Ricorrenza Mozart – Vienna, Parigi e Londra (1762-1766)

Ricorrenza Mozart - Vienna, Parigi e Londra (1762-1766)

Duecentocinquanta anni fa, nel 1771, il genio della musica Wolfgang Amadeus Mozart (27 gennaio 1756 – 5 dicembre 1791), insieme al padre Leopold,  si trovava in Italia per uno dei suoi tre viaggi nel nostro Paese. Nel gennaio di quell’anno l’Accademia Filarmonica di Verona lo nominava Maestro di Cappella, esattamente un anno dopo il suo fortunato soggiorno nella città veneta, che ancora oggi festeggia la visita del Maestro.

Nella circostanza pubblichiamo, a capitoli,  una inedita biografia di Mozart (in dieci capitoli, questo è il secondo) scritta da Giovanni Caruselli, nostro redattore, autore di saggi, collaboratore di Einaudi, Rizzoli, Vallardi, Diakronia, e altri editori, per testi di storia e filosofia (materie che ha insegnato).

 

La prima vera esibizione di rilievo dei due giovanissimi esecutori si ebbe con il primo viaggio a Vienna. Dopo la partenza da Salisburgo, il 18 settembre 1762, vi fu una prima fermata di cinque giorni a Passau, dove il vescovo conte Joseph Maria von Thun-Hohenstein volle sentire suonare Wolfgang, ricompensandolo con un ducato. La tappa successiva fu Linz, e il viaggio di trasferimento per questa città fu fatto in compagnia del conte Ernst Johann Herbestein, canonico di Passau, e più tardi vescovo di Linz, che Leopold e i suoi figli avevano probabilmente conosciuto in quei giorni. Dopo aver dato alcuni concerti a Linz, i Mozart proseguirono facendo tappa presso il convento di Ips dove, secondo le parole di Leopold «Wolferl compì tali bravure sull’organo che i padri francescani alzatisi da tavola con alcuni ospiti coi quali stavano pranzando, corsero nel coro e per poco non morirono di stupore». Fu quindi la volta di Vienna alla cui dogana – secondo una fantasiosa tradizione – Wolfgang riuscì a evitare al padre i noiosi controlli rituali facendo amicizia con il doganiere e suonandogli un minuetto con il violino.

Nella grande e raffinata capitale dell’impero i Mozart sembra fossero stati preceduti dai resoconti fatti dal conte Herbestein e forse da altri che avevano avuto occasione di ascoltarli. L’interesse dell’aristocrazia viennese per Wolfgang e Nannerl ancora una volta è testimoniato dalle parole di Leopold. «I signori ci prenotano quattro, cinque, perfino otto giorni avanti per non arrivare troppo tardi. Tutte le signore sono innamorate del mio ragazzo. Non ho ancora trovato qualcuno che non lo giudichi un fenomeno inspiegabile». Pochi giorni dopo giungeva l’invito più atteso da Leopold, e sul quale aveva certamente puntato fin dall’inizio, cioè quello di far esibire i propri figli di fronte alla famiglia imperiale a Schönbrunn. Wolfgang e Nannerl ebbero modo di suonare due volte, il 13 e il 21 ottobre, di fronte alla corte, suscitando ammirazione incondizionata. A Wolfgang furono richieste prestazioni particolarmente difficoltose, come suonare con la tastiera coperta, e ciò fu dovuto al fatto che gli ascoltatori in queste circostanze si mostravano più interessati ai “numeri” virtuosistici che ad altri aspetti certamente più importanti delle esecuzioni.

L’imperatrice Maria Teresa donò a Wolfgang un abito, probabilmente destinato all’arciduca Massimiliano, con cui in seguito sarebbe stato ritratto, e a Nannerl un abito da cerimonia di una granduchessa. Wolfgang colpì tutti non solo per le sue capacità musicali ma anche per le sue doti umane e il suo comportamento accattivante. Per nulla intimorito dall’ambiente fastoso, richiese per la sua esecuzione la presenza di Georg Christoph Wagenseil, maestro di musica di corte, rivendicando il suo diritto di essere ascoltato da un intenditore. Questo felice periodo fu bruscamente interrotto da una violenta malattia infettiva, probabilmente la scarlattina, che colpì Wolfgang costringendolo all’isolamento e all’inattività. A causa della paura del contagio, gli inviti cessarono e non ripresero dopo la guarigione. Leopold decise così di spostarsi nella vicina città di Presburg, facendo seguito all’invito di alcuni aristocratici ungheresi. Di ritorno a Vienna, qualche tempo dopo, i Mozart diedero ancora un concerto per la nobiltà della capitale in casa della contessa Kinsky. Nei primi giorni del 1763, essendo scaduto il permesso di Leopold, tutta la famiglia fece ritorno a Salisburgo, lasciandosi alle spalle una prima significativa esperienza mondana e artistica. Il successo incoraggiò Leopold a proseguire sulla strada intrapresa e non c’è da stupirsi se, appena sei mesi dopo il rientro a Salisburgo, il 9 giugno 1763, i Mozart si ritrovavano ancora in viaggio verso una meta molto più lontana: Parigi.

I trionfi presso le corti tedesche 

Durante una prima imprevista sosta a Wasserburg, dovuta alla rottura di una ruota della carrozza, Wolfgang riceve dal padre i primi insegnamenti sull’uso dell’organo, riuscendo subito a metterli a frutto. «L’ultima novità fu che per passare il tempo andammo all’organo dove io spiegai a Wolferl l’uso della pedaliera. Egli fece subito una prova. Spinse via lo sgabello e stando in piedi improvvisava accompagnandosi con i pedali, e lo faceva come se si fosse esercitato già da molti mesi. Tutti rimasero stupefatti, essendo questa una nuova grazia di Dio che molti ottengono soltanto a prezzo di grande fatica». I viaggiatori il 12 giugno giungono a Monaco dove sono presentati al principe Zweibrücken, e hanno la possibilità di esibirsi più di una volta alla corte del principe elettore di Baviera Massimiliano III. Della successiva tappa ad Augusta abbiamo notizia da un articolo pubblicato su Europaische Zeitung di Salisburgo: «L’altro ieri il vicemaestro di cappella salisburghese Sig. Leopold Mozart con i suoi prodigiosi figliuoli è partito da qui alla volta di Stoccarda, per proseguire il suo giro attraverso le grandi corti della Germania alla volta di Francia e Inghilterra. Egli ha dato agli abitanti della sua città natale il piacere di ascoltare gli effetti delle doti più che straordinarie che il gran Dio ha concesso in tanta abbondanza a questi due cari bambini, doti che il Sig. Kapellmeister ha coltivato con instancabile diligenza e da vero padre, cosi da presentare oggi al mondo musicale come clavicenbalisti una fanciulla di undici, e, cosa incredibile, un bambino di sette anni, un prodigio dei tempi presenti e passati».

È facile immaginare quale soddisfazione abbia potuto provare Leopold nel far apprezzare le doti dei due ragazzi, nella sua città natale, dove diedero tre concerti. Tappa successiva fu Ludwigsburg dove i Mozart giunsero il 9 luglio. Qui il granduca Carlo Eugenio del Württemberg non volle riceverli, a detta di Leopold, per colpa dell’oberkapellmeister Jommelli, che egli riteneva irriducibilmente ostile ai musicisti tedeschi in favore di quelli italiani. Forse però la mancata esibizione va ricercata non nell’atteggiamento di Jommelli, che più tardi avrebbe avuto parole di elogio per Wolfgang, ma nel carattere del sovrano, certamente interessato alla musica, ma anche incostante e distratto da altri importanti impegni. Leopold descrive il Württemberg con toni contrastanti. Da una parte lo definisce «il più bel paese del mondo», dall’altra ne mette in ridicolo il militarismo imperante, dovuto alle convinzioni del sovrano in materia. Lasciata Ludwigsburg, il 12 luglio i Mozart giunsero a Schwetzingen, residenza estiva di Karl Theodor, principe elettore del Palatinato. Il sovrano e la corte ascoltarono l’esibizione di Wolfgang e Nannerl, che riscossero un grande successo. In quest’occasione i Mozart poterono ascoltare la famosa orchestra di Mannheim «indiscutibilmente la migliore della Germania», secondo Leopold, a motivo della serietà professionale dei suoi componenti. Tappe successive furono Heidelberg, dove Wolfgang suonò all’organo della chiesa di Santo Spirito, ancora lasciando stupiti gli ascoltatori per la sua bravura, Worms e Magonza. II 12 agosto giunsero a Francoforte dove diedero ben cinque concerti. II tipo di esecuzioni richieste ai due bambini prodigio risulta abbastanza chiaramente da un altisonante articolo di un giornale locale del 30 agosto. «Quest’ammirazione generale e la richiesta di molti intenditori fini e appassionati hanno, infatti, procurato il concerto di oggi, martedì 30 agosto nello Scharffischer Saal sul Liebfrauenberg alle sei di sera, durante il quale la fanciulla che ha dodici anni e il ragazzo che ne ha sette non si limiteranno a suonare concerti sul clavicembalo o sul pianoforte, mentre la fanciulla eseguirà i pezzi più difficili dei grandi maestri, il ragazzo non solo eseguirà un concerto sul violino e accompagnerà sinfonie al cembalo, ma, dopo aver coperto la tastiera con un panno, vi suonerà sopra come se avesse davanti agli occhi la tastiera nuda, dopo di che indovinerà da lontano tutte le note che si vorrà, isolate o in accordi, sul cembalo e su qualsiasi altro strumento, come campane, bicchieri, orologi, ecc. Infine egli improvviserà non solo sul clavicembalo ma anche sull’organo (per tutto il tempo che si vorrà e in tutte le tonalità, anche le più difficili), per mostrare come conosca anche il modo di suonare questo strumento, che è completamente diverso dal modo di suonare il cembalo». Fra gli ascoltatori vi era anche Goethe che cosi ricorderà l’evento. «Vidi Mozart quando aveva sette anni in occasione d’un concerto che diede di passaggio per la città. lo avevo quattordici anni e mi ricordo ancora molto chiaramente del piccolo ometto con parrucca e spadino».

Ripartiti da Francoforte i Mozart fecero tappa a Coblenza, Bonn, Colonia e Aquisgrana, dove furono ricevuti dalla principessa Amalia, sorella di Federico II il Grande, alla presenza della quale diedero un concerto. Fu poi la volta di Bruxelles, dove Leopold fu costretto ad attendere quasi tre settimane l’allestimento di un concerto da parte del principe Carlo di Lorena, che pure aveva manifestato l’intenzione di ascoltare i due giovani musicisti.

Finalmente nella ville lumière …

Infine, il 18 novembre, i Mozart giungevano a Parigi prendendo alloggio in Rue Saint Antoine nell’ Hotel Beauvais, ospiti del conte von Eyek, ambasciatore bavarese. Inizialmente la capitale non dovette fare una buona impressione a Leopold, a giudicare dalla descrizione contenuta in una lettera inviata alla moglie dell’amico Hagenauer: «Ognuno vive come vuole e (se Dio non sarà particolarmente misericordioso) capiterà alla nazione francese ciò che capitò a suo tempo all’impero persiano. Le posso assicurare che anche senza occhiali si vedono ovunque i cattivi frutti dell’ultima guerra. Infatti i francesi continuano a insistere soprattutto sulla magnificenza esteriore e in fondo nessuno è ricco, esclusi i fittavoli, e i signori sono pieni di debiti. La maggiore ricchezza è accumulata da un centinaio circa di persone, cioè da alcuni grandi banchieri e fermiers généraux e la maggior parte del denaro viene dilapidata con le Lucrezie che non si pugnalano da sé».

A Parigi i Mozart poterono contare sull’appoggio di un uomo influente quale era Friedrich Melchiorr Grimm, segretario del duca d’Orléans, buon intenditore di musica, amico di Rousseau, Diderot e D’Alembert e collaboratore dell’Encyclopédie. Cosi Leopold ne parla: «Questo mio grande amico è un uomo coltissimo e un grande filantropo … Fu lui a portare la faccenda a corte, a organizzare il primo concerto; e provvederà anche al secondo. Vive a Parigi da oltre quindici anni e sa avviare qualsiasi cosa nella giusta direzione, in modo che il risultato sia quello che lui vuole». Il 24 dicembre i Mozart si recarono a Versailles per restarvi due settimane. Lì si fecero conoscere da molti membri della corte e dalla marchesa di Pompadour, che per la sua altezzosità non fece una buona impressione a Wolfgang. Il giorno di capodanno ebbero l’onore di cenare con la famiglia reale. Wolfgang, seduto accanto alla regina «non fece che chiacchierare ininterrottamente con lei, divertirla, baciarle la mano e mangiare i cibi che ella gli porgeva». Le esecuzioni a corte dei due bimbi prodigio furono il migliore biglietto da visita per l’aristocrazia parigina e numerosi concerti privati vennero organizzati nei giorni successivi. Nella capitale Wolfgang compose quattro Sonate per clavicembalo e violino che il padre avrebbe dato alle stampe alla fine del 1764. Di queste, le prime due furono dedicate alla principessa Victoire, le altre alla contessa de Tassé, dama d’onore di corte.

… e sulle rive del Tamigi

Dopo i successi parigini Leopold decise di riprendere il viaggio puntando su un’altra importante metropoli: Londra. Partiti il 10 aprile e attraversata la Manica, i Mozart giunsero nella capitale inglese il 22. Anche qui Leopold non ebbe grosse difficoltà nel presentare i suoi figli a corte e il 27 aprile il re Giorgio III, insieme alla moglie Sofia Carlotta, poté ascoltare ed applaudire i due giovani virtuosi. Leopold restò tanto impressionato dai modi dei sovrani inglesi da descriverli con queste parole. «La gentilezza con cui tanto Sua Maestà il Re che la Regina ci hanno ricevuto è indescrivibile … entrambe queste amabilissime persone … hanno fatto dimenticare di essere il re e la regina d’Inghilterra. In tutte le corti siamo stati accolti con grande gentilezza, ma la gentilezza che abbiamo sperimentato qui supera tutte le altre. Otto giorni dopo stavamo facendo una passeggiata a St. James Park; passarono in carrozza il re e la regina e, sebbene fossimo vestiti in tutt’altro modo, ci riconobbero ugualmente e non solo ci salutarono, ma il re aprì il finestrino, sporse fuori la testa e sorridendo accennò un saluto con il capo e la mano a tutti noi e in particolare al nostro Master Wolfgang». A corte, di fronte al re, Wolfgang si fece apprezzare come organista oltre che come pianista, dimostrando una stupefacente velocità nell’apprendimento, rilevata ancora una volta entusiasticamente da Leopold. «Quanto sapeva allorché partimmo da Salisburgo non era che un’ombra rispetto a quanto sa adesso. Sorpassa ogni immaginazione». Il 5 giugno si tenne un affollato concerto che rese cento ghinee, una discreta quantità di denaro, e il 19 Wolfgang si esibì per beneficenza al Ranelagh Gardens al cembalo e all’organo. Le sue esecuzioni «incontrarono e stupirono al massimo grado i più eccellenti intenditori di musica d’Inghilterra.».

A Londra Wolfgang conobbe Johann Christian Bach, uno dei figli di Johann Sebastian Bach. Malgrado la differenza d’età, fra i due nacque un’istintiva amicizia e li si vide spesso suonare insieme intendendosi alla perfezione. Johann Christian Bach aveva al suo attivo una vasta esperienza nell’ambito della musica italiana e la sua influenza sulla personalità artistica di Wolfgang sarà forte. Il 5 agosto, colpito da una violenta infiammazione alla gola, Leopold si trasferì a Chelsea per restarvi più di un mese, e in quelle settimane Wolfgang scrisse le Sinfonie in si bemolle maggiore, mi bemolle maggiore e re maggiore (K 17, 16, 19). Il rientro a Londra non fece segnare più grandi successi. Un concerto fu più volte rimandato e l’interesse per i bimbi prodigio andò scemando. Il 24 luglio 1765, dopo un anno e tre mesi dal loro arrivo, i Mozart ripartirono da Londra alla volta dell’Aja, dove erano stati invitati dalla principessa Carolina di Nassau-Weilbrug. Il viaggio fu reso più lungo di qualche settimana da una malattia che colpì Leopold e il figlio a Lille. Facendo tappa a Gand e Anversa, dove Wolfgang si esibì al grande organo della Cattedrale, giunsero all’Aja l’11 settembre, accolti con calore dalla corte. Qui, oltre ad alcune esecuzioni private, Wolfgang diede un concerto pubblico il 30 settembre. In quei giorni Nannerl si ammalò gravemente e si temette per la sua vita, tanto che le fu somministrata l’estrema unzione. Fu poi la volta di Wolfgang che fu assalito da una violenta febbre. Dopo un secondo concerto, tenuto il 22 gennaio, i Mozart si esibirono anche ad Amsterdam, e, ancora all’Aja. Procedendo nel loro viaggio di ritorno i due ragazzi ebbero l’occasione di esibirsi a Versailles e a Digione, proseguendo poi per Ginevra, Losanna, Berna e Zurigo, dove arrivarono il 19 settembre. Dopo un’altra tappa a Monaco, dove suonarono di fronte al principe elettore, i Mozart rientravano a Salisburgo il 30 novembre 1766. Il viaggio era durato più di tre anni.

 

Leggi anche:

Ricorrenza Mozart – L’infanzia a Salisburgo

GIOVANNI CARUSELLI 118 Articoli
Collaboratore di case editrici italiane (Einaudi, Rizzoli, Vallardi, Diakronia, etc.) per testi di storia e filosofia. Autore di saggi, "Il Pci da Gramsci a Occhetto", "Cento anni di storia lombarda" (con altri), "La memoria e le notizie" (con altri).