Ricorrenza Mozart – L’infanzia a Salisburgo

L'immagine è un disegno stilizzato di Wolfgang Amadeus Mozart. Il disegno è in bianco e nero salvo un accenno di rosso in corrispondenza della giacca del celebre compositore
Disegno di Gabriele Artusio

Duecentocinquanta anni fa, nel 1771, il genio della musica Wolfgang Amadeus Mozart (27 gennaio 1756 – 5 dicembre 1791), insieme al padre Leopold,  si trovava in Italia per uno dei suoi tre viaggi nel nostro paese. Nel gennaio di quell’anno l’Accademia Filarmonica di Verona lo nominava Maestro di Cappella, esattamente un anno dopo il suo fortunato soggiorno nella città veneta, che ancora oggi festeggia la visita del Maestro.

Nella circostanza pubblichiamo, a capitoli,  una inedita biografia di Mozart (in dieci capitoli, questo è il primo) scritta da Giovanni Caruselli, nostro redattore, autore di saggi, collaboratore di Einaudi, Rizzoli, Vallardi, Diakronia, e altri editori, per testi di storia e filosofia (materie che ha insegnato).

L’infanzia a Salisburgo

Se qualcuno volesse contestare la teoria secondo cui il talento musicale è ereditario, potrebbe portare come prova principale della sua tesi il caso di Wolfgang Amadeus Mozart. Nel suo albero genealogico, infatti, a parte il padre Leopold, non troviamo personaggi che siano passati alla storia, o che fossero noti fra i contemporanei, per una particolare predisposizione per l’arte dei suoni.

Originaria della Svevia, la stirpe dei Mozart a partire dall’inizio del XVII secolo contava fra i suoi membri numerosi artigiani fino alla nascita di Johann Georg Leopold, padre di Wolfgang, avvenuta il 14 novembre 1719 ad Augusta. Fin da bambino Leopold mostrò una spiccata intelligenza e una forte passione per la musica e il padre, con l’aiuto del canonico Grabher, lo fece entrare nei cori dei monasteri di Santa Croce e Sant’Ulrico, forse pensando di indirizzarlo verso la carriera religiosa.

La carriera di Johann Georg Leopold

Dopo l’esperienza della cantoria delle due chiese, che gli fornì una discreta educazione musicale, nel 1737 Leopold si trasferì a Salisburgo e iniziò a frequentare presso la locale università i corsi di logica e giurisprudenza. Ma due anni dopo aveva già abbandonato tali studi, probabilmente per poter coltivare meglio le sue inclinazioni musicali. Infatti nel 1740 lo ritroviamo al servizio del conte Johann Baptist Thurn, Valsassina und Taxis, presidente del capitolo del Duomo, con le mansioni di cameriere e musicista, condizione abbastanza normale in quel tempo.

Tre anni dopo va a occupare il posto di quarto violino presso la cappella di corte dell’arcivescovo Sigismund, conte di Schrattenbach. nel 1763 diverrà vicemaestro di cappella, svolgendo nel frattempo la funzione abbastanza prestigiosa di compositore di corte. La sua opera più significativa è VersucheinergrundlichenViolinschule (Metodo per i fondamenti di una scuola di violino), pubblicata nel 1756, in cui viene delineata anche una teoria dell’interpretazione musicale. L’interprete deve far rivivere nell’esecuzione “gli affetti” che l’autore ha voluto esprimere nel brano. A tale scopo deve necessariamente percepire un forte coinvolgimento emotivo e trasmetterlo agli ascoltatori.

Il matrimonio e la famiglia

Il 21 novembre 1747 Leopold si unì in matrimonio con Anna Maria Pertl, figlia di un procuratore del monastero di St. Gilgen. Pur non essendo una donna di eccezionale cultura e sensibilità artistica, Anna Maria fu in grado di dare al marito quell’affetto e quella serenità familiare che Leopold sottolineerà in occasione delle nozze d’argento, scrivendo alla moglie queste parole:

«Oggi è l’anniversario del nostro matrimonio. Saranno, come credo, venticinque anni da che abbiamo avuto la felice idea di sposarci. Quest’idea ci era venuta, a dire il vero, molti anni prima. Cose buone richiedono del tempo!».

Dal matrimonio nacquero sette figli, dei quali solo due sopravvissero, Maria Anna Walburga, chiamata in famiglia Nannerl, venuta alla luce nel 1751, e Wolfgang, nato il 27 gennaio 1756. Nannerl mostrò subito una notevole predisposizione per la musica e fu avviata prestissimo dal padre allo studio del cembalo, con ottimi risultati se si considera che in seguito durante i primi viaggi della famiglia sarebbe stata in grado di esibirsi in pubblico come concertista con il fratello.

L’infanzia di Wolfgang

Per quanto riguarda Wolfgang è da pensare che il padre abbia intuito subito le sue eccezionali capacità, cogliendo le prime manifestazioni di una precoce musicalità che si esprimeva in ogni circostanza, come attesta una ben nutrita e abbastanza credibile aneddotica. Quasi tutte le informazioni relative alla prima infanzia di Wolfgang e alla sua iniziale e irresistibile inclinazione per la musica sono tratte da una lettera scritta a Nannerl, subito dopo da morte di Wolfgang, da Johann Andreas Schachtner, trombettiere di corte a Salisburgo, autore di libretti d’opera e amico di famiglia dei Mozart. Dalle parole dello Schachtner emerge, sia l’eccezionalità delle doti del piccolo musicista, sia il carattere al tempo stesso forte e sensibile del giovane genio. Eccone la descrizione.

«Alla Sua prima domanda, cioè che cosa il Suo compianto Sig. fratello nella sua infanzia avesse come gioco prediletto, non c’è nulla da rispondere: ché infatti non appena egli cominciò a dedicarsi alla musica, tutti i suoi sentimenti per le altre occupazioni furono come morti e perfino le fanciullaggini e i giochi dovevano, per risultare interessanti, essere accompagnati dalla musica; quando noi, lui ed io, portavamo da una camera all’altra balocchi per giocare, ogni volta quello di noi che era a mani vuote doveva cantare o suonare sul violino una marcia d’accompagnamento. Prima di questo tempo, però, prima cioè che egli cominciasse ad occuparsi di musica, era così facile ad ogni bambinata condita con un pizzico di umorismo che per questa si dimenticava del mangiare, del bere e di tutto il resto. E poiché io, come Lei sa, mi occupavo di lui, gli ero sommamente caro, tanto che mi domandava, spesso dieci volte al giorno se gli volevo bene, e se talvolta dicevo di no, anche solo per gioco, gli spuntavano subito limpide lacrime agli occhi, tanto tenero e desideroso di affetto era il suo buon cuoricino. Seconda domanda: come si comportasse da bambino con i grandi quando questi ammiravano il suo talento musicale e la sua arte. In tal caso egli non mostrava né presunzione né timidezza: e … non voleva mai suonare se i suoi ascoltatori non erano grandi intenditori di musica, o almeno lo si doveva ingannare facendoglieli passare per tali. Terza domanda: quali fossero i suoi studi prediletti. Risposta. Negli studi si lasciava guidare, voleva solo apprendere, gli era indifferente che cosa, e lasciava la scelta al suo caro e adorato papà; qualunque argomento questi gli assegnasse, sembrava sempre che Wolfgang avesse compreso che non avrebbe potuto trovare al mondo nessun insegnante né educatore simile al suo indimenticabile Signor padre. Si dedicava completamente a ciò che gli si dava da studiare, tanto da mettere da parte tutto il resto e perfino la musica. per esempio, quando imparava a far di conto, il tavolo, la sedia, le pareti, addirittura il pavimento erano ricoperti di cifre scritte col gesso. Quarta domanda. quali fossero le sue particolarità, i suoi principi, le sue singolarità, come si distribuisse la giornata, che inclinazioni mostrasse verso il bene o il male. Risposta. Era tutto fuoco, ogni cosa lo interessava. penso che, se non avesse avuto un’educazione così bene indirizzata, sarebbe potuto diventare anche il più infame scellerato, tanto era recettivo ad ogni stimolo, che non era ancora in grado di giudicare se fosse buono o cattivo. Ecco ora alcuni episodi stupefacenti di quando aveva quattro o cinque anni, sulla cui autenticità posso giurare. Un giorno, dopo il servizio del giovedì, mi recai dal Suo Sig. padre a casa Vostra, dove trovammo il quattrenne Wolfgangerl affaccendato con la penna. Il papà. “Che fai?” – Wolfg “Un concerto per cembalo, la prima parte è quasi pronta.” – Il papà. “Fa vedere.” – Wolfg “Non è ancora finita.” – Il papà. “Fa vedere, dev’essere proprio una bella cosa!” il papà gliela portò via e mi mostrò un guazzabuglio di note, scritte per la maggior parte su macchie di inchiostro sparse ovunque. (N. B. il piccolo e maldestro Wolfgangerl intingeva ogni volta la penna fino al fondo del calamaio, cosicché, non appena la riportava sul foglio, ne colava una macchia d’inchiostro, egli però non si perdeva d’animo, vi passava sopra con la mano aperta e la spandeva in tutte le direzioni per poi riscriverci sopra). Dapprima ridemmo di questo apparente pasticcio, ma il papà cominciò subito a interessarsi del fatto principale, le note cioè, la composizione, e rimase a lungo tempo assorto nella