Appuntamento obbligatorio di italianità, negli anni scorsi palcoscenico di proclami socio-politici, sull’inclusione e contro la violenza sulle donne, Sanremo 2026 è stato il festival meno impegnato della storia recente, salvo i richiami benevoli alla pace, alla protezione dell’infanzia, ai valori della Repubblica, con una bella innominata tra i protagonisti: la danza. Eppure, questa, non di rado è stata l’unico elemento di vivacità e animazione intorno ai cantanti e alle canzoni non proprio orecchiabili e canticchiabili.
Canzoni e coreografie segrete a Sanremo
Si è saputo che Luca Tommassini (Roma, 1970), valorizzato da Fiorello nelle sue trasmissioni e coreografo di Sanremo 2024, sarebbe stato il coreografo per Laura Pausini, co-conduttrice 2026.
In prima serata, nessuno dei cantanti prodighi di ringraziamenti urbi et orbi ha nominato i coreografi e i danzatori: per Elettra Lamborghini, twerking queen, e il suo pezzo Voilà, omaggio alla Carrà, si sono spesi più ballerini, tra cui Rebecca Casoli, Alessia Lapomarda, Gabriele Benedetto e Gianluca D’Alò (già in Amici) in un numero senza credits rallegrando la vista con ventagli di piume, bianchi e poi neri, che deve in realtà tutto al genio di Roland Petit per la sua Musa, Zizi Jeanmaire (Mon truc en plume, 1965); già Lady Gaga aveva “ripreso” questo numero-capolavoro della rivista chic, con piume rosa, come le originali, all’Olimpiade di Parigi 2024.

Per J-Ax, con il suo brano country Starter Pack si è esibito il gruppo Milano Cheers Allstar di Benedetta Roncalli, senza spenderci una parola; per Samurai Jay (la sua hit Halo aveva avuto Vito Salamanca come coreografo) in Ossessione-merengue un piccolo gruppo ha ballato seguendo ll nuovo trend di danza phonk o simili, su musica elettronica con radici rap; per il duo LDA & Aka 7even in Poesie clandestine c’erano percussionisti e ballerine tipo twerking di contorno; già impegnato per l’advertising Tiscali, il coreografo Mario “Bobo” Nocera qui ha fatto la sua parte e poi @danceanthony ha subito pubblicato la sua sequenza ballabile su Instagram.
Raf poteva contare sulla figlia ballerina, Bianca Riefoli (Roma, 1966); al centro di una decina di danzatori, solo lei nominata in virtù del padre famoso.
Si segnala un’unica garbata eccezione: dopo aver cantato Che fastidio, Ditonellapiaga (Margherita Carducci), interprete electropop con crinolina mini, ha ringraziato, nella serata finale del festival, una chorus line femminile queer in camicia, giacca, pantaloni e occhiali, coreografata da Dalila Frassanito.
Da ultimo, dopo il festival si è saputo che è Marcello Sacchetta, napoletano doc, del team di Amici, la mente dietro al balletto-pantomima sentimentale di Per sempre sì di Sal da Vinci, il vincitore melodico di Sanremo, ora pronto per l’Eurovision: mano sul petto, dita incrociate per il giuramento, mani e braccia aperte verso l’alto-divino, indice verso di sé e verso di lei, pugno che sbatte sul palmo a timbrare l’atto ufficiale delle nozze e, per finire, mano girata a mostrare la fede matrimoniale.
Anche le nonne danzano-mimano già il tutorial, con la famosa gestualità italiana partenopea.
Per ENI, main sponsor, le danze d’insieme, geometrico-ritmiche, con al centro Virginia Raffaele, lanciano l’immagine tutta d’oro delle energie tradizionali e di quelle rinnovabili in una coreografia d’insieme, regia di Matteo Mosterts, geometrica, alla Sadek.
Mentre online, sempre per ENI, ci sono altri video danzanti-musicali con acrobati, pupari, pattinatori a rotelle. Tutto si sa, dell’agenzia TBWA\Italia, meno i credits coreografici; parrebbe che i ballerini siano chiamati ad hoc con audizioni, condotte da chi?. Unico nome, un testimonial olimpico-sanremese, Roberto Bolle.
Il segreto sulla danza
Qual è il motivo di questo segreto sulla danza? Valorizzare solo il testimonial o il cantante o il prodotto, facendo intendere che la danza nasca da sé intorno al make up, alla pasta, alle automobili, ai telefoni e all’energia elettrica, nel caso di video clip destinati all’advertising “attaccaticcio” proprio per motivetti e routine ballabili, o l’eterna noncuranza per l’arte del corpo, “minore”, ma senza la quale non ci sarebbero molti degli spot pubblicitari che infestano le reti e che sono la vera ossatura dei programmi generalisti, e ormai anche delle piattaforme, a meno di scegliere un abbonamento più costoso?
L’anno scorso Sanremo fece scoprire (sulle prime, pure lui ignoto) il coreografo Carlos Diaz Gandia, autore dei balli per Gaia, che poi inondò con i suoi tutorial TIk Tok e approdò anche nei pomeriggi RAI.
Quest’anno il ballerino top della serata cover, Timofej Andrijashenko, angelo biondo approdato da Riga alla Scala di Milano, si è esibito in una panoplia di virtuosismi, in accademico bianco, a fianco di Patty Pravo in velluto rubino, che ha cantato Ti lascio una canzone, totalmente disconnessa però dalle prodezze danzanti del partner virtuoso, preparate con la moglie étoile, Nicoletta Manni.
La dedica di Patty era invece per l’amica “Ornellik”, cioè Ornella Vanoni, recentemente scomparsa. Avrà, il bel Timofej, la stessa fortuna di Bolle, che proprio da quel palco sanremese è partito per diventare l’icona nazionale che è oggi?








