Da Macbeth all’Inferno
Corrado d’Elia riscrive il dramma shakespeariano Macbeth e gli conferisce un’atmosfera inquieta attraverso una narrazione simbolica caratterizzata da una radicale reinterpretazione dei ruoli. L’opera, come suggerisce il titolo Macbeth, Inferno, non cambia pelle, ma si trasforma in uno spazio claustrofobico nel quale regnano simboliche fiamme infernali. Là si trovano miseramente a convivere l’aspirante re di Scozia e la sua Lady adoperandosi con ogni mezzo per la conquista della corona. I due protagonisti sono la personificazione del male che, nel testo di d’Elia, non rimane confinato a elemento della narrazione, ma si fonde nello spazio scenico e diventa la cifra dominante della messa in scena, un tangibile stato d’animo.
Simboli e un nuovo baricentro
La lunga opera di Shakespeare è concentrata da d’Elia in poco più di un’ora di spettacolo. La novità della scrittura è lo spostamento della tensione narrativa sul piano evocativo e simbolico sin dalle fasi iniziali: l’autore apre la pièce con una scena dal forte impatto visivo nella quale a essere richiamato è l’inferno interiore dei personaggi. La loro angoscia e la discesa nella follia è data dal veloce ritmo di buio e luci che illuminano fioche figure umane sofferenti, mute sagome urlanti.
Luci, suoni e scenografie contribuiscono a creare un ambiente ossessivo, dove il confine tra realtà e allucinazione è invisibile. Gli oggetti di scena e i costumi sono ridotti all’essenziale, il male è l’elemento ricorrente, richiamato dalle ombre e dai movimenti dei corpi degli attori in scena. La dimensione psicologica domina rispetto agli effetti visivi espliciti; il sangue, la follia, il desiderio di potere, sono rappresentati attraverso gesti e atmosfere intenzionalmente scure.
Lady Macbeth, il fulcro
Ma se le atmosfere cupe sono una costante del dramma di Shakespeare, la scelta più originale della scrittura di d’Elia sta in un altro distacco dal testo del Bardo di Avon. Se nell’originale shakespeariano Macbeth è il fulcro dell’azione, qui Lady Macbeth diventa il vero cardine della tragedia, il motore di ogni azione. La sua ambizione, la sua capacità di manipolazione, fino alla sua discesa nella pazzia, sono centrali, tanto che lo spettatore può percepire il dramma attraverso il suo punto di vista.

Questa inversione di prospettiva permette di esplorare con maggiore profondità la psicologia femminile e il tema del potere, offrendo una lettura contemporanea e provocatoria del testo.
Una messa in scena sempre tesa
La regia di Corrado d’Elia conferisce al racconto una forte tensione emotiva rafforzata da un ritmo serrato, sorretto dalle ottime interpretazioni degli attori. Ogni gesto e ogni parola sono carichi di significati in un flusso di azioni fra realtà, incubo, allucinazioni, nel quale gli attori si muovono nel rispetto dei millimetrici tempi scenici.
La scrittura scenica è sempre tesa e suggerisce, più che mostrare, il disfacimento morale dei protagonisti principali la cui emotività si esprime attraverso una recitazione intensa e misurata, volta alla ricerca di una verità psicologica verosimile. L’interpretazione dell’ensemble di attori diventa un’esperienza sensoriale totalizzante in cui parola, corpi, luci e suoni si fondono in un unico, potente racconto.
La centralità di Lady Macbeth
Lady Macbeth, personaggio centrale, è enfatizzata dalla presenza scenica dominante e per la profondità delle sue azioni. A interpretarla è Chiara Salvucci che riesce a incarnare la bramosia della donna per il potere in una perfetta sintesi di equilibrio fra recitazione, movimenti, uso della voce. La Salvucci interpreta, infatti, Lady Macbeth con gesti misurati, sguardi intensi. La voce ora tagliente, ora fragile, emblema della sua follia, non è mai urlata. L’attrice fa uso di silenzi, di esitazioni e di movimenti minimi, ciò che rende il personaggio profondamente umano e al contempo tragico.
La regia di d’Elia approfondisce la psicologia di Lady Macbeth, mettendo in luce le sue ambizioni, i suoi tormenti e la sua progressiva discesa nella pazzia. Chiara Salvucci è spesso posta al centro della scena, sia fisicamente che simbolicamente; ciò fa di lei la quintessenza del potere e della colpa. Ella domina Macbeth, lo influenza, ne guida l’azione, e con sé lo trascina nella paranoia, sino alla rovina.

Macbeth è d’Elia
Corrado d’Elia interpreta Macbeth con una presenza scenica magnetica e spaesante, alternando momenti di furia a pause cariche di inquietudine e silenzio. La sua voce, spesso accompagnata dai suoni ancestrali, diventa strumento di evocazione: ogni parola risuona come parte di un rito, amplificando l’effetto penetrante della messa in scena.
Con uno stile recitativo maturo, che unisce classicità shakespeariana e modernità, l’attore coinvolge lo spettatore in un viaggio emotivo profondo, dove il confine tra realtà e allucinazione si dissolve.
Luci e suoni sono parte della drammaturgia
L’uso delle luci è parte viva della drammaturgia, capace di suggerire stati d’animo, tensioni e trasformazioni interiori dei personaggi. Ma non solo: d’Elia, attraverso l’illuminazione, genera continui mutamenti nella la percezione degli spazi e dei corpi in scena, determinando un senso di spaesamento e inquietudine.
Le luci diventano così uno strumento per raccontare ciò che il testo non dice: evocare il tormento, la paura e il desiderio di potere che animano i personaggi. Lo spazio scenico è frammentato attraverso la creazione di zone d’ombra, evocativi del male o della follia, o di coni di luce diretta improvvisi per mettere in risalto l’abisso interiore dei personaggi.
I suoni cupi e distorti insieme alle musiche – che d’Elia sceglie spaziando dal pop all’elettronica – contribuiscono a creare un’atmosfera sospesa, inquietante che proietta in un viaggio all’interno della mente dei personaggi. Gli effetti sonori evocano simboli come il battito del cuore, il trascorrere del tempo, il fuoco. Questi suoni non sono mai realistici, ma sempre filtrati e deformati in funzione dell’obiettivo di rappresentare in forma rituale la proiezione di una mente in forte disagio interiore, più che la realtà che la circonda.
Nel Macbeth, Inferno di Corrado d’Elia il confine tra vittima e carnefice si fa sottile risultando una intensa e contemporanea riflessione sul male e sul potere, sostenuto da una scrittura che non tradisce l’originale ma che ad esso aggiunge una lettura più contemporanea e femminile del dominio e della responsabilità.
Machbeth, Inferno
da William Shakespeare
progetto, adattamento e regia Corrado d’Elia
con Corrado d’Elia, Chiara Salvucci, Marco Brambilla
e con Sabrina Caliri, Irene Consonni, Tommaso di Bernardo, Edoardo Montrasio, Denise Ponzo, Diego Saponara
assistente alla regia Marco Rodio
scene Fabrizio Palla
grafiche Chiara Salvucci
tecnico luci Francesca Brancaccio
tecnico audio Davide Andreozzi
produzione Compagnia Corrado d’Elia
Andato in scena dal 23 ottobre al 2 novembre 2025, MTM Teatro Leonardo, Milano








