Danze pop, le Olimpiadi invernali | 1/3

Danze pop, le Olimpiadi invernali | 1/3
Aterballetto, coreografo Diego Tortelli. Courtesy Filmaster Olimpiadi Milano-Cortina 2026
La grande bellezza e la danza

Da Olimpia, a Milano-Cortina a Sanremo, a Santa Clara-California a Los Angeles, i grandi eventi, macroeconomia del turismo, in nome dello spettacolo, dello sport e della bellezza, dell’arte e della partecipazione, e della libertà universale, non possono in nessun caso essere svincolati dal contesto sociale-economico, che forse non è mai stato così politico come adesso, nel turbine della deregulation mondiale.

Come celebrare il proprio paese, mostrando tutte le glorie nazionali e rafforzando l’immagine dei governi davanti al mondo e ai cittadini?

Le Olimpiadi

Per cominciare dalle Olimpiadi, la battaglia di idee non è nuova. Martha Graham, coreografa-faro della modern dance statunitense, rifiutò di partecipare ai giochi Olimpici nazisti di Berlino nel 1936; Tommie Smith e John Carlos, afrodiscendenti USA, alzarono il pugno chiuso in un guanto nero a Città del Messico contro la discriminazione razziale nel 1968, e gli USA boicottano Mosca 1980 per l’invasione dell’Afganistan; la Russia, in risposta, boicottò Los Angeles 1984.

Nel febbraio 2026 a Cortina la casa degli atleti USA, originariamente ICE House, visti i fatti di Minneapolis – ICE è un’agenzia federale-milizia anti immigrati negli Stati Uniti – è diventata prudentemente Winter House, con i fischi per USA e Israele (da riprendere o no in tv?) in arrivo dal pubblico.

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Di Thisbe Schultz – Opera propria, CC0, Fonte: https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=151337158
Danze di servizio

Un’inveterata abitudine tutta italiana, nel paese della “Bellezza e Armonia” – titolo e filo conduttore dell’apertura Olimpica 2026 –, che primeggia tra i grandi del mondo proprio per le arti, gli stili, l’eleganza, fa sì che i/le coreografi/e siano considerati artigiani di servizio, vuoi all’opera, vuoi alla prosa, e anche alle grandi cerimonie. La loro è una presenza segreta; i loro nomi pure, almeno nelle telecronache della cerimonia che ha aperto le Olimpiadi invernali diffuse di Milano-Cortina allo Stadio Meazza di San Siro.

Una secondarietà, immeritata, che da decenni soprattutto i più superciliosi critici musicali hanno decretato regolarmente considerano la danza un elemento aggiuntivo per lo più innecessario, che interrompe-disturba il canto e la musica.

Danze a San Siro

La cerimonia di apertura delle Olimpiadi Invernali 2026 allo stadio milanese ha incorniciato la sfilata degli atleti, nelle sedi dei giochi, con un en plein di danza, “bella e impossibile”, innominata, non per incuria di Marco Balich, ideatore della festa, ma per incuria della diretta TV.

Nessuna informazione è stata fornita al pubblico su chi ha firmato le coreografie, senza le quali la festa non sarebbe stata tale, creando spazio intorno a un manipolo di Vip internazionali del canto e della musica, a cominciare dal quadro iniziale in bianco, Amore e Psiche da Canova, con 70 giovani interpreti dell’Accademia del Teatro alla Scala a dar vita alle statue nelle teche.

Amore e Psiche

Antonella Albano e Claudio Coviello del Balletto della Scala erano i protagonisti del mito, gli unici degni di citazione.

Chi ha coreografato questo quadro elegante? Il duo creativo di Sasha Riva e Simone Repele, già danzatori dell’Hamburg Ballet e ora in Italia, residenti presso Daniele Cipriani Entertainment, con la regia di Damiano Michieletto.

 

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Il balletto “Amore e Psiche”. Courtesy Riva e Repele, Daniele Cipriani Entertainment.

Fra i tedofori si erano segnalati, intanto, Roberto Bolle, Nicoletta Manni, Virna Toppi, non annunciati con la dovuta attenzione.

