“Le intelligenze artificiali non faranno mai arte vera”, “Le AI sono pappagalli stocastici non creativi”, “Il fruitore imparerà a vedere la falsità delle produzioni e arriverà a saturazione”, “Essendo su base statistica rimarrà di qualità media sia nei testi che nelle immagini”, “L’arte messa in mano a tutti comporterà un abbassamento di qualità”.
Tutte queste ed altre affermazioni sull’avvento della Intelligenza Artificiale sono il frutto di un dibattito istintivo e a tratti eccessivamente preoccupato per le cose sbagliate. Diciamo subito che di cose di cui preoccuparsi ce ne sono e come ma non riguardano il problema che vogliamo affrontare qui.
Il tema che vogliamo trattare è la relazione che c’è tra i Papaya e la Girella (la famosa merendina). Ma facciamo le presentazioni. I Papaya sono un gruppo musicale (li potete ascoltare a questo link). Quattro classici musicisti capelloni campeggiano sulla copertina del loro primo e, credo, unico album di musica psichedelica anni ’70. la musica è coinvolgente, le parole ispirate ed evocative. Lo troviamo in un canale Youtube che si chiama Vibe Music AI Records e questo svela l’arcano.
Si tratta di musica fatta con l’intelligenza Artificiale. Il termine Vibe Music così come il termine Vibe Coding si riferisce al produrre qualcosa senza saperla fare, semplicemente chiedendola alle AI. Qualche sospetto poteva anche sorgere contando le dita del bassista, quello a sinistra. La generazione di immagini fatte dalle AI avevano, notoriamente il difetto di non saper fare bene le mani. Avevano perchè ora non è più così. Da tempo, ormai siti come Suno (https://suno.com/) o Udio (https://www.udio.com/) permettono di generare brani in pochi minuti. Grazie a loro sono nati numerosi canali Youtube che presentano brani in quantità.
L’ambito delle realizzazioni artistico-creative è, forse, quello più agitato e preoccupato per l’uso delle AI. Fiere di fumetto e illustrazione dichiarano la propria avversione alle AI ad ogni edizione. Alcune case editrici e collettivi se ne dichiarano esenti, singoli artisti e gallerie espongono il marchio “NO AI” .

Molti pretendono che su ogni prodotto delle Ai venga segnato con un bollino o watermark per rendere noto agli utenti che stanno fruendo di materiale non umano. Allora la domanda diventa: questo elemento cambierà il modo di comportarsi dei fruitori? Sapendo che sono prodotti derivati dalle AI, i fruitori, sceglieranno di cambiare l’indirizzo dei propri acquisti?
La risposta c’è già, a mio parere, ed è sempre stata davanti ai nostri occhi. La risposta è la Girella.

La Girella ci dimostra una cosa basilare. Non abbiamo smesso di mangiare le famose merendine solo perchè non sono fatte a mano da una docile nonnina. No, sono fatte in fabbrica. Sono impastate e composte a macchina. Questo non cambia il sapore delle Girelle, sono sempre state fatte così ed il sapore che ci ricorda l’intervallo delle elementari è lo stesso.
Questo per dire che no, Il bollino su ogni prodotto AI non cambierà drasticamente le cose. Le persone comuni non si chiedono da dove viene una cosa piacevole. Basta che lo sia, piacevole. Di solito non ci domandiamo se l’ultima hit dell’estate è stata scritta da chi la sta cantando o da qualcun altro. O da un algoritmo. Non lo facciamo.
Vero anche che il cinema non ha ucciso il teatro, la macchina fotografica non ha ucciso il piacere del dipingere, i fast food non hanno ucciso i ristoranti stellati e le merendine industriali non hanno ucciso la pasticceria artigianale. Hanno solo ridefinito il costo delle cose. hanno ampliato il ventaglio di scelta e dato più opzioni.
Voglio ribadire però che i problemi con le AI ci sono ma sono ben altri da Palantir alla manipolazione delle news. Quello però è un altro terreno di gioco dove dovremmo tenere gli occhi ben aperti.







