Fuori dai denti/La mano e l’Ucraina

Fuori dai denti/La mano e l’Ucraina

Domando: non è che sia proprio l’aver trascurato il primo strumento che ci ha regalato domeneddio che abbia spianato la strada verso Enola Gay e relativo carico? Come fermare quel tremendo dispositivo e chi se ne serve? Forse non c’è più tempo, ma la butto lì: tornare alle mani, a torcere il collo ai polli con le proprie, non con quelle di un altro. Come gli antichi vorrei scrutare le sue viscere: parlano di morte, mi regalano la coscienza che la morte mi accomuna al pollo che ho sacrificato per continuare a vivere.

Rinunciare, ridimensionare

Ma a vivere per che? Per essere polli o uomini, polli che mangiano i vermi senza un pensiero o uomini che ci ragionano su? Perché è il pensiero della morte che va portato fino in fondo, anche la morte del povero pollo. Voglio scavare la mia fossa con le mie stesse mani, come Gordon Matta andrò a cercare mio fratello suicida lì sotto e spero poter disporre delle ultime forze per andare a cercare anche me stesso. E’ pazzia questa? Certo, una tal pratica crea serie difficoltà, impossibilità operative: non si può andare tutti i giorni a nuoto da Lerici a Portovenere, meglio usare una barca con relativo motore.

Il problema così si sposta sulla necessità o meno di andare a Portovenere. E’ necessario? Tutto viene allora ridimensionato, le necessità e i bisogni, ridimensionati, gli obiettivi, ridimensionati, gli eserciti, ridimensionati, le bombe, ridimensionate e la bellezza riacquisterà di diritto la sua di dimensione. Riflettiamo, le bombe vengono prodotte da coloro che fanno ricerca sui dispositivi, ma poi vanno in crisi e abbarbicati a Monna Lisa finiscono per giocare a carte col portiere del Re.

Aggressività e morte

La ricerca del nuovo ha trascurato un piccolo particolare: l’aggressività che la sostiene, la morte. Ma la mano delle caverne di Altamira, quella che oggi preme sui bottoni di un computer, sarà costretta a  scavare la propria fossa. Quando uso una vite devo sapere che dietro di essa ci sono milioni di schiavi per produrla al prezzo che la pago; ragazzi tristi che dalla mattina alla sera sorvegliano una macchina eterna: mai saranno liberati dalla loro tristezza. E’ falso che la schiavitù sia stata abolita e io sono complice degli schiavisti se non ne tengo conto. Così faccio un buco con le mie mani, senza l’aiuto di pala e piccone.

La tecnologia che produce morte

E’ pazzia questa? E l’arte, la famosa arte? Come la mettiamo con quest’attività inutile a cui un tempo si attribuiva valore perché supposta usare prevalentemente le mani? La mettiamo che ce ne sbattiamo di tutta la tecnologia d’accatto, quella che tanti si affannano a migliorare, a far diventare competitiva e sullo sfondo di tanta aggressività, la bomba. Su una bustina di zucchero per il caffé una volta ho letto una massima, non aveva autore: “Solo i migliori fanno progressi, gli artisti fanno capolavori”. Bravo, hai fatto centro ignoto moralista, Chanfort dei nostri giorni al bar!

Invito anche tutti voi, tutti noi aspiranti artisti, a fare centro. A mani nude.

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FEDERICO DE LEONARDIS 24 Articoli
1963 /1973: architetto e urbanista. Dal ’73 scultore e produttore di oggetti d’uso. Ha allestito mostre personali e collettive in Italia e all’estero. Operando per sottrazione, le sue opere prediligono il vuoto e l’assenza. Protagonisti degli spazi da lui creati sono sempre l’architettura ospite e una geometria elementare e per allusione. Autore di saggi e blogger (Fuori dai denti, tumblr).