Midjurney e gli altri, A.I. text to image

Midjurney e gli altri

Argomento principe di questi ultimi mesi è l’avvento di programmi dotati di intelligenza artificiale applicati alla produzione di immagini. Si definiscono “text to image AI”.
Midjurney, DALL-E, Stable Difusion ed altri. I risultati sono di sicuro notevoli, molto migliori di un semplice collage casuale. A partire da poche parole “Porpt” vengono prodotte e sviluppate proposte visive che, oltre ad apparire come definitivi particolareggiati (a parte le mani), possono ispirarsi allo stile di autori o correnti artistiche a scelta.

L’evento è di una portata fuori scala, sia per qualità che per quantità. Con le dovute distinzioni si è parlato di uno sconvolgimento simile all’arrivo della fotografia e del disegno digitale. Ma molto più di così. Similmente alla fotografia, minaccia di permettere a chiunque, anche a chi non abbia anni di studi alle spalle, di produrre immagini pubblicabili o comunque commercializzabili. Come l’arrivo di Photoshop permette di raggiungere effetti notevoli senza necessità di un intero laboratorio a disposizione. A questo si aggiunge la pervasività ormai totale della rete che amplifica qualsiasi interazione e accelera i processi.

Una babele visiva.

Ci troviamo di fronte ad una produzione di immagini di qualità e coerenti con le richieste senza precedenti generate in pochi secondi e immediatamente fruibili. Potremmo definirla la “Pinacoteca di Babele”, parafrasando “La biblioteca di Babele”, il racconto di Jorge Luís Borges. Una macchina, che per ora ha bisogno di indicazioni umane ma potrà facilmente farne a meno in futuro, e che sforna migliaia di immagini ogni giorno. Uno tsunami di immagini senza soluzione di continuità. Immagini sempre più accurate e originali tanto da rendere imbarazzante una vera scelta. Per chiarezza, i risultati non sono una lettura dei desideri del cliente ma, per approssimazione, è possibile avvicinarsi ad un risultato apprezzabile.

Immagini oniriche, fantascientifiche, ritratti in stile, stilizzazioni o immagini fotografiche. Non mancano svarioni da incubo allucinatorio, ma anche soluzioni sublimi e spunti su cui poter basare una ricerca. La macchina non fa ragionamenti semiologici, simbolici, allegorici o poetici, ma questo può accadere a posteriori, come se un artista decidesse di produrre migliaia di macchie casuali o dipingere con la tecnica della scrittura automatica e poi scegliesse quale di queste immagini possa essere la più significativa.
L’intervento a posteriori è sempre possibile, naturalmente, limando qua e là l’immagine. Aggiungere particolari o migliorare con la perizia quello che la macchina ancora non fa bene (come già detto, le mani).

Diritti d’autore in zona grigia.

Attraverso variabili e parametri, il bot mixa in modo incredibilmente efficace una quantità di informazioni enorme in modo da fonderle insieme in modo stupefacente.
Il processo del software si basa su un enorme archivio di immagini che comprende il lavoro di migliaia di artisti umani e foto. Questo potrebbe far nascere un problema di Copywright visto che in certi casi la copia è evidente. Ma il confine tra copia, ispirazione e citazione è, da sempre, un tema carico di mille sfumature e distinguo possibili, anche tra umani. La questione verrà, forse, regolata in futuro come è accaduto per la privacy sui social, ma questo non impedirà, a chi è sufficientemente spregiudicato, di approfittare della potenza di questi programmi per risparmiare sulla manodopera.

Per tornare, con occhio meno pessimista, al paragone con la fotografia, potremmo dire che quest’ultima non ha fatto scomparire il disegno a mano, come l’automobile non ha fatto estinguere l’equitazione e la calcolatrice non ci ha fatto dimenticare le tabelline, anche se di certo un impatto lo hanno avuto. Potremmo immaginare che questa nuova tappa tecnologica stimolerà alcune pratiche e ne disincentiverà altre. Facile immaginare i piccoli editori avvantaggiati nel poter risparmiare sulle immagini illustrative e alcuni artisti agevolati nella fase di studio del progetto sia di personaggi che di grafica e soluzioni di design.

Prevedibile anche una certa dose di reazione a questa nuova realtà ed un ritorno al disegno materico e manuale. Così come la fotografia fu detonatore dell’arte astratta come forma di ricerca alternativa, questa tecnologia potrebbe invitare artisti verso una direzione opposta, ruvida, volontariamente imperfetta e molto più visibilmente “fatto a mano”.

Qualcuno spera che, dopo un periodo di ubriacatura generale, si arrivi ad un effetto nausea come successe, ad esempio, per le immagini fatte con l’aerografo, che davano a tutte una patina di artificialità esagerata. In questo caso è però meno probabile poiché  le variazioni di stile e forme sono molto più grandi. Dal fotorealistico allo stile Picasso fino al cartoon tipo Simson o al manga.

E non solo.

La progressiva evoluzione dell’intelligenza artificiale ci avvicina, volenti o no, ad una rivoluzione culturale. Un salto di qualità nell’intendere noi e le nostre attività. Toccherà il concetto di unicità, originalità, abilità, creatività e, in definitiva, ci porterà a chiederci perché fare a mano una cosa che è possibile fare con meno fatica e in meno tempo con una macchina. La risposta sarà la stessa di coloro che preferiscono andare a Santiago di Compostela a piedi invece che con un volo aereo. Un motivo più personale, profondo, gratuito, sincero e spirituale.

FABIO FOLLA 113 Articoli
Illustratore, grafico, storyteller, sperimentatore del web, docente di Storia dell’Arte e Disegno, insegna inoltre alla Scuola di Arti applicate del Castello Sforzesco di Milano e tiene un corso di Computer Game all’Accademia di Brera. Ha esposto in varie collettive.