Silvia Paladini ha optato per la carriera medica, ma ha deciso di dedicarsi alla creazione artistica in età matura. Un’esperienza che un illustre predecessore in Paul Gauguin che iniziò ad appassionarsi all’arte del suo tempo nell’anno del suo matrimonio (1873), avendo collezionato Monet, Cézanne, Sisley e molti di quelli che poi sarebbero passati alla storia con il nome di impressionisti per loi cimentarsi nella pittura, con il supporto di Camille Pissarro e di Edgar Degas.
L’artista italiana non si è unita a nessuna corrente in voga ultimamente. La sua prima passione è la creazione dii volumi realizzati con materiali vari e lontani dalla scultura tradizionale. La sua fantasia è nel navigare su barche irreali con l’obiettivo di dare loro una dimensione poetica : non altra destinazione che quella dei sogni. Questa fantasmagorica flotta è progettata per portarci su ondee terre sconosciute. Ciò che stupisce nel suo caso è che fa riferimento al periodo tra le due guerre e le trasforma, soprattutto attribuendo loro una forma figurativa, molto stilizzata, ma tutt’altro che realistica.

Si è quindi collocata tra due direzioni che rendono le sue creazioni leggibili ed eteree. Va inoltre notato che queste sculture sono di dimensioni modeste, e possono essere considerate come oggetti decorativi. Va da sé che la stranezza del loro aspetto li allontana dai soprammobili che decoravano gli appartamenti eleganti di un tempo. È molto legata a questa ambiguità perché avrebbe potuto benissimo dare vita a volumi più imponenti senza cambiare prospettiva. È vero che tendere verso il monumentale avrebbe dato alle sue opere un significato completamente diverso. Su questa modesta scala, rimangono oggetti simbolici, quasi giocattoli metafisici. È un gioco che ha una connotazione seria e anche intensa.
Non c’è nulla di contraddittorio in questo curioso assemblaggio perché la filosofia del gioco non è necessariamente infantile o divertente, anzi. Se queste navi spettrali possono essere considerate come giocattoli, c’è però da dire che sono utilizzate principalmente per l’intrattenimento della mente. Sono quindi fatte per la riflessione, anche se questo pensiero può risultare ugualmente giocoso. Per me, ricordano le “fasi erotiche spontanee” di Søren Kierkegaard, il cui modello più brillante sarebbe la musica di Mozart e, in primo luogo, il suo Don Giovanni. Salpare, nel suo modo di fare, è ogni volta correre il rischio di salire su un barcone rimbaudiano ubriaco e partire verso orizzonti inesplorati.
L’arte per lei è quella di gettarsi nel vuoto alla ricerca di quella che sarebbe una bellezza proibita o, comunque, sfuggente nello stato di veglia. Insomma, queste navi sono strumenti per tentare il diavolo e attraversare confini che la nostra ragione ci vieta di attraversare. Lei sa che non saliremmo a bordo di questa bellezza che non è il riflesso di qualcosa che esiste, ma che riporta alla memoria le crociere o le grandi traversate oceaniche.
Silvia Paladini è ancora agli inizi. Ma sta già dimostrando di avere una determinazione molto forte. Inoltre, la sua ricerca sta procedendo ad un ritmo sorprendente. Non c’è dubbio che tra non molto sarà tra le artiste più significative del futuro non troppo lontano a Milano e non solo.







