Un cardinale per la metropoli

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La più potente ed estesa diocesi europea, quella di Milano, non dispone più di un seggio cardinalizio.

É la crudele constatazione di Massimo Franco, corsivista principe del Corriere della Sera. Ne “L’enigma Bergoglio. La parabola di un papato” scrive del declino della Chiesa italiana. Per la prima volta nella storia non sono cardinali il Patriarca di Venezia, e gli arcivescovi di Torino, Genova, Palermo, persino Milano; come se essere italiani sia quasi un peccato.

Monsignor Delpini è arcivescovo di Milano, non cardinale. Solo il seggio cardinalizio dà diritto di voto al conclave per l’elezione del pontefice. Dal punto di vista dello status, se rapportato solo all’ultimo secolo, il Novecento, questa è una debacle di proporzioni enormi.

Certo, i cardinali italiani sono troppi in percentuale a un Cattolicesimo globale, ma il declassamento con tutte le sue conseguenze rimane. La Diocesi ambrosiana molto ha dato in termini di protagonisti alla Chiesa nel dopoguerra. Milano è stata la capitale dei Cattolici democratici. É la città di Paolo VI.

La diocesi di Milano è ricca sia in termini patrimoniali che di conto economico. Gareggia per la prima posizione con quella di Colonia in Germania. Amministra estese attività scolastiche di ogni grado, dalle scuole per l’infanzia fino all’università. L’Università Cattolica, sebbene non figuri in buona posizione nelle classifiche internazionali, è comunque una grande istituzione.

Cospicue sono anche le attività nel settore della sanità e dell’assistenza. La Diocesi si è distinta per capacità amministrative. Quando ha pensato di raddoppiare l’Università Cattolica si è finanziata in modo autonomo con la vendita di edifici e aree. La Fondazione Tognolo cui fa capo l’Università Cattolica gode di ottima salute finanziaria.

I punti dolenti sono altri. La Lombardia è una regione laica. Se forse non si è ridotto in modo cospicuo il numero dei credenti, di sicuro quello dei praticanti. La maggioranza dei matrimoni viene celebrata con rito civile. Le vocazioni sono in caduta verticale. Le vocazioni religiose femminili si sono quasi azzerate. La riorganizzazione con criteri contemporanei dell’estesa e capillare rete delle parrocchie, conforme a una città industriale ormai non più esistente, è in ritardo. Si è preferito ribadire un disciplinato saper fare amministrativo e i temi sociali. La nuova religiosità che percorre i milanesi e i lombardi non è stata intercettata. Forse ha pesato anche l’orientamento alla guida della Diocesi ambrosiana del cardinal Scola predecessore di monsignor Delpini. Scola e Papa Francesco non andavano e non vanno d’accordo. Questo conta.

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