
Netflix porta a termine (all’ottava stagione) la serie animate più audace e controversa degli ultimi anni. “Big Mouth”, creata da Nick Kroll, Andrew Goldberg, Mark Levin e Jennifer Flackett, affronta un territorio raramente esplorato con tanta franchezza (e un pò di sfacciataggine) la pubertà in tutta la sua goffa, imbarazzante e universale realtà.
Una Premessa Coraggiosa
La serie segue le avventure di Nick Birch e Andrew Glouberman, due tredicenni alle prese con i cambiamenti fisici ed emotivi dell’adolescenza. Ma ciò che rende “Big Mouth” unica è l’introduzione dei “Mostri dell’Ormone” – creature fantastiche che rappresentano gli impulsi sessuali e le pulsioni adolescenziali di ogni personaggio.
Umorismo Senza Limiti
Il punto di forza della serie è indubbiamente il suo approccio privo di tabù. Kroll e il suo team non si tirano indietro davanti a nessun argomento: dalla masturbazione alle prime cotte, dai cambiamenti corporei alle dinamiche familiari disfunzionali. L’umorismo è spesso crudo e diretto, ma mai gratuito. Ogni battuta serve a normalizzare esperienze che tutti abbiamo vissuto ma di cui raramente parliamo apertamente.
Oltre la Provocazione
La serie affronta questioni come l’identità sessuale, il bullismo, la depressione adolescenziale e i rapporti intergenerazionali con i due aspetti, irriverenza e maturità che vanno a braccetto. Non sempre in modo equilibrato.
L’evoluzione dei personaggi attraverso le stagioni è notevole: Jessi Klein diventa sempre più stratificata nella sua rappresentazione dei traumi adolescenziali femminili, mentre personaggi come Missy e Jay esplorano rispettivamente identità razziale e orientamento sessuale con delicatezza sorprendente.
Limiti e Controversie
Non tutto funziona perfettamente. Alcuni episodi cadono nella ripetitività, e occasionalmente l’umorismo scivola nel territorio del cattivo gusto senza un reale scopo narrativo. La serie può risultare troppo alla ricerca dello scandalo in alcuni momenti.
L’animazione, pur distintiva, non è tecnicamente raffinata quanto altre produzioni Netflix e il design dei personaggi , riconoscibile ma non prettamente armonico rende la visione agrodolce.
Rilevanza Culturale
“Big Mouth” arriva in un momento storico in cui l’educazione sessuale è più necessaria che mai. La serie colma un vuoto nell’intrattenimento, offrendo ai giovani (e agli adulti) uno specchio onesto delle proprie esperienze formative. È una lettera d’amore alla goffaggine universale dell’adolescenza, raccontata senza pietà ma con profonda empatia.
Verdetto Finale
“Big Mouth” non è per tutti, e probabilmente non vuole esserlo. È una serie che divide, provoca e, nel migliore dei casi, aiuta a processare i traumi condivisi dell’adolescenza attraverso la risata liberatoria. Per chi riesce a superare l’impatto iniziale della sua franchezza, offre una delle rappresentazioni più oneste e terapeutiche della pubertà mai portate sullo schermo.
Interessanti anche i brani musicali, in più di una occasione capaci di bonificare argomenti complessi.
Una serie necessaria che trasforma il disagio adolescenziale in arte comica, dimostrando che a volte ridere di noi stessi è il primo passo per accettarci.
Consigliata per: Adulti con senso dell’umorismo maturo, genitori in cerca di spunti per parlare con i figli adolescenti, chiunque voglia rivisitare i propri anni più imbarazzanti con una nuova prospettiva.
Sconsigliata per: Spettatori facilmente offesi da contenuti sessuali espliciti, chi preferisce commedie più tradizionali.
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