Vita quotidiana, isolati ma non dal virus – Daily life, away from people not from the virus

Foto di guanti in lattice bianchi, neri e mascherine protettive contro il virus Sars-CoV2
Fotografia di Chiara Conserva/Photo by Chiara Conserva
Marzo 2020

Non sappiamo se si tratti di epidemia o pandemia. Capiremo la differenza solo dopo molto tempo: per intanto ci troviamo in una condizione mai vista, quella dell’isolamento. Siamo isolati. Siamo isole immobili che possono alimentarsi e sgranchirsi ogni tanto le gambe. Ponti tagliati con il resto del mondo, con la nostra vita costruita un mattone sull’altro. Faticosamente, in un ambiente da tempo insensibile alle differenze. Siamo ristretti nell’esercizio delle libertà, è lo stato di emergenza. Le sirene suonano, non sono ambulanze impazzite, ci ricordano che la confusione regna sovrana. E che la medicina è questione di intuito. 

Intuisco che è meglio adottare comportamenti drastici: esco solo per la spesa, con autocertificazione, le code fuori dai negozi sono la norma, guanti usa e getta, mascherina protettiva. Mi vesto per uscire, compro, in fretta torno a casa, mi lavo le mani, butto via guanti e mascherina, mi tolgo gli abiti, li metto all’aria, disinfetto tutto ciò che ho acquistato. 

Lentezza. Stanchezza. Non vedo e non sento il virus. Non so dove sia ma devo temerlo. Una specie di big brother che non mi parlerà dal televisore, non farà squillare il mio telefono. Lo temo e mi chiudo nella mia casetta. Mi sento una chiocciola impaurita, chiudo gli occhi e spero sia un pensiero sospeso nel sogno. 

Aprile 2021

Un anno dopo proviamo ad aprirci al mondo, ma senza vaccino il virus non passerà. Ci avevano detto, un anno fa, che dopo un po’ di circolazione fra gli esseri umani il virus si sarebbe spento, il sistema immunitario dell’uomo adattato al virus, tanto da produrre un’adeguata risposta. 

Invece l’ingegnoso essere cambia vestito, muta. Ci vuole il vaccino, non tempo. Anzi, più il tempo passa senza vaccinare, più il principe del trasformismo trova nuove case da abitare. Nuovi corpi da abbattere. Fuori uno, avanti un altro. Fino all’ultimo uomo sulla Terra. 

Ingegno: nome del virus? No, nome dell’elicottero atterrato su Marte (oggi 20 aprile 2021, la notizia che Ingenuity, significa ingegno non ingenuità, ha toccato il suolo del pianeta rosso). 

Ingenuità: noi rispetto al virus, e alle spesso vacue parole di virologi o sedicenti tali. Ingenuità rispetto agli interessi che orbitano attorno alla tragedia, come in tutte le tragedie italiane. Ora sappiamo non solo italiane. Tutto il mondo è paese e in molti angoli della terra ci sono quelli che si fregano le mani, che fanno affari, cinici e sporchi di sangue. 


Daily life, Isolated but not from the Virus

 

March 2020

We don’t know if it is an epidemic or pandemic. We will understand the difference only after a long time: in the meantime, we are in a condition never seen before, that of isolation. We are isolated. We are immobile islands that can feed and stretch their legs from time to time. Bridges are cut with the rest of the world, with our life built one brick on another. With difficulty, in an environment that has long been insensitive to differences. We are restricted in the exercise of freedom; it is the state of emergency. The sirens sounds, they are not ambulances gone crazy, they remind us that confusion reigns supreme. And that medicine is a matter of intuition.

I sense that it is better to adopt drastic behaviours: I only go out for groceries, with my auto-certification, queues outside shops are the norm, disposable gloves, protective masks. I get dressed to go out, shop, quickly return home, wash my hands, throw away the gloves and masks, I take off my clothes, I put them in the air, disinfect everything I bought.

Slowness, fatigue. I don’t see and don’t feel the virus. I don’t know where it is but I have to fear it. A kind of big brother who won’t talk to me on the TV, it won’t ring my phone. I fear it and I close myself up in my little house. I feel like a frightened snail, I close my eyes and I hope it is a thought suspended in the dream.

April 2021

A year later we try to open the world, but, without the vaccine the virus will not pass. They told us, one year ago, that after a while of circulation among us human, the virus would have died down, the human immune system would be adapted to the virus, enough to produce an adequate response.

Instead, the ingenious being changed clothes, mutated. We want the vaccine, not time. Rather, the more time that passes without the vaccine, the more the prince of transformism finds new homes to inhabit. New bodies to take down. Out from one, and in to another. Up until the last man on Earth.

Ingenuity: name of the virus? No, the name of the helicopter that landed on Mars (I am writing this on the 20 April 2021, the news of Ingenuity, has touched the soil of the red planet). It is called Ingenuity, not ingenious.

Ingenuousness, us compared to the virus, and to the often-empty words of virologists or self-styled ones. Ingenuousness with respect to the interests that revolve around the tragedy, as in all Italian tragedies. Now we know not only Italians. The whole world is a country and in many corners of the earth there are those who rub their hands, doing business, cynical and blood stained.