La danza dei “compositori”

Rossini, Verdi e Puccini – maschere giganti su corpi reali – hanno danzato pure loro, “scandalosamente” e “persino” sul motivetto Vamos a la playa dei Righeira, non interpellati in merito; Matilda De Angelis, direttrice d’orchestra con abito lungo nero, che evocava un pianoforte a coda con le spalle alate di collo plissé a strisce/tasti (stilista Massimo Cantini Parrini), era circondata da 30 ballerini-note in costumi bianchi e neri, i ragazzi di Fattoria Vittadini e MoveOn, perché si sappia.

Erano ancora loro, 40, tra i tanti volontari-performer (250) a raccontare plasticamente le peculiarità del Bel Paese sotto colate di colori essenziali, giallo, rosso e blu, che sgorgavano da maxi tubetti sospesi: caffettiere moka, centurioni, Pinocchi, cuochi, ponti di Rialto carnevaleschi, artisti del Rinascimento, letterati.

Chiara Ameglio, Mattia Agatiello, Nikos Lagousakos e Tamara Catharino – questi i coreografi – hanno saputo movimentare al meglio centinaia di performer.

Per i boys del numero in nero e oro di Raffaella Carrà nel famosissimo A far l’amore comincia tu, perfettamente ripreso, il credit coreografico è di Macia Del Prete, napoletana, fondatrice del gruppo Trasversale, docente al Balletto di Roma, che ha lavorato con Renato Zero ed Emma Marrone e proprio con la Carrà in Carràmba! Che fortuna.

La coreografia articolata in due gruppi, la montagna e la città, al momento dell’apparizione dei cerchi olimpici con acrobati, era di Adriano Bolognino, napoletano, nome emergente della danza contemporanea di ultima generazione, sostenuto da Körper, uno dei Centri Nazionali di Produzione della Danza, e dalla titolata Fondazione artistico-umanista Orsolina28.

Ghali innominato

Intorno a Ghali, rapper di origini tunisine “pro Pal”, in bianco, pure lui innominato nella diretta di più di tre ore, che avrebbe ampiamente permesso di fare nomi e cognomi, 80 ballerini under 20 in vesti leggere si muovevano sulle istruzioni di Macia Del Prete, a formare infine la sagoma di una colomba della pace, vista dall’alto.

Gli sport invernali e i cerchi olimpici

Per i quadri degli sport invernali con 26 ballerini intorno a Sabrina Impacciatore, in abiti e costumi sportivi da sci dei tempi andati, a partire dagli anni Venti attraversando poi i decenni e le mode, in chiave musical, su tocchi pop alla Celentano, la coreografa era Beatrice Alessi.

Le forme rotanti dei pianeti, con grandi cerchi alla Oscar Schlemmer (autore Massimo Cantini Parrini) indossati da 108 performer, sotto luci colorate, erano regolate da Beatrice Alessi e dalla greca Dimitra Kritikidi.

Tra i 92 paesi della sfilata, aperta da ragazze con look e cartelli glaciali di Remo Ruffini c’era chi ha condito di piccole coreografie/danze la sua parata, come i brasiliani con la loro capoeira in divise imbottite Moncler; coreografi di tutta la sfilata sono stati Dimitra Kritikidi e Tamara Catharino.

Danza di passaporti

Nel pattinaggio artistico e di figura sul ghiaccio, la disciplina che tanto deve/somiglia alla danza, da soli/e e in coppia, i/le coreografi/e sono specialisti/e. Si é fatta notare la coppia statunitense Madison Chock e Evan Bates con una coreografia flamenca di Antonio Najarro, direttore del Ballet Nacional folklorico iberico a Madrid.

Qui la danza è stata, però soprattutto, quella dei passaporti; non essendo spendibili quelli russi, salvo per le Paralimpiadi, gli atleti hanno cambiato bandiera, per non perdere i frutti di un lungo lavoro di preparazione.

Maria Pavlova e Alexei Sviatchenko hanno gareggiano per l’Ungheria nelle coppie artistiche, dove hanno sfiorato il podio classificandosi al quarto posto.

