Danilo Dolci, dall’utopia al progetto. Fausto Cabra al Parenti

Danilo Dolci, dall’utopia al progetto. Fausto Cabra al Parenti
Fausto Cabra e Mimosa Campironi in "Danilo Dolci – La domanda che non si spegne. Reading tra poesia, vita, musica e microfono aperto". Foto di Massimiliano Falsetto. Courtesy Teatro Franco Parenti

Danilo Dolci (1924 – 1997) è una figura poco conosciuta, oggi. Non lo è stata di certo negli anni ’50 del Novecento quando anche i giornali stranieri parlavano del suo arresto e neppure negli anni ‘70 quando fondava – allora illegalmente – una radio privata.

La rivoluzione nonviolenta, la disobbedienza civile, la pratica dell’ascolto, principio dell’autoconsapevolezza, la maieutica reciproca, sono il cuore della vita di Danilo Dolci che  Fausto Cabra e Mimosa Campironi raccontano nel reading Danilo Dolci – La domanda che non si spegne Reading tra poesia, vita, musica e microfono aperto, in scena al Teatro Franco Parenti di Milano fino al 26 giugno.

Nato nei pressi di Trieste durante l’epoca fascista, Danilo Dolci vive in giro per l’Italia, dove lo porta il lavoro del padre. Matura una grande sensibilità verso le forme e l’architettura, la costruzione. L’abbandono degli studi iniziati al Politecnico di Milano avviene nel 1950: è la prima decisione fondamentale per la sua formazione umana.

L’esperienza di Nomadelfia

A soli ventisei anni sente parlare di Nomadelfia, la comunità sorta grazie a don Zeno Saltini in provincia di Grosseto, e vi si trasferisce. Circa trecento persone là vivono in totale fratellanza, condividendo tutto, senza alcuno scopo economico individuale, costituendo un modello di società dove la fratellanza è legge.

Dopo circa due anni, Dolci lascia Nomadelfia per la Sicilia. Seppur giovane, ha chiari i principi morali che lo muovono: ha già rifiutato di indossare la divisa militare, una sorta di obiezione di coscienza che gli costerà l’arresto. Ed ora si muove nel più povero dei paesi della più sofferente regione italiana, la Sicilia.

La Sicilia

A Trappeto, paesino in provincia di Palermo, ha luogo la prima delle sue rivolte silenziose nata dall’indignazione profonda per la morte di un bimbo per denutrizione. Dolci inizia uno sciopero della fame, resta steso sul letto del bimbo fino ad attirare l’attenzione delle istituzioni. La stampa parla di lui e la notizia arriva anche sulle pagine di The Guardian.

Dolci avvicina e ascolta un popolo poverissimo, vessato dalle mafie locali e dimenticato dalle istituzioni ad esse conniventi. Non ha paura di parlare, di spronare le popolazioni affamate, assetate, disoccupate, a chiedere cibo, acqua e lavoro.

Dalla maieutica alla ribellione pacifica

L’opera di Dolci si fonda sull’autoconsapevolezza: parla con le persone, le fa incontrare e, attraverso un percorso di maieutica reciproca, fa emergere le insoddisfazioni, le esigenze della gente. Poi, Dolci invita e incoraggia alla ribellione pacifica contro le regole, legittime dal punto di vista giuridico, ma in conflitto con la morale, con i diritti.

Il caso dello sciopero alla rovescia del 1956 ne è un fulgido esempio, tanto da finire anche sulle pagine di Le Monde. Moltitudini di persone senza lavoro si misero all’opera per ripristinare la strada fra Trappeto e Partinico. Uno sciopero dei disoccupati, che lavorano per la comunità, in assenza di interventi pubblici.

Di nuovo arrestato, fu difeso da Pietro Calamandrei, uno dei Padri Costituenti il quale richiamò “l’eterno dialogo fra Creonte e Antigone”: l’obbedienza cieca alla legge contro l’obbedienza alla sola legge morale della coscienza.

La vita di Dolci si esprime anche attraverso i suoi versi poetici, che Fausto Cabra legge e mostra durante lo spettacolo con immagini di scritti di Dolci e fotografie che accompagnano ogni momento della storia di quest’uomo vicino agli ultimi.

L’accompagnamento musicale di Mimosa Campironi, che alterna tastiere, chitarra elettrica e la sua voce, segna come un metronomo ciascuno dei sette episodi: la musica dell’artista dà ritmo e profondità a ogni momento del lavoro.

Radio Libera Partinico, un solo giorno di vita

Lo spettacolo si apre e chiude con lo stesso evento della vita di Danilo Dolci: l’apertura di una radio privata, Radio Libera Partinico, in divieto alle leggi sul monopolio nazionale delle frequenze radio. Era il 1970, la Sicilia ancora aspettava la ricostruzione dopo il terremoto della Valle del Belice e la voce di Dolci, dalla radio, afferma “si marcisce di chiacchiere e di ingiustizie, la Sicilia muore”.

L’esperienza dura solo circa ventisette ore. Il microfono si zittisce improvvisamente, ma Danilo Dolci va avanti, con ostinazione. Il riconoscimento della sua opera pedagogica è nota soprattutto all’estero. Mentre nel suo Paese pochi, oggi, conoscono la caratura del personaggio.

Fausto Cabra mette in scena un lavoro intenso e sempre teso; la leggerezza dello stile del racconto si contrappone alla presenza scenica di Cabra, perfettamente in linea con il personaggio narrato, un uomo che tendeva all’essenzializzazione, all’essenza. E che affermava: “Ciascuno cresce solo se sognato”, se ha fiducia in se stesso e grazie ad altri che gli infondano fiducia. Perché Dolci sapeva che da soli non ci si salva.

Danilo Dolci – La domanda che non si spegne
Reading tra poesia, vita, musica e microfono aperto
di Fausto Cabra
con la consulenza di Lorenzo Vitalone
con Fausto Cabra e Mimosa Campironi
musiche originali di Mimosa Campioni
produzione Teatro Franco Parenti, fino al 26 Giugno

 

Danilo Dolci, dall’utopia al progetto. Fausto Cabra al Parenti
Fausto Cabra in “Danilo Dolci – La domanda che non si spegne. Reading tra poesia, vita, musica e microfono aperto”. Foto di Massimiliano Falsetto. Courtesy Teatro Franco Parenti