Feti o feticismo?

La prima di copertina del testo di Alessandra Piontelli, scritto in carattere colore nero; appena sotto c'è il titolo scritto con un carattere rosso "Il culto del feto. Come è cambiata l'immagine della maternità". In alto a sinistra una fascia verticale rossa sulla quale è scritto in carattere bianco il nome della casa editrice Raffaello Cortina editore.

La vita fetale era considerata uno spiacevole argomento fino agli anni Sessanta del secolo passato. I feti erano osservati e divulgati solo quando non più vivi, sotto formalina. Sotto questo aspetto, un riferimento è la rivista Life che, nell’aprile 1965, pubblica in copertina una fotografia di Linnart Nillsson che ritrae un feto. All’interno vi sono altre fotografie e un intero reportage sul “Dramma della Vita prima della nascita”. Ma pochi sanno che il fotografo svedese, pioniere della fotografia fetale, è ricorso al maquillage dei soggetti, feti abortiti. Ancora oggi le sue fotografie sono competitive rispetto a quelle che la tecnologia ultramoderna riesce a produrre.

Nel nuovo testo Il culto del feto. Come è cambiata l’immagine della maternità, appena uscito presso Raffaello Cortina Editore, della studiosa Alessandra Piontelli, non si parla solo di fotografie e immagini ritoccate. Non vi è dubbio che la vita fetale diventi interessante soprattutto con l’avvento di nuove tecnologie in grado di “vedere” e mostrare il feto.

Tanto che l’autrice non manca di notare che, quando questo accade, si scatena una follia collettiva. Il soggetto cambia e la mamma-pancia, trasparente grazie a potentissimi, ma per fortuna innocui, ultrasuoni, è indagata nel profondo. É il tempo delle ecografie che, attraverso occhi esperti, si tramutano nella visione del futuro. La mamma è il centro dell’attenzione con il suo utero e il suo contenuto in divenire.

E così può accadere che l’attenzione per la gravidanza, antropologicamente fulcro della sopravvivenza della specie, è trasformata in spettacolo. Le celebrità si fanno ritrarre senza veli, prima che la pancia torni piatta, cosa sperabile ai tempi della moda bulimica e anoressica. Antichi rituali sono copiati e svuotati dei loro intrinseci significati, come la produzione del calco della pancia della gravida. Chi è il vero soggetto, in questo caso? La temporanea rotondità o il contenuto? L’esteriore o l’interiore?

Da queste premesse antropologiche Piontelli passa a indagare molto altro della vita fetale e della maternità, forte della sua esperienza di medico psichiatra, psicoanalista, neurologa. Ad esempio, cosa sappiamo del feto, cosa dei suoi comportamenti, dei suoi movimenti e del suo sviluppo, quale valore si dà ad esso in altre culture. Senza dimenticare che ogni giorno la cronaca ci racconta di feti, bambini, madri e padri che muoiono per strada e per mare.

L'immagine di copertina del testo di Alessandra Piontelli "Il culto del feto" Raffaello Cortine Editore: due spille a forma di bottone una recto, l'altra verso, sfondo viola e due feti, uno rosso e uno azzurro, nella classica posizione fetale.
Immagine di copertina de “Il culto del feto. Come è cambiata l’immagine della maternità” di Alessandra Piontelli, Raffaello Cortina Editore, 2020