Diana Davis, figlia d’arte dell’allenatrice Eteri Tutberidze, competeva per la Georgia con Gleb Smolkin, mentre Sofia Samodelkina per il Kazakistan.

Tre figure skaters hanno partecipato sotto la bandiera polacca: i moscoviti Yekaterina Kurakova nel singolo femminile e Vladimir Samoylov in quello maschile, e Yulia Shchetinina, nata a Nizhny Novgorod nel pattinaggio a coppie.

Danze da Arena, a Verona

L’happy end dei giochi invernali, Beauty in Action, nella cavea-tempio dell’opera lirica veronese, trasformata in una lucente bolla d’acqua gigante, nelle mani del Direttore artistico Alfredo Accatino (Olimpiadi Torino 2006, Expo Milano 2015) e del Direttore creativo Adriano Martella (Dubai, Sochi, Expo Mi) per Filmmaster Events, la regista Stefania Opipari ha utilizzato la danza come intermezzo tra Vip e famosi, atleti e autorità, annunciando però stavolta il nome dell’head of choreography, Diego Tortelli, autore residente di Aterballetto.

 

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Aterballetto, coreografo Diego Tortelli. Courtesy Filmaster Olimpiadi Milano-Cortina 2026
La danza come intermezzo

Le danze non sono state esse stesse la cerimonia, di fatto, come per l’ouverture, ma un ingrediente del ricco menu di “eccellenze dell’italianità”.

A Tortelli, che ha coreografato anche su Traviata, due momenti forti, il primo muovendo con le nuove tecnologie sagome e volti fotografati da Marco Delogu, a cui si è poi aggregato un gruppo della Scuola di Ballo dell’Opera di Roma con Ramon Agnelli al centro, scelto da Maria De Filippi per Amici, diplomato dell’Accademia Ucraina del Balletto milanese, più 16 danzatori street, in strani costumi arabo-etno-urban.

Il secondo intermezzo di danza con performer-gocce d’acqua, in calzamaglia con calotta unisex blu marezzato, tra nebbia e vapori, e violinisti in costumi barocchi, era con Aterballetto – su musica non supportiva – e con la stella volante Roberto Bolle nel ruolo della “goccia primordiale”, sollevato in aria dentro un anello di ghiaccio, dove ha volteggiato come un acrobata agli anelli o alla sbarra.

Per il successivo solo a terra Bolle, in dialogo con la pianista Gloria Campaner, ha lavorato affidandosi all’amica Stefania Ballone della Scala, su Il mondo di Jimmy Fontana.
La coreografia e movimentazione di atlete e atleti, ora tutti mescolati insieme, era poi di Laura Guglielmetto su Ennio Morricone, Nino Rota, Stelvio Cipriani, Luis Bacalov, reinterpretati dai Calibro 35.

Altre danze

Marco Boarino, regista della cerimonia di apertura, Life in Action, delle Paralimpiadi invernali, trasmessa dall’Arena di Verona, correttamente invece, dichiara – dando a ciascuno il suo – che il coreografo, per i danzatori, tra cui performer del Cirque du Soleil, gli studenti delle Accademie e atleti, è Yoann Bourgeois, mago della resistenza alla forza di gravità. Onore al merito.

 

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Yoann Bourgeois. Fonte: foto da https://urban-nation.com/

L’opening dell’inclusione, intitolato Il diritto all’amore, ispirato a Romeo e Giulietta, ma anche alle forme infinite di Escher, con un autore unico per la danza, è risultato più efficace coreograficamente dei tanti segmenti aggregati in un mix innominato delle Cerimonie Olimpiche regolamentari, a firma multipla. Con protesi e in carrozzina, come Giovannella Porzio (Re-Action Integrated Dance Company, fondata con Elena Bollati), tutte/i hanno danzato.

Le danze inclusive

Qui spiccava Daniele Terenzi, romano, 35 anni, infermiere, con una protesi transfemorale da 80.000 €, specifica per la danza, innamorato del balletto, del contemporaneo, del latino, e definito onorificamente “étoile” in quanto primo a ballare dopo un incidente devastante e un anno di fermo.

