Yaya e Lennie, la recensione postapocalittica

Yaya e Lennie, la recensione postapocalittica

Un’utopia incastonata dentro una distopia

Le immagini da paradiso terreste che ci accolgono ad inizio del film si rivelano essere frutto di un grande disastro mondiale. Il luogo è da subito evidente che sia la terra partenopea ma a rivelarcelo sono solo alcuni resti e l’accento della protagonista. I due personaggi principali sono originali ed è facile empatizzare con loro. Non sono perfetti e vivono alla giornata. Spensierati come Huckleberry Finn navigano liberi, ma presto le cose cambiano. Il modo attorno a loro non è ospitale come crediamo. La loro utopica vita libera e alla ricerca della terra della musica è solo un tassello di quel mondo. La cruda realtà cerca presto di ingabbiarli. 

Un disastro generativo

Un evento apocalittico non chiaro ma legato ai tremori della terra ha causato un tracollo della società. L’uomo reagisce con la dittatura o con l’involuzione. Solo alcune piccole comunità resistono all’imbarbarimento o alla rigidità tecnocratica aiutati da un sacerdote d’eccezione Chaplin ed il suo famoso monologo in “Il grande dittatore”. Anche quello è un modo di stare al mondo cercando di mediare. 

Tra Miyazaki e l’italianità

La produzione, completamente italiana prende molto dalla mitologia Miazakiana di Nausicaa, Mononoke e l’imprescindibile Conan, il ragazzo del futuro di cui vediamo persino un poster in una delle case dei due protagonisti. Oltre alcune citazioni anche la regia sembra rifarsi a quella indole contemplativa del regista giapponese. La natura e la sua bellezza, il rigoglio della foresta come una specie di rivalsa sull’ottusità umana. Il messaggio ecologista è evidente ma anche il bisogno di un umanità meno pomposa e gerarchica. 

Crescere è difficile

I due protagonisti dovranno affrontare una dura fase della propria crescita. Dalla spensieratezza iniziale, fatta di filastrocche e immagini evocative arriveranno a scontrarsi con il peggio dell’umano ma  anche con la spietatezza del mondo selvaggio. Incontreranno amici e falsi amici. La prigione del mondo irreggimentato e la potenza cieca di una natura violentata. non ci è dato sapere se davvero arriveranno alla loro sognata terra della musica ma la speranza torna ad essere potente in loro dopo tutto quel soffrire.

Il FIlm

La produzione Mad Enterteinment è pregevole per quanto resa difficile dal covid, il film è uscito in sordina nel 2021 e soffre della scarsa distribuzione. Le musiche ben inserite sono un importante elemento di atmosfera.  La regia di Alessandro Rak è consapevole e ispirata ma la scelta del 3D ci sembra raffreddare quello spirito estetico che lo stesso Rak dimostra come disegnatore.

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FABIO FOLLA 133 Articoli
Illustratore, grafico, storyteller, sperimentatore del web, docente di Storia dell’Arte e Disegno, insegna inoltre alla Scuola di Arti applicate del Castello Sforzesco di Milano e tiene un corso di Computer Game all’Accademia di Brera. Ha esposto in varie collettive.