I vantaggi del rapporto digitale e potere – The advantages from power and digital’s relation

logo della rubrica Aristotele Digitale che mostra una scultura del filosofo, ma solo la testa, in bianco con tratti rosa

Percorriamo l’altro versante. Nella spigolatura precedente ho segnalato i pericoli, nel rapporto digitale e potere, ora segnalo le opportunità. A noi poi stare da una parte o dall’altra, comportandoci di conseguenza.

Il digitale che, ricordo, per me, rende possibile per tutti un modo d’essere smart (diciamo intelligente?), inclusivo e sostenibile:

smaterializza perché opera sostanzialmente su ciò che usiamo chiamare immateriale per governare il materiale e apre al virtuale, che è termine che allude al potenziale, all’aperto del futuro e a ciò che è in potenza (stiamo o no ragionando sul potere?). Solo nella progressiva smaterializzazione (quindi con e nel digitale) sarà possibile governare l’urgenza della sostenibilità diffusa e il controllo dei processi relativi all’economia circolare e, per necessaria estensione, alla società circolare;

democratizza perché è per propria natura sociale in quanto ha bisogno di tutti noi. Può (e questo può è ciò che ci riguarda) rendere tutto trasparente, esplicito, saputo, visto che è informazione e l’informazione è anche comunicazione. Tutto è configurato nei modi del dato e dei processi che chiunque, da par suo, può interpretare, ma il dato, i dati sono per tutti evidenti (altrimenti non sarebbero dati). Con il digitale tutto può essere reso esplicito e questo non fa certo male a ciò che chiamiamo democrazia. Ad, esempio, possono essere rese palesi tutte le decisioni che riguardano la gestione politica dello Stato, dei territori, delle città (con lo smart city e lo smart land); può democratizzare il welfare nelle sue complessità e contraddizioni di sistema: la sicurezza sociale, la formazione, e in particolare la sanità: dalla tele medicina alla medicina personalizzata e digitale; può democratizzare i servizi rendendoli sempre più bene comune; può democratizzare la burocrazia che, sappiamo bene, è uno degli strumenti fondamentali di potere dello Stato (e anche di alcuni gruppi o modi dei poteri collusivi nascosti nell’intermediazione sociale e sostanzialmente illegali);

demonetizza perché rende sempre più i valori delle merci  in ragione del loro contenuto immateriale più che di quello materiale (materie prime, costo del lavoro, capitale fisso, etc. etc.). Merci o prodotti che si presentano sempre di più come incarnazione di intelligenza e di creatività singola e collettiva. In una società sempre di più strutturata sui servizi più che sui prodotti.

Non solo, il digitale ci sta portando con la diffusione del bitcoin grazie al blockchain verso la separazione tra valore della moneta e quantità di valore/i (oro, petrolio, o altro) racchiuso nelle casse dello Stato, con relativa crisi della stessa forma Stato (e quindi è in atto una metamorfosi del rapporto tra Stato e potere) e alla funzione simbolica, e anche valoriale, del denaro. Si sa che il valore della moneta nel nostro sistema è fortemente simbolico: rappresenta altro da ciò che è, vale x, ma il suo costo reale di produzione non ha nulla a che vedere con il suo valore nella transazione. La fiducia nella transazione è nel singolo soggetto e non più nello Stato. Non questione di poco conto. Inoltre si stanno configurando o riconfigurando forme di transazione economica diversificate: gratuità (open source), baratto (peer to peer), monetizzazioni locali/territoriali, etc. etc.

Il digitale smaterializza, democratizza, demonetizza, ripartiremo da qui, la prossima settimana.


The advantages from power and digital’s relation

Let’s walk the other side. In the previous gleaning I pointed out the dangers in the relationship between the digital and the power. Now I point out the opportunities. It is then up to us to stay on one side or the other and to behave accordingly.

Digital, which for me makes it possible for everyone to be smart (shall we say intelligent?), inclusive and sustainable, has the ability to:

dematerialize, because it essentially operates on what we use to call immaterial to govern the material and it opens up to the virtual, which is a term that alludes to the potential, and the openness of the future (are we or are we not thinking about power?). Only through progressive dematerialization (therefore with and in the digital) the urgency of widespread sustainability can be managed as well as the control of processes relating to the circular economy and, by necessary extension, to the circular society;

democratize, because it is by its nature social. It can (and this is what concerns us) make everything transparent, explicit, known, since it is information and information is also communication. Everything is configured through data and processes which anyone, for its part, can interpret. However, the data are evident to everyone (otherwise they would not be data). With digital everything can be made explicit, and this certainly does not hurt what we call democracy. For example, all decisions concerning the political management of the State, territories, and cities (with the smart city and the smart land) can be made clear. Digital can democratize welfare in its systemic complexities and contradictions: social security, training, and in particular health care. From tele medicine to personalized and digital medicine, it can democratize services by making them more and more common. Moreover, it can democratize the bureaucracy which, we well know, is one of the fundamental instruments of state power (and also of some groups or modes of collusive powers hidden in social mediation and substantially illegal);

demonetize, because it increasingly prices commodities accordingly their intangible value rather than their material content (raw materials, labor costs, fixed capital, etc. etc.). Goods or products increasingly appear as the embodiment of intelligence and single and collective creativity, within a society that is increasingly structured on services rather than on products.

Moreover, with the spread of bitcoin thanks to the blockchain, digital is leading us towards the separation between the value of the currency and the quantity of value (s) (gold, oil, or other) enclosed in the coffers of the State, with the relative crisis of the form of the State (therefore, a metamorphosis of the relationship between state and power is taking place). Digital is also leading us towards currency’s symbolic and axiological function. We know that the value of money in our system is strongly symbolic: it represents something other than what it is, it is x, but its real cost of production has nothing to do with its value in the transaction. Trust in the transaction relies on individual subjects and no longer on the state. Not a trivial matter. Furthermore, diversified forms of economic transaction are being configured or reconfigured: free (open source), barter (peer to peer), local / territorial monetization, etc. etc.

The digital dematerializes, democratizes, demonetizes, we will start from here next week.

Informazioni su ROBERTO MASIERO 86 Articoli
Architetto, professore ordinario di Storia dell’Architettura, ha insegnato nelle Università di Venezia, Genova e Trieste. Ha contribuito alla fondazione della Facoltà di Architettura a Trieste e della facoltà Design e Arti dello IUAV, della quale è stato Vicepreside. É stato responsabile per l’UE di un Osservatorio sulle Accademie d’Arte.