Duchamp e De Chirico, coincidenze

l'immagine è una riproduzione del quadro "Le Muse inquietanti" dell'artista metafisico Giorgio De Chirico. Una piazza silenziosa circondata da alcuni edifici con alcuni manichini e statue composte in primo piano
Giorgio De Chirico, Le Muse Inquietanti

Sull’Arte Contemporanea

Un amico, appassionato d’arte, storico, ma soprattutto impegnato sul fronte del contemporaneo, torna da una mostra e sbotta: “Non ne posso più di tutti questi quadretti, di queste sculturine o sculturone che si rivolgono solo a se stesse, al piccolo mondo a cui appartengono, del resto sempre più deserto. Dove pensano di arrivare, ci cambia la vita?!”

Rileggendo l’intervista rilasciata da David Foster Wallace a McCaffery, incappo nella seguente frase (riferita agli scrittori, intendiamoci, agli operatori artistici in un altro linguaggio): “Se l’artista diventa dipendente dal semplice piacere [al lettore], così che il suo vero scopo non sta nell’opera in sé, ma nell’opinione favorevole di un certo pubblico … semplicemente gli ha ceduto tutto il suo potere”.

E ancora: “Si assiste a una continua corsa avanguardistica verso il futuro, senza che nessuno si prenda la briga di ragionare sulla destinazione, sull’obbiettivo della corsa in avanti.” Il pensiero corre subito a Duchamp, all’Urinoir di un secolo fa: la liberazione contro le forme precostituite, accettate (“i quadretti, le sculturine e le sculturone”), ma contemporaneamente la sdoganatura di tutti “i giramanovella nel ruolo di angeli sterminatori.”

L'immagine è una foto in bianco e nero della celebre opera "Fontaine" di Marcel Duchamp, un orinatoio staccato e capovolto con una scritta nera nella parte inferiore "R.MUTT 1917"
Marcel Duchamp, Fontaine

Eredità e mercificazione

Così “la forma diventa un anestetico (occhio all’etimologia) contro la solitudine”, una risposta “alla nostra rabbia contro la morte, la consapevolezza che prima o poi morirò e morirò in buona sostanza da solo, mentre il resto del mondo continuerà bellamente ad andare avanti senza di me.”

Ma un momento: “Una volta che in mezzo ai tuoi obiettivi (di artista) si infiltra la prima persona singolare, artisticamente parlando sei morto.” Devo aggiungere altro? Andatevela a

2 Commenti

  1. Le sue riflessioni sull’arte contemporanea mi fanno pensare e anche piangere sulla malaugurata citazione di Duchamp, che sarebbe il caso di finalmente dimenticare se si vuol parlare sul serio di arte. Mi ha poi colpito non solo quella di De Chirico, ma l’involontaria somiglianza fra la forma circoscritta dalle braccia di una delle sue “Muse” e “l’Urinoir” di Duchamp. Una somiglianza che si avvicina alla squallidissima definizione della donna, non ricordo di chi, come il pisciatoio degli uomini.
    Nello stesso modo l’arte contemporanea è diventata un orinatoio e anche di più. Basta pensare alla “merda d’artista” di Piero Manzoni. Lei dice che ciò accade quando, nei pensieri dell’artista, entra “la prima persona singolare”, ma dipende a cosa sono rivolti questi pensieri: alla false “Muse”, come quelle di De Chirico, o a quello che è seguito, ancor più falso se lo si vuol spacciare per arte.

  2. Le sue riflessioni sull’arte contemporanea mi fanno pensare e anche piangere sulla malaugurata citazione di Duchamp, che sarebbe il caso di finalmente dimenticare se si vuol parlare sul serio di arte. Mi ha poi colpito non solo quella di De Chirico, ma l’involontaria somiglianza fra la forma circoscritta dalle braccia di una delle sue “Muse” e “l’Urinoir” di Duchamp. Quest’ultimo non è poi lontano dalla squallidissima definizione della donna, non ricordo di chi, come il pisciatoio degli uomini.
    Nello stesso modo l’arte contemporanea è diventata un orinatoio e anche di più. Basta pensare alla “merda d’artista” di Piero Manzoni. Lei dice che ciò accade quando, nei pensieri di un artista, entra la “prima persona singolare”, ma dipende a cosa guardano questi pensieri: alle false “Muse”, come quelle di De Chirico, o a ciò che è ancora più falso se lo si vuol spacciare per arte, o infine a un’alta visione, purtroppo assente dall’arte contemporanea.

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