Pandemia e debiti sotto l’albero

nella fotografia: un albero di Natale, candele rosse, soprammobili natalizi, cioccolatini, pacchetti dono, pigne, sono i simboli del Natale italiano.
Natale_05, ancasta1901, immagine concessa in licenza con CC BY 2.0

Mentre il Paese prepara il pino natalizio adornando l’albero con i debiti contratti, gli italiani si dividono – come al solito – su come si festeggerà sotto l’albero. Ma c’è chi fa i conti, e non è di buon umore. Già prima del Coronavirus il debito pubblico lievitava visibilmente, poi è esploso. Che fare? L’Europa è prodiga di aiuti che utilizziamo per venire incontro alle emergenze esistenziali – vere e presunte – di chi ha visto precipitare i propri redditi. Qualcuno ben informato dice che sarebbe meglio spendere questi soldi per investimenti strutturali, come digitalizzazione, scuola, infrastrutture, in modo che la crescita del debito ponga almeno le premesse per una vera ripresa. Ma è più facile dirlo che farlo. Gli economisti possono anche operare senza anestesia, i politici no, perché essi agiscono in un sistema molto (o troppo) intriso di corruzione e disuguaglianza.

Chi arriva per ultimo paga il conto

E con quale credibilità sarebbe possibile farlo, quando non passa giorno che, anche nel liquame infestato dal virus, non vengano a galla incapacità gestionali, incompetenze, menefreghismo, sfrenati interessi privati nella cosa pubblica? E, soprattutto, faide e aggressioni di bassa politica, che ricordano le guerre medievali e rinascimentali delle piccole città italiane, i veleni delle corti, gli scontri furiosi fra confraternite, corporazioni, potentati economici di provincia, cosche pseudomafiose, ecc … si chiede conto di tutto questo a chi amministra, pur sapendo che in pochi anni non si possono sanare i guasti di mezzo secolo di malgoverno.

L’Italia allo specchio

Si è detto che la pandemia ha fatto emergere il peggio e il meglio dell’Italia. È doveroso ricordare il meglio, cioè medici e infermieri morti a centinaia per mancanza di sistemi di protezione, volontari, autisti d’ambulanze che hanno dimenticato il riposo, insieme a tutti coloro che hanno tentato di lenire le angosce di chi moriva o vedeva morire. Tuttavia lo scossone del Coronavirus potrebbe suonare come un richiamo alla responsabilità personale, alla coscienza civica, alla necessità di essere protagonisti dell’amministrazione della collettività. E non sudditi di classi egemoni che hanno ignorato i principi basilari del buongoverno per poi tentare di salvare il salvabile nell’emergenza.

 

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L’immagine Natale_05 by ancasta1901 è concessa in licenza con CC BY 2.0

GIOVANNI CARUSELLI 113 Articoli
Collaboratore di case editrici italiane (Einaudi, Rizzoli, Vallardi, Diakronia, etc.) per testi di storia e filosofia. Autore di saggi, "Il Pci da Gramsci a Occhetto", "Cento anni di storia lombarda" (con altri), "La memoria e le notizie" (con altri).