L’Ucraina dal 1991

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Ucraina significa ‘sul confine’, dunque terra di frontiera, da sempre. Dopo la Russia è il più esteso Stato d’Europa (603.700 kmq), in cui, a poca distanza dalla Slovacchia, nel 1911 la Società Geografica di Vienna poneva un’epigrafe secondo la quale, per effetto del sistema di meridiani e paralleli, in quel punto era fissato ‘il centro dell’Europa’.

Dopo i 10.000 morti di Chernobyl nel 1986

Il 24/8/1991 veniva proclamata l’indipendenza dell’Ucraina dall’URSS, con grande gioia dei suoi abitanti che avevano visto morire di fame sette milioni di persone tra il 1929 e il 1932 a causa della collettivizzazione forzata voluta da Stalin. Peraltro, dopo i 10.000 morti di Chernobyl nel 1986, erano sorti movimenti di liberazione quale il RUKH, che prepararono il successivo distacco dalla Russia.

Nel 1996 veniva approvata una nuova Costituzione, e nel 2005 l’Ucraina diventava una Repubblica parlamentare, con una definitiva struttura politica democratica. Ma la corruzione dilagante e l’appropriazione da parte di oligarchi di grandi fortune sottratte allo stato, resero difficile lo sviluppo economico del paese, portando all’emigrazione verso occidente di moltissime donne, soprattutto dai piccoli paesi di provincia.

Il Paese sempre più verso occidente

Nel 2005 sulla scena politica ucraina comparvero due personaggi che avrebbero contato molto nel destino del paese: Victor Juscenko, filo-occidentale, e Victor Janukovyc, filo-russo. Il 26/12/2005 Juscenko vinse le elezioni, sospinto dal movimento popolare detto Rivoluzione Arancione  (per via del colore delle coccarde dei suoi animatori), guidata dall’oligarca Julija Tymosenko. Dal 2005 al 2010 Juscenko fu Presidente della Repubblica, e Tymosenko fu Primo Ministro dal 2007 al 2010, portando entrambi il paese sempre più verso occidente, fino alle soglie di un ‘accordo di associazione’ dell’Ucraina all’Europa.

Alle elezioni del 2010, con il largo appoggio della Russia, Janukovyc vinse contro Tymosenko, imponendo una stretta autoritaria nel paese, fino all’arresto della stessa Tymosenko.

L’accordo di associazione dell’Ucraina all’Europa

Le tensioni politiche, insieme all’arretramento dell’economia, provocarono proteste popolari sempre crescenti, culminate a novembre 2013 nell’occupazione di Piazza Indipendenza (Maidan) da parte dei filo-europeisti, poiché il 21/11/2013 Janukovyc  aveva sospeso le trattative per ‘l’accordo di associazione dell’Ucraina all’Europa’.  Le proteste e gli scontri, con barricate e sparatorie, provocarono 150 morti e più di 1.000 feriti.

Il 2014 è stato l’anno cruciale per l’Ucraina. Il 22/2/2014, dopo tre mesi di manifestazioni e violenze, Janukovyc fugge a Mosca. Il palazzo presidenziale viene occupato, la Tymosenko liberata, la lingua russa abolita.

Ma mentre a Kiev si festeggiava la liberazione dal governo oppressore, in Crimea (repubblica autonoma nel territorio ucraino, il cui controllo amministrativo era stato decentrato all’Ucraina nel 1950) affluivano 22.000 militari russi. Le autorità locali indicevano un referendum il 16/3/2014, all’esito del quale, il 18/3/2014 il parlamento dichiara l’indipendenza della Crimea dall’Ucraina la sua annessione alla Russia.

Contemporaneamente nel Dobass, regione a est dell’Ucraina confinante con la Russia, scoppiavano manifestazioni del fronte separatista filo-russo, che portavano all’occupazione dei palazzi presidenziali dei capoluoghi di Donetsk e Lugansk, con violenti scontri a fuoco e centinaia di morti. L’1/5/2014 venivano proclamate unilateralmente le Repubbliche DNR (Repubblica popolare d Donetsk) e LNR (Repubblica popolare di Lugansk), riconosciute solo dalla Russia e dall’Ossezia del sud.

Gli accordi di Minsk I

Nel maggio del 2014 Petro Poroschenko veniva eletto Presidente dell’Ucraina, e a partire dal giugno 2014, con la mediazione di Francia, Germania, si avviavano una serie di incontri che portarono agli accordi di Minsk I (settembre 2014) e Minsk II (febbraio 2015). Gli accordi, oltre al cessate il fuoco e al ritiro delle formazioni militari, prevedevano un governo provvisorio delle due regioni, in vista di un loro statuto speciale attraverso libere elezioni, il tutto sotto il controllo OCSE. Ma Mosca, pur finanziando e sostenendo i separatisti, si riteneva estranea agli accordi, negando persino la propria presenza militare. Dunque gli accordi non vennero più rispettati, e le plurime violazioni della tregua militare comportarono almeno 13.000 morti nel periodo 2014 – 2022.

La scissione tra la chiesa ortodossa russa e quella ucraina

Poroschenko favorì il nazionalismo ucraino, sostenendo anche la scissione tra la chiesa ortodossa russa e quella ucraina. Ma perse le elezioni del 2019, nelle quali venne eletto Presidente Volodymyr Zelenski, al secondo turno con il 73% di preferenze. Il nuovo Presidente, con una larga maggioranza parlamentare a suo sostegno, prefigurò subito un futuro ingresso dell’Ucraina nell’UE e nella NATO, anche se nessuna domanda ufficiale è mai stata presentata fino ad oggi per aderire a quest’ultimo organismo. Il 24/2/2022, alle prime ore del mattino iniziava l’invasione russa dell’Ucraina, con una storia che si svolge quotidianamente sotto i nostri occhi.