Carmen Diodato, danzatrice sorda del Teatro Massimo di Palermo, si è esibita in un solo rosso fuoco.

Simona Atzori, senza braccia, aveva danzato alle Paralimpiadi invernali torinesi nel 2006.
La compagnia Mixit di studentesse, diretta da Denise Zucca, ha animato il quadro “geodetico”, color zafferano, con puntiglio d’insieme eccellente nella precisione armonica.

Tanto volontariato, e a quanto si sa, con ben pochi mezzi per la danza in queste cerimonie piene di buoni sentimenti.
Una richiesta si impone: rispetto per coreografi, professionisti indispensabili, rispetto per chi incarna le performance, magari con un riconoscimento adeguato in solido.

Danze finali

La danza inclusiva ha i suoi modelli imprescindibili in gruppi come la pionieristica CanDoCo, compagnia “si può fare” britannica, e in tante esperienze condotte in Italia dal Festival Oriente Occidente di Rovereto e dalla Fondazione Nazionale della Danza/Aterballetto, ma è importante l’approdo nelle case di tutti sulla spinta dell’appeal olimpico.

È stata giusta, e bella, la cerimonia di chiusura paralimpica, intitolata Italian Souvenir, dallo Stadio Olimpico del ghiaccio di Cortina, a cura di G2 Eventi-Casta Diva Group con la direzione artistica del light artist Angelo Bonello e di Francesco Conticello sul sound dei Planet Funk live, incorniciando atleti da 55 paesi, nessuno escluso. Sarebbe stato del resto incomprensibile lasciare fuori dei “nemici”, russi e bielorussi, di fronte a sportivi che hanno già dovuto lottare per vincere la loro battaglia di “esclusi”. Un piccolo ponte di dialogo benvenuto.

Il cristallo di ghiaccio e la palla di neve, tipici dell’inverno, hanno ispirato grandi quadri d’insieme in bianco, con giochi di luci e proiezioni a terra di eleganza essenziale; 60 ballerini ben disciplinati e 8 danzatori con handicap, tra cui Dergin Tokmak del Cirque du Soleil, hanno composto forme e figure, spesso riprese dall’alto, semplici ed efficaci. Giorgia Greco, ginnasta priva di una gamba, ha brillato in tutina blu ghiaccio al centro della scena.

Il coreografo della cerimonia era Thomas Signorelli, attivo in tv, in teatro, nei concerti, che ha lavorato guardando “al futuro della danza come esperienza visiva totale: non solo movimento, ma linguaggio che intreccia corpi, spazio, luci e architetture, dando vita a una grande coreografia collettiva capace di unire migliaia di persone in un unico racconto”.

Le polemiche sul mantenere separate le due Olimpiadi, normo e para, con atleti mutilati di guerra; le battaglie su bandiere, simboli e scritte (soprattutto gli atleti ucraini hanno sfidato le regole “universalistiche” dell’Olimpiade), una copertura mediatica meno generalista per le para, la sala stampa non accessibile per le persone con handicap, la fiamma spenta alla fine delle normo, poi riaccesa e rispenta per le para.

Bisognerà aggiustare il tiro, d’ora in poi, fin dal prossimo paese ospite, la Francia.

Danze eccellenti forever

Restano memorabili i Giochi invernali di Albertiville 1992, con lo show-danza di Philippe Decouflé, regista e coreografo, factotum unico di una creazione bella, folle, ad oggi ineguagliata. L’eccellenza francese si giocherà al prossimo turno, dell’Olimpiade d’inverno diffusa dalle Alpi fino a Nice.

Shen Wei, cinese-americano, era stato coreografo principale – figliol prodigo riaccolto – alla cerimonia di Pechino 2008, con insiemi di perfezione impressionante e un originale quadro pittorico sull’invenzione della scrittura, anche questo impareggiabile.

Articolo aggiornato alle ore 16,17 del 18 marzo 2026