Dall’Iran, dramma al femminile

'I'm a woman. Do you hear me?' dall’iraniana Camelia Ghazali, in scena al Teatro Studio di Milano Melato. Musiche di Mehran Mirmiri.

Ci sono casi in cui si entra nel clima dello spettacolo appena varcato l’ambiente. Spesso questo accade quando il sipario è assente e gli attori sono pronti in scena, concentrati e in attesa che cali il silenzio. Una scena spoglia, due donne e un ballerino travestito da cavallo, pannelli sospesi dall’alto cielo del Teatro Studio Melato di Milano. Si spengono le luci, comincia la poesia.

Due donne e un ballerino travestito da cavallo, nella spettacolo ‘I’m a woman. Do you hear me?’, da Camelia Ghazali. Dal Teatro Studio Melato di Milano. Musiche di Mehran Mirmiri.

Scritto e diretto dall’iraniana Camelia Ghazali, una giovane degli anni ottanta, I’m a woman. Do you hear me? è la storia della condizione femminile raccontata da un gruppo di donne. In un sincopato ritmo di parole, suoni, luci, la neve scende e imbianca, le montagne immaginarie raccolgono e rimandano voci: è narrata la vita e la sofferenza. Le parole e i respiri scandiscono la narrazione di squarci di vita, magistralmente sorretta delle musiche di Mehran Mirmiri che definiscono azione e parola. Una trama-non-trama in cui le protagoniste raccontano se stesse a voci alternate, senza mai sovrapporsi. Ciascuna raccoglie il racconto precedente ma innestandovi, nello stesso tempo, il proprio.

Le protagoniste si muovono sul palco in una rincorsa fra parola e gesto, ostacolate fisicamente e simbolicamente dal cavallo. Il quadrupede è interpretato dal ballerino Soroush Kariminejad, unico maschio in scena. In una rappresentazione corale le attrici domandano ascolto e rivendicano la propria identità femminile vessata dal dolore e dalla dolorosa solitudine. Cercano la propria identità o la conoscono bene? Sono in cerca di un posto all’interno di una società potentemente maschile che non le vede, oppure sono consapevoli di esistere solo nella sperequazione? Insomma, un’umanità il cui respiro è raccolto e ascoltato dalle montagne, uniche amiche in un paese sordo.

 

Interessante la coincidenza tra questo spettacolo e la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, celebrata, a Roma (nell’ultima parte del mese di novembre). In questo contesto, a Milano, presso la Casa delle Donne, l’iraniano Praxis Theatre Group ha presentato il progetto I’m a woman. Do you hear me?, portato in Italia da Anna Piletti, responsabile dei rapporti con l’esterno del Piccolo. La sceneggiatura drammaturgica è di Toomaj Daneshbenzhadi il quale, per le sue scene scarne  (ad esempio, il gioco di ombre creato da pannelli-nascondigli), si ispira ai canoni iraniani che sono di matrice tedesca. La musica di Mehran Mirmiri richiama tonfi al cuore o macigni scaraventati da una rupe, mentre i performer-attori-ballerini rendono, senza sbavature, le poetiche dinamiche del patimento umano.

Dalla nascita alla morte, la vita è un susseguirsi di angosce. E Camelia Ghazali, con la sua dolorosa narrazione, è decisamente convincente: si cade e ci si rialza, senza mai perdere la speranza. Il futuro migliore è il respiro che si calma e il rumore, via via più lontano, delle rotelle di una valigia: una donna percossa che si sta allontanando dal suo aguzzino.

Un’attrice iraniana, esibendosi in ‘I’m a woman. Do you hear me?’ da Camelia Ghazali. Musiche di Mehran Mirmiri. Teatro Studio Melato di Milano.