La regina degli scacchi, recensione arroccata

 

Riuscire a fare degli scacchi il centro di una miniserie con personaggi complessi e tratteggiando una realtà privata ed una pubblica ricchi e sfaccettati è un impresa ammirevole.

In questa piccola-grande storia troviamo i tormenti di una ragazza geniale ma con una vita problematica. Vediamo anche un panorama, quello degli anni ’60, leggermente rivisitato. I temi della guerra fredda, della contestazione giovanile e della moda attraverso gli occhi di una inedita campionessa di scacchi, arroccata nella propria ossessione. L’ossessione che la conduce e la sorregge come una zattera nei flutti del grande mondo che non conosce è una scacchiera. Uno spazio delimitato, un teatrino di ruoli definiti, una serie di regole ben precise, perfette, che si scompongono e si ricompongono formando architetture tattiche complessissime. Lei, in quel piccolo mondo, è regina e dea. 

Il volto di Elizabeth Harmon, la protagonista, è Anya Taylor-Joy che, con uno sguardo avvolgente, sostiene egregiamente i molti primi piani dovuti alle inquadrature necessariamente strette attorno al tavolo di gioco. 

A fare da contorno ai personaggi che sembrano pensati per scardinare i preconcetti di tanti film di genere. Un custode dell’orfanotrofio (in principio inquietante e taciturno) che invece di essere molesto si rivela un maestro zen. Una compagna di camerata che diventerà una fata madrina, una serie di compagni scacchisti originali e sinceramente attratti dalla di lei misteriosa aura di intoccabilità. Poi una madre adottiva con un disagio profondo ma capace di accompagnarla nel suo percorso di crescita nella disciplina. Ed infine un avversario monolitico e straniero che mostra, a sorpresa, umanità e calore paterno. Il rapporto con le figure genitoriali è, infatti, uno dei vuoti della protagonista. Alcolismo e psicofarmaci sono altri grandi problemi che si frappongono come trappole lungo il suo  percorso. 

Tornei sempre mostrati con una competenza registica e una solidità tattica avvincente e ben composti. Ambientazioni elaborate e snodi di trama sempre convincenti. Fotografie e costumi notevoli.

Bellissima la scena finale che sancisce la  sua conquistata capacità di stare insieme agli altri finalmente a proprio agio e sicura di essere giusta e nel posto giusto. 

vedi anche:

https://www.imdb.com/title/tt10048342/

FABIO FOLLA 97 Articoli
Illustratore, grafico, storyteller, sperimentatore del web, docente di Storia dell’Arte e Disegno, insegna inoltre alla Scuola di Arti applicate del Castello Sforzesco di Milano e tiene un corso di Computer Game all’Accademia di Brera. Ha esposto in varie collettive.