Il pittore de Pisis nel centenario del suo romanzo Il Signor Luigi B.

copertina di un romanzo con disegno del volto di un uomo. L'uomo ha un'espressione raccolta e gli occhi chiusi. Scritte e disegno sono fatte con i toni dell'azzurro

Filippo Tibertelli de Pisis, nato a Ferrara nel 1896, autore anche di romanzi e poesie, nel 1920 pubblicò Il Signor Luigi B., racconto a carattere autobiografico. Come è noto, ebbe una tormentosa esistenza in un orizzonte «Al di là di barriere ideali» (così da lui definito) e conclusasi quel 2 aprile del 1956 in un perlaceo cielo della primavera milanese. In vero, un orizzonte apparso subito frastagliato da quell’intima avversità congenita per destino d’uomo, potenziata per esasperata dilatazione della sua sensibilità d’artista, e che non riesce a trovar riposo, nemmeno nel mondo traslucido, cilestrino, delle purità ideali.

Piuttosto sembra che egli debba forzosamente approdare oltre la stessa pedana del sogno da cui un creativo puro come il “Marchesino pittore”, possa attingere a un qualche sollievo. Al contrario di tanti altri uomini d’arte e poeti plasmati in una simile pasta, nessuna ragione di concreta pacificazione s’era formata in de Pisis, né con l’uomo, né con il mondo in cui egli navigava con estrema difficoltà. Però, oltre lo stesso frangibile desiderio del sogno, egli ritiene, in quella veste ricca di candore attestata dalla poesia omonima, che lì, soltanto oltre quelle barriere può essere trovata l’unica «pace» possibile da poter serbare.

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