Il sottosegretario Sgarbi bacchetta la cultura meneghina

Avanti con cautela la 6, una nuova linea di metropolitana

La resa dei conti con Milano era attesa e Vittorio Sgarbi sottosegretario di Stato al Ministero della Cultura del Governo Meloni ha bruciato i tempi. Tre scelte delle amministrazioni di Milano sono ampiamente discutibili. Primo, Milano è la città della Modernità italiana ma con disprezzo di questa o con leggerezza irresponsabile l’amministrazione milanese smonta l’allestimento dello studio BBPR, Banfi Belgioioso Peressutti Rogers, della sala dove viene ospitata la Pietà Rondanini di Michelangelo e risistema la statua in altra sala del Castello Sforzesco nell’ala dell’Ospedale Spagnolo. La scelta trova motivazione nei forti flussi di visitatori ma distrugge un punto focale della storia dell’architettura e design di Milano. Molti visitatori visitavano la sala per ammirare la Pietà ma molti altri coglievano l’occasione per apprezzarne l’allestimento. Secondo la proposta: la demolizione dello Stadio Meazza o di San Siro per fortuna non ancora avvenuta. La disponibilità alla sostituzione con altro stadio oltre a un premio di extra edificabilità in edifici commerciali come richiesto dalle squadre di calcio consegna alla cancellazione un edificio iconico della storia del Calcio italiano.  Per ora le scelte sono sospese ma più per i timori legati alla debolezza finanziaria delle due squadre di calcio milanesi, Inter e Milan che per i dubbi sulla saggezza della scelta. Il comune di Milano è spaventato dalle spese di mantenimento e dal 2024 il Meazza ormai con un’età di oltre 70 anni diverrebbe un monumento pienamente tutelabile dalla Soprintendenza. Il sindaco Sala, e non è il solo, sostiene che però i cospicui interventi per i Mondiali di Calcio del 1990 ne hanno mutato la natura. Infine il Museo del Novecento con il suo allargamento al secondo arengario e una passerella area di comunicazione a livello del primo terrazzo tra i due edifici di Muzio. Non a torto Sgarbi sottolinea che gli arengari di Muzio sono discutibili per ospitare Arte Contemporanea. Sulla passerella Sgarbi è fieramente contrario e propone un passaggio ipogeo come già in alcuni progetti. Ma soprattutto si chiede se non sarebbe meglio fare un museo d’arte contemporanea come ce l’anno tutte le città europee e americane. Un edificio nuovo in zona adatta, con tutti quei servizi che possono favorire la visita di famiglie e flussi larghi di pubblico.  Il sottosegretario Sgarbi butta lì come area adatta quella di Rho dove si è tenuta Expo 2015. Il Museo del Novecento non da ora suscita molte perplessità. Per molti, sebbene comodo e in centro città, è un caotico salire e scendere di scale mobili e ascensori distribuito tra più edifici completamente eterogenei.  Ragioni di conto economico ne hanno determinato la nascita in questi edifici, da sempre di proprietà del Comune di Milano. Si aggiunge l’incomprensibile scelta di sistemare nello stesso arengario il ristorante Da Giacomo con terrazza aperitivi fronte piazza del Duomo. La scelta si deve all’amministrazione del Sindaco Moratti, precedente a quella di Pisapia. Ora con la decisione della Moratti di lasciare Forza Italia e correre con Azione e Italia Viva per le elezioni regionali molte scelte del passato sono liberamente criticate. Le ragioni del Comune di Milano nel voler raddoppiare il Museo del Novecento nel secondo arengario sono evidenti da un altro punto di vista. L’antistante Galleria Vittorio Emanuele II è non solo un biglietto da visita importante per il comune di Milano, non solo rende 34 milioni annui di affitto con una prospettiva di arrivare a 50 con il rinnovamento del lato sud della piazza ma soprattutto è una garanzia finanziaria, immediatamente liquidabile grazie a file di aspiranti compratori, che se non ci fosse forse renderebbe la gestione del debito del comune più cara. A metà gennaio verrà nominato un nuovo soprintendente che sicuramente andrà d’accordo con il Sottosegretario Sgarbi.

 

Snippet. Allestimento BBPR della sala della Pietà Rondanini, Stadio Meazza, Museo del Novecento prove di scontro di Sgarbi con l’amministrazione Sala