, israeliano basato a Londra.

Anche il gruppo junior di Gauthier maturerà nuove esperienze in questa oasi di buona vita, a cominciare da Of Gold, Blue and Black, di Adriano Bolognino, trentenne napoletano su cui punta lo scouting di Simony Monteiro, uno dei coreografi delle Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina.

L’anno prossimo nel cartellone COLOURS 2027 a Orsolina28 la compagnia Gauthier lavorerà alla nuova creazione ICON/ICONS, anche con i suoi performer Junior.

Il precedente inglese

Dartington Hall, nel Devon, con i suoi 800 acri-320 ettari, risale al Medioevo e a lungo è stata in mano alla nobiltà inglese; nel 1925 la Great Hall fu acquisita da Leonard Elmhirst, nativo dello Yorkshire, e dalla ricca moglie Dorothy, nata Whitney a New York, che incaricarono l’architetto William Weir dei restauri, specialmente famosi per l’alto tetto a capriate.

Rigenerazione rurale e spirituale, sotto l’influsso di Rabindranath Tagore, poeta e filosofo indiano, dettero vita a un Trust-charity e a una scuola d’arte situata nell’edificio ad hoc disegnato da Ides Van Der Gracht, all’inizio degli anni Trenta.

Warren House, un’architettura modernista del 1935 nella Dartington Estate, firmata dall’architetto americano William Lescaze, ha ospitato Kurt Jooss, coreografo fuggitivo dalla Germania nazista, maestro del capolavoro pacifista Der Grüne Tisch (1932), il tavolo verde dove i potenti si giocano il destino dei popoli nelle loro guerre dissennate.

Lì lo raggiunse nel 1938 Rudolf Laban, figura di spicco della danza moderna tedesca, teorico di spazio, tempo, “effort”.

Wayne McGregor, coreografo di punta della scena inglese e internazionale, direttore-curatore della Biennale Danza di Venezia, innamorato di tanta storia fatta edificio, ne ha promosso il restauro e ne ha fatto un suo “santuario”, dove la felicità è di casa anche per i due cani Whippet, Mies e Freud, nomi carichi di senso.

Il precedente americano

Jacob’s Pillow a Becket, Massachussetts, è un centro di danza di eccellenza, dalla storia gloriosa, situato nel Berkshires, nel cuore di 220 acri di territorio pregiato indigeno, e noto come sede del più antico festival estivo negli Stati Uniti. Alla fine del XVIII secolo in cima a una montagna la famiglia Carter, con il padre Jacob, si installò qui con la sua fattoria, raggiungibile con una scalata ardimentosa a zig zag.

Il nome, il cuscino di Giacobbe, è derivato da un grande masso sul terreno vicino, che evocava appunto la storia biblica; e inoltre il luogo è stato una tappa nella fuga degli schiavi verso la libertà.

Da fattoria a rifugio artistico

Ted Shawn, pioniere della modern dance USA, acquistò la fattoria nel 1931 per farne un rifugio artistico e il quartier generale della sua compagnia tutta maschile; organizzò il primo festival due anni dopo; negli anni Quaranta furono introdotte le tecniche di condizionamento fisico di Joseph Pilates, oggi care a ogni performer che prenda buona cura di sé, e arrivarono poi qui tutti i grandi creatori-maestri come Doris Humphrey, José Limón, Merce Cunningham, Alvin Ailey, Arthur Mitchell, Jack Cole, Twyla Tharp, Mark Morris.

La missione odierna

La missione di Jacob’s Pillow adesso è quella di sostenere la creazione, la rappresentazione, l’educazione e la conservazione, favorendo la crescita del pubblico e dei donatori, in questo ormai mitico paesaggio oggi riconosciuto come monumento nazionale.

L’archivio, anche online, di materiali sulle tante compagnie ospiti, le mostre e installazioni, nonché programmi di comunità, sono pietre miliari nella conoscenza e condivisione di un patrimonio imperdibile.

Quest’anno, all’aperto e in interni, saranno presenti nel ricco menu di Jacob’s Pillow la compagnia di Paul Taylor, le Urban Bush, la Akram Khan Dance Company, Kyle Abraham, Gauthier Dance, Martha Graham Dance Company, il San Francisco Ballet, il Ballet Hispánico New York e Hubbard Street Dance Chicago.

In Italia, le utopie che resistono

L’Umbria, attorno al festival di Spoleto, ha visto fiorire più luoghi per le arti performative, intorno a personalità marcanti

La Mama Umbria International, Performing Arts and Study Center, fondato nel 1990 da Ellen Stewart, anima del Teatro La MaMa ETC di New York, è la casa degli incontri fra artisti in residenza, per la sperimentazione e l’ibridazione dei linguaggi creativi odierni, legati anche alle nuove tecnologie digitali. Un luogo e un tempo di scambi protetto, vitale per la sopravvivenza e lo sviluppo del teatro del presente, ideale per favorire lo studio, la scoperta e il benessere psicofisico.

La MaMa Spoleto Open (evento speciale del Festival dei 2Mondi di Spoleto) e Next Generation rappresentano due dei pilastri fondamentali proposti dal centro, situato in Località Santa Maria Reggiana nella zona alle pendici di Poreta, rinomati rispettivamente per l’innovazione artistica e la promozione dei talenti emergenti tra nuove generazioni di artisti.

Il centro ha partner locali e italiani, ITI Italia, Comune di Spoleto, Festival dei 2Mondi di Spoleto, Università Roma 3, e partner stranieri, La MaMA ETC di New York, Culture Hub di New York, Network europeo delle Residenze artistiche PAiR, ITI Unesco.

Il Centro Teatrale Santacristina

Sempre in Umbria, dalla scomparsa di Luca Ronconi, avvenuta nel 2015, l’intento del Centro Teatrale Santacristina, attivo dal 2002, nel territorio di Gubbio, provincia umbra di Perugia, è stato quello di raccogliere la sua eredità artistica e proseguirne le attività nel rispetto della storia del suo teatro.

Il grande regista intendeva dare un contributo al mondo teatrale attraverso l’attività di formazione e di studio permanente rivolto ai giovani. Il Centro si occupa di alta formazione e di supportare progetti teatrali attraverso residenze di ricerca, la Scuola d’Estate, basati sulla trasmissione dell’esperienza artistica e sul confronto tra le generazioni, con l’obiettivo di fare da ponte tra la formazione e la professione.

Luca Ronconi, le sue utopie e la sua memoria

Il Centro Teatrale Santacristina è impegnato nel progetto di raccolta e documentazione della produzione artistica di Luca Ronconi allo scopo di conservarne e valorizzarne la memoria attraverso il continuo ampliamento del sito-archivio digitale.

Il Centro ha operato collaborando con importanti istituzioni, quali Mibact, Regione Umbria, e più istituzioni teatrali, tra cui il Piccolo Teatro di Milano, il Festival di Spoleto, ERT- Fondazione Emilia-Romagna Teatro, LAC Lugano Arte e Cultura, Teatro di Roma, Rai 5, Fabulamundi Playwriting Europe e l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico.