Italy, the current counter dance – In scena la controdanza

la foto a colori mostra quattro ballerine che danzano su un palcoscenico vestite in abiti sportivi neri e rossi, indossano infatti top e pantaloni corti da runner
The dancing truck (Le ragazze in rosso), compagnia Eko D.P.

Beat

Beat – for a single dancer on the stage, Margherita Elliot – could be deceiving. Yet another research alone? Would this be a performance of a chic cubist? We should say, better, an example of shared creativity among artists.

Beat, with its flat title, combines solid structure with the ability to improvise within it. A well known processing for to jazz players, well available for an intense performer, rhythmically exact, precise in the face, gesture and body, as the Italian Margherita Elliot actually is.

la foto a colori mostra una ballerina su un palcoscenico in scarpe da ginnastica, shorts bianchi larghi da runner e giacca sportiva bianca e grigia
Beat (La ragazza sola – Margherita Elliot), festival Interplay

But other specialists are involved as far as the sound and the lights are concerned. Margherita, with English studies, is therefore not alone, but in a trio with the talented DJ Martha-Anna Bolena, and with the light designer Seth Roock Williams, capable of creating a refined habitat of colored backgrounds that evoke the paintings of Mark Rothko. This device is activated by the knowing looks of the three protagonists at each other.

During its intense 50 minutes, the performance is based on the continuous reinvention of yourself, which is a mark of generation Z. Beat, the grand finale of the 2021 edition of the Turin Interplay Festival, which is in connection with many other international partners and which offered, this year, some live and streaming shows. It is characterized by the couple Igor (Urzelai, a asque) & Moreno (Solinas, a Sardinian), dancers and choreographers in complicity.

A dancing thought

First of all, the “beauty of thought” is the added value for these interesting dances: works that stand out in the panorama of the new authority. Embodying Women’s empowerment is another commandment of young dancers; “Stretching one’s arms again” by and with Beatrice D’Amelio and Lucrezia Gabrieli, both on pointe, but in absolute green and blue pants, to quote Rothko again. Or Ara! Ara!, in blue and yellow, by Ginevra Panzetti and Enrico Ticconi, 50 minutes stolen with dexterity from the flag-waving technique.

Pure Juliet Juliet Juliet – like “a rose is a rose is a rose” – for MM Contemporary Dance. It is marked by the same choreographic couple; “ and also The Dancing Truck” by Simona Rinaldo in Genoa for the Vietato Ballare review of the Teatro della Tosse throws four warrior girls from Eko Dance Project on the source of the port.

Struggle dance

Every dance, even the coldest, is a political thought. Balletto Civile by Michela Lucenti with her “Sons of a drunken God”, created in lockdown and then on tour from Cremona to Turin (Astra), to Montepulciano, Rovereto, Milan (at the Strehler theater), Palermo. Michela confirms herself as the most combative artist of the committed theater-dance (this time with music by Claudio Monteverdi), Barbara Strozzi, Salomone Rossi, Isabella Leonarda.

On stage there is also the 76-year-old father of the choreo-director and a 9-year-old boy at his debut. The theme is “the sensuality of desperate bodies”, the splendor of the survival force, animal and spiritual, for anyone, man, woman, youngsters, old, white, black, all this witnessing to the joy and pain of the world.


In scena la controdanza

Beat, primo esempio di controdanza

Beat, per un’unica danzatrice in pedana – Margherita Elliot – potrebbe trarre in inganno. L’ennesimo solo di ricerca? La performance di una cubista chic? Piuttosto un esempio di creatività condivisa tra artisti.

Beat, con il suo titolo piatto, combina una solida struttura con la possibilità di improvvisare al suo interno. Una procedura, ben nota ai jazzisti, che funziona bene per una performer intensa, ritmicamente esatta, precisa nel volto, nel gesto e nel corpo, appunto l’italiana Margherita Elliot.

Ma questo vale anche per chi crea il sound e le luci, interagendo dal vivo.

Margherita, con studi inglesi, non è dunque sola, ma in trio con la talentuosa dj Martha-Anna Bolena, e con il light designer Seth Roock Williams, capace di creare un habitat raffinato di campiture di colore che evocano i quadri di Mark Rothko. Ad attivare questo dispositivo sono gli sguardi d’intesa dei tre protagonisti tra di loro.

L’assunto dello spettacolo, 50’ tesissimi, sur place, è la reinvenzione continua di sé, tratto distintivo della generazione Z. Beat, gran finale dell’edizione 2021 del festival torinese Interplay, che fa rete con molti altri partner internazionali e che quest’anno ha offerto alcuni spettacoli sia live sia in streaming. È firmato dalla coppia Igor (Urzelai, basco) & Moreno (Solinas, sardo), danzatori e coreografi in complicità.

Pensiero che controdanza

È anzitutto la “bellezza del pensiero” il valore aggiunto di queste danze incisive, con alcuni lavori che spiccano nel panorama della nuova autoralità. Incarnare il Women’s empowerment è un altro comandamento delle giovani danzatrici; Stretching one’s Arms again di e con Beatrice D’Amelio e Lucrezia Gabrieli, entrambe sulle punte, ma in pantaloni, in verde e blu assoluti, citando ancora Rothko. Oppure Ara! Ara!, in blu e giallo, di Ginevra Panzetti e Enrico Ticconi, 50’ rubati con destrezza alla tecnica degli sbandieratori.

Pure Juliet Juliet Juliet – come “una rosa è una rosa è una rosa”- per MM Contemporary Dance, è firmato da questa stessa coppia coreografica. The Dancing Truck di Simona Rinaldo a Genova per la rassegna Vietato ballare del Teatro della Tosse getta quattro ragazze guerriere di Eko Dance Project sul fonte del porto.

Controdanza di lotta

Ogni danza, anche la più fredda, è pensiero politico, quindi è controdanza. Balletto Civile di Michela Lucenti con il suo “Figli di un Dio ubriaco”, creato in lockdown e poi in tour da Cremona a Torino (Astra), a Montepulciano, Rovereto, a Milano (allo Strehler), a Palermo. Michela si conferma la più battagliera artista del teatro-danza impegnato, stavolta su musica di Claudio Monteverdi, Barbara Strozzi, Salomone Rossi, Isabella Leonarda.

In scena anche il padre 76enne della coreo-regista e un ragazzino di 9 anni al debutto. Il tema è “la sensualità dei corpi disperati”, lo splendore della forza di sopravvivenza, animale e spirituale, per chiunque, uomo, donna, giovane, anziano, bianco, nero, tutti testimoni della gioia e del dolore del mondo.

http://www.ballettocivile.org/it/scheda/figlidiundioubriaco/

ELISA GUZZO VACCARINO 64 Articoli
Laureata in filosofia, ha insegnato storia ed estetica della danza in università italiane e straniere e alla scuola di ballo della Scala di Milano. Si occupa di danza per Quotidiano Nazionale, periodici e riviste specializzate, scrivendo anche libri. Collabora con la Biennale Danza di Venezia e il Premio Carla Fendi di Spoleto.