La danza è un ponte

La danza è un ponte, Go!25
Gorizia e Nova Gorica, il festival Go!25

La giovane danza si è presentata a Gorizia e Nova Gorica, che non da oggi collaborano felicemente nel campo delle arti teatrali, superata la politica dei blocchi contrapposti.  Quest’anno la relazione si è sviluppata in maniera più ampia sul territorio, come Capitale Europea della Cultura congiunta, con una preziosa declinazione transfrontaliera in un cartellone diffuso di musica, cinema, letteratura, editoria, dal titolo Go!2025 e Go!2025 and Friends.

Manifesto di Lorenzo Mattorri per Go!25. Ph: https://goriziaoggi.news/2024/10/22/annunciati-i-primi-nomi-di-go2025-e-go2025friends/
A Gorizia, Go!25

La danza, dal 2017 quando Gorizia ospitò la NID, piattaforma nazionale italiana della nuova danza, è diventata un focus vivacissimo su quel confine storicamente cruciale, a cura del Centro di Produzione Teatrale Artisti Associati. Questo è diretto da Walter Mramor, che opera spesso e volentieri d’intesa con Marko Bratuš, direttore artistico di SNG Nova Gorica dal fronte sloveno, e che programma ogni anno il festival Vis a Vì, nel contesto della promozione del settore nel Circuito Danza del Friuli Venezia Giulia.

La danza è un ponte, Go!25
Teatro Nazionale Sloveno di Nova Gorica. Ph: Sngng, via Wikidata, CC BY-SA 4.0
Una nuova vetrina per la danza

Questo prezioso ponte che con la danza supera le contese e le chiusure del passato, sintetizzato nell’affiche di Lorenzo Mattotti, è diventato il simbolo di una vetrina illuminante sullo stato dell’arte, ospitando Spring Forward Festival, dance across Europe/Aerovawes, che ha occupato in aprile tutti gli spazi teatrali di Gorizia, dal Teatro Verdi alla Kulturni Dom al Kulturni Center Lojze Bratuž all’Unione Ginnastica, oltre all’armonioso teatro moderno di Nova Gorica.

Giovani da tutta Europa, estetiche variegate

Una marea di bella gioventù europea, vegetariana, vegana, attenta all’ambiente, con le sue fiaschette per l’acqua no-plastic e gli zaini in materiali riciclati, ha trovato più momenti di incontro, con targhetta identificativa al collo, inseguendo un ventaglio di tanti spettacoli al giorno, specchio di tendenze interessanti, al di là delle abituali riserve sulle scelte derivate dalle procedure di selezione in più step. Tante le correnti e le estetiche in campo, tutte ben rappresentate, riconoscibili per temi/aree, ma anche non di rado in variegato mix tra loro.

Per lo più soli e duetti, cioè piccoli formati ma di durata canonica, a Gorizia gli appuntamenti in scena volevano rappresentare ll’essenza della cultura europea- ha detto Stojan Pelko, responsabile di Go!2025, annunciando che la prossima edizione sarà in Portogallo. Roberto Casarotto, condirettore della rete Aerowaves ha ricordato che il festival è la punta di un iceberg di lavoro costante, formativo su tutti i fronti ed “ecumenico”.

La danza 2025 è stata davvero transfrontaliera e articolata in ogni forma, per unire le culture che abitano l’Europa.

Ecco le tendenze in campo:
Parola e danza

Live! Not to be missed di Paxton Ricketts, nato in Danimarca e cresciuto in Canada, per/ con Keren Leiman, australiana nata in Zimbawe, in rappresentanza dell’Olanda (Korzo Theatere Den Haag), si innesta per contrasto sulla musica di Dolly Parton (tra cui la notissima Jolene), diva country. Karen, formata al balletto in Svizzera e Germania, danzatrice per il Nederlands Dans Theater, è eccellente come narratrice e come danzatrice, davvero polivalente e capace di tenere la scena da sola esibendo ogni genere di abilità.

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Keren Leiman in “Live! Not to be missed”. Ph: https://www.volkskrant.nl/cultuur-media/mooi-om-keren-leiman-zo-sterk-te-zien-performen-in-deze-theatrale-solo~bc422e79/

After All (FR/UK) di e con Solène Weinachter, formata a Lione e a Londra e basata in Scozia, è un magnifico solo, intriso di ironia, dove la parola flirta con le gioie – anche queste ci sono – e i dolori dei funerali, tra riflessioni, memorie, pensieri ad alta voce, e balli luccicanti di lustrini.

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“After All” di e con Solène Weinachter. Ph: http://www.soleneweinachter.com/after-all.html

Work in progress di Camelia Neagoe, dalla Romania, con Eva Danciu e Mariana Gavriciuc, parla del lavoro delle donne, dei meccanismi di potere, delle aspirazioni e delle battaglie; qui si scherza e si lotta, tra banane e coppe di premiazione.

Figura e sport

Glory Game di Dominik Więcek, dal Teatr Komuna Warszawa polacco, è un lavoro figurativo, che ricorda come il nascente cinema abbia subito rappresentato le Olimpiadi offrendo una nuova e diversa visibilità al corpo; mimare al ralenti i gesti di sfida e di trionfo davanti alla macchina da presa prende oggi un senso potente di fronte al dilagare di immagini in movimento dai social sui device da tasca che ci fanno da protesi o di cui siamo la propaggine umana.

Anche David Zagari/Hypercorps, svizzero, guarda allo sport e alla pole dance in Le piquet, dove sfida la gravità come un astronauta.

Ginnico-sportiva pure la proposta svedese di Waterkind-Land Before Time, team composto da Joanna Holewa Chrona e Yared Tilahun Cederlund, nato a Stoccolma, street dancer e pure DJ e producer, che mescola improvvisazione, freestyle e popping.

IHOPEiWILL di threeiscompany & Jaro Viňarský, dalla Slovacchia, avvolge la performer, Soňa Ferienčíková, e un gruppo di spettatori posti sul palcoscenico nonché l’ingresso nella sala teatrale in un intreccio di corde tra cui muoversi, tessendo la propria ragnatela.

Ancora corde per Silueta Burti di Artūrs Nīgalis con Mārīte Supe, dalla Lettonia, striscianti e serpentine a terra o aeree da scalare, e poi da indossare, da far risuonare con cui danzare.

Nuova Europa

In rappresentanza della Finlandia con Neon Beige Alen Nsambu, aitante figlio dell’immigrazione, con radici angolane, seduce con un’attitudine performativa senza limiti, compreso il vogueing con clamorosi stivaloni di vernice rossa, mostrando le sfaccettature di un’identità composita e seducente, pluri-identitaria con spregiudicatezza.

The Body symphonic di e con Charlie Khalili Prince, di fonte olandese, mette in risalto la personalità di un performer-musicista libanese, accompagnato da percussioni, in specie di matrice iraniana, di Joss Turnbull, basato a Berlino con sample vocali mediorientali.

Black dell’ivoriano Oulouy, dalla Spagna dove vive, è un energico solo politico, che rinvia al genio africano per il ritmo e la danza, usando da virtuoso elementi di street dance, coupé-decalé, afrohouse, azonto, krump, ndomboló, a contrasto con i video delle tante persecuzioni subite e delle tante lotte affrontate per affermare eguali diritti della gente non bianca.

Shiraz di Armin Hokmi, già teatrante in Iran, proposta di Germania-Norvegia, su musica che farebbe pensare alla danza araba, cosiddetta “del ventre”, mette invece in risalto un gruppo sincronico-minimalista in costumi simil-etnici abili nel gestire un tessuto di passi ripetitivo e ipnotico.

Donne e queer

Mercedes máis eu della galiziana di Barcelona Janet Novás, in arrivo dalla Spagna, mixa danza, quasi in trance, e musica live, prodotta da una percussionista vocalist a-gender incisiva, Mercedes Péon, magnetica e inquietante compositrice e performer.

Dalla Norvegia due DJ gemelle, le asiangirlsonly, e due danzatrici, Lisa Colette Bysheim e Katrine Patry, in clima disco-dark regalano al pubblico una bella satira sul tema della seduzione in Blue Carousel, decostruendo la binarietà dei generi e i riti del flirting, mentre mostrano senza remore i desideri corporei che esplodono di notte.

Dalla Croazia Matea Bilosnić si interroga su cosa resta dopo la danza e dopo di noi, in dialogo con una scatola mobile, sonora e luminosa, che sferza il corpo e ne intercetta le traiettorie.

Estetiche non conformi a Go!25

Lampyris Noctiluca, ovvero la lucciola, di e con l’italiano Aristide Rontini sboccia con linee innovative, nel gestire una fisicità asimmetrica, per via di un avambraccio mancante, delineando forme eleganti nel torso virile. Poi le questioni identitarie prendono con minor incisività il sopravvento, le stesse che nutrono babes di Gergő D. Farkas (Ungheria-Svezia) incentrato sulle “esperienze sensuali” che abitano oscuramente un corpo androgino “più che umano”.

Teatrodanza

Corpi non giovani, quelli dell’attore Mikel Murfi e di Finola Cronin, già danzatrice con Pina Bausch, si sfidano e affermano la loro fiera indipendenza nell’amena pièce di Tanztheater Dancing like a Bomb di Junk Ensemble dall’Irlanda.

Teatrodanza anche in Gush is Great, per Danse Élargie dalla Francia, con un quintetto che avanza lentamente in proscenio rivelando via via oggetti di ogni genere nascosti nei cappotti, ricordando un po’ la poetica di Maguy Marin.
La pièce-inno alla lentezza è firmata da un collettivo che unisce performer provenienti da Opéra de Paris, CCN, P.A.R.T.S., CobosMika, Conservatoires Supérieurs de Danse, centro formativo Coline di Istres.

Geopolitica

Contrabbandieri dilettanti/Amaterski Tihotapci di Silvia Gribaudi e Andrea Rampazzo con gli strepitosi performer di En Knap (Italia-Slovenia) racconta del tempo in cui si inventava ogni trucco per avere, dall’Ovest, gli agognati jeans, e anche le sigarette e qualsiasi altro bene di consumo, mancante a Est. Parlano, scendono tra il pubblico, lo trascinano insieme a loro, in un coinvolgimento spontaneo, con un gran piacere condiviso nel rivivere un pezzo di storia europea pescando nei ricordi della gente comune. Giusto farlo conoscere ai giovani d’oggi, con quello spirito leggero che contraddistingue la coreografa torinese e i suoi lavori.

Nightclubbing

Dalla Grecia apre le danze elettriche della notte Sirens firmato dalla poliedrica Ermira Goro per una coppia, Chara Kotsali e Adonis Vais in rosso, ossessionata dal potere esaltante, con ripetizioni che accumulano energia fino alla trance, della libertà di entrare nel cuore dell’eros e del sogno sulla musica originale di Jeph Vanger.

La Svizzera neutrale e l’Africa

Happy Hype dei ginevrini OUINCH OUINCH con Mulah, una strepitosa DJ-maga danzante alla consolle, getta gli astanti in un’atmosfera da clubbing rovente, con piccanti provocazioni krump, occupando tutto lo spazio, in orizzontale e in verticale, in abiti-costumi di gusto black dandy più che mai attuale. Il concept multinazionale è di Marius Barthaux, Karine Dahouindji, Simon Crettol, Nicolas Fernando Mayorga Ramirez e della stessa Mulah. E Pro Helvetia sostiene i tour del gruppo.

La danza è un ponte, Go!25
Ph: http://www.ouinchouinch.com/happy-hype-ang.html
Go!25, la danza che unisce

Con loro, trascinatori irresistibili, tutti devono ballare: è il gran finale di un festival che punta su coesione e amicizia, e sfida anziché guerra, come accade nelle danze etniche africane e nelle battle urbane, dove ognuno a turno esce dal gruppo per esibire la sua bravura personale con orgoglio. La musica elettronica trionfa, dopo aver nutrito tutta la danza di Go!25 come un possente motore dell’azione, condivisa in tutta la nostra Europa, risonate di bit e di luci d’ogni colore.