leftovers, la recensione svanita

leftovers, la recensione svanita

 

Tra le serie da recuperare più interessanti leftovers di HBO, ci rimanda alle atmosfere rivolte all’inconoscibile che già furono di LOST.

In effetti è Damon Laurence Lindelof (sceneggiatore per l’appunto di Lost) a reinnestare in leftovers, miniserie di 3 stagioni, tutti i temi più esistenzialisti e filosofici oltre che religiosi e mistici presenti nella precedente esperienza. 

 Antiscientifico

Qualcuno ha intravisto nella trama una serie di posizioni che sfidano il pensiero scientifico. L’evento scatenante del racconto è la scomparsa del 2% della popolazione mondiale avvenuto il 14 ottobre. Un evento unico irripetibile e senza cause plausibili. Un evento antiscientifico che sfida ogni comprensibilità. Tanto più che coinvolge indiscriminatamente le persone più diverse. Una grandissima domanda ci trascina quindi nel racconto. 

 Elaborazione de lutto in tutte le sue salse

Subito dopo l’evento abbiamo a che fare col trauma. Il lutto in tutti i sensi possibili. figli piccoli. feti e intere famiglie. Coppie distrutte e comunità sconvolte. Il sentirsi abbandonati da Dio e dalla fede. Ma c’è anche il lutto della perdita di coscienza anche se rimane il corpo, il lutto per la perdita dell’illusione di aver capito la vita. Ogni personaggio si scontra a modo suo con questo muro invisibile. Orfani di una spiegazione brancolano tutti alla merce di sette, santoni e sedicenti DIO.

Il come ma non il perchè

Nella terza stagione di leftovers si arriva, senza troppa sicurezza ad un possibile come ma non al perchè. Ed in effetti la domanda iniziale si perde completamente nello scorrere delle vite dei protagonisti che sono il vero fulcro della trama. Le loro angosce, paure insicurezze ed esplorazioni sono il vero corpo del racconto.

Nell’ottica del senso di  perdita anche alcune linee narrative e personaggi promettenti che vengono abbandonati in pochi secondi fanno vivere allo spettatore lo stesso vuoto inspiegato.

In definitiva un occasione per confrontarsi con il grande tema dell’inconoscibile e la ristrutturazione del nostro senso di onnipotenza. Eccezionale la scena della spiegazione finale, straziante e catartica.

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FABIO FOLLA 118 Articoli
Illustratore, grafico, storyteller, sperimentatore del web, docente di Storia dell’Arte e Disegno, insegna inoltre alla Scuola di Arti applicate del Castello Sforzesco di Milano e tiene un corso di Computer Game all’Accademia di Brera. Ha esposto in varie collettive.