lettura del foglio, finché due lacrime gli caddero dagli occhi, lacrime di meraviglia e di gioia. Guardi Schachtner, disse, come tutto è giusto e al suo posto, solo che non se ne può far nulla perché è così straordinariamente difficile, che nessuno sarebbe in grado di suonarlo. Wolfgangerl interruppe: appunto per questo è un concerto, si deve studiarlo tanto a lungo da riuscirci; va fatto così. Si mise a suonare e riuscì a ricavare quei tanto che bastava a far capire ciò che voleva. Pensava allora che suonare concerti fosse lo stesso che far miracoli. Ancora una cosa. Gentile Signora! Lei si ricorderà certamente che avevo un eccellente violino, che Wolfgangerl chiamava sempre violino di burro per il suo suono dolce e pieno. Una volta, poco dopo il Suo ritorno da Vienna, egli lo suonò e non ebbe parole sufficienti per lodarlo. Dopo uno o due giorni andai nuovamente da lui e lo trovai che suonava il suo violino. Mi disse subito: che fa il vostro violino di burro? Continuò quindi a suonare secondo il suo estro, infine rifletté un momento e poi disse: Sig. Schachtner, il suo violino è accordato mezzo quarto di tono sotto il mio, se lei lo ha lasciato così come quando l’ho suonato l’ultima volta. Io ci risi su, ma il papà che conosceva l’orecchio straordinario e la memoria del bambino, mi pregò di prendere il mio violino per vedere se aveva ragione. Lo feci e m’accorsi che era vero. Qualche tempo prima, trascorsi pochi giorni dal suo ritorno da Vienna, Wolfgang aveva con sé un piccolo violino, ricevuto in regalo a Vienna. Venne a trovarci un nostro bravissimo violinista, il compianto Sig.Wentzl, allora principiante in composizione, il quale avendo portato con sé sei trii terminati in assenza del Sig. papà, pregò quest’ultimo di esaminarglieli. Suonammo questi trii, il papà la viola, Wentzl il primo violino e io il secondo. Wolfgangerl pregò che lo si lasciasse suonare il secondo violino, ma il papà respinse la sua assurda richiesta, perché pensava che, non avendo il piccolo ancora la minima nozione di violino, non fosse in grado di collaborare. Wolfgang ribatté: per suonare un secondo violino non sarà certo necessario aver studiato; e quando il papà gli ingiunse di andarsene e di non importunarci oltre, Wolfgang cominciò a piangere calde lacrime e trotterellò via con il suo piccolo violino. Io pregai che gli si permettesse di suonare con me; infine il papà disse: suona pure col Sig. Schachtner, ma tanto piano da non farti sentire, altrimenti te ne vai. E così accadde. Wolfgang suonò con me. Presto notai con stupore come io fossi del tutto superfluo, posai piano piano il violino e guardai il Suo Sig. papà, al quale durante questa scena scorrevano sulle guance lacrime di ammirazione e di gioia. E così Wolfgangerl suonò i sei trii. Quando finimmo, fatto ardito dai nostro plauso, affermò di poter suonare anche il primo violino. Facemmo una prova per scherzo e ridemmo a crepapelle vedendo che, pur con errori e diteggiatura inesatta, il piccolo arrivò in fondo senza fermarsi mai. Per finire. Della delicatezza e finezza del suo udito. Fino a dieci anni egli aveva un’invincibile paura della tromba, quando era suonata da sola senz’altra musica. Se gli si metteva davanti una tromba, era quasi come se gli si puntasse al cuore una pistola carica. Il papà voleva togliergli questo timore infantile e mi ordinò una volta di suonargliela in faccia suo malgrado. Dio mio! Non l’avessi mai fatto! Wolfgang, appena udito quei suono squillante, divenne pallido e stette per cadere in terra, se avessi continuato più a lungo gli sarebbero sicuramente venute le convulsioni».

Già a tre anni Wolfgang aveva preso confidenza col cembalo e a cinque studiava il pianoforte sotto l’attenta guida del padre. Questi ebbe cura di preparare personalmente gli esercizi che Nannerl e Wolfgang avrebbero dovuto eseguire nelle prime fasi di apprendimento, secondo l’uso consolidato del tempo. A testimonianza di ciò ci sono pervenuti due quaderni di composizioni scritti da Leopold.

Il primo, giuntoci molto incompleto, dedicato a Nannerl, contiene anche ammirate annotazioni del padre sui primi risultati ottenuti da Wolfgang, come ad esempio. «Questo minuetto con trio Wolfgangerl lo ha imparato il 26 gennaio 1761, un giorno avanti il suo quinto compleanno alle nove e mezza di sera, in una mezz’ora». Il quaderno dedicato a Wolfgang, per il suo sesto onomastico, meglio conservato, contiene anche pezzi di altri musicisti come Georg Philipp Telemann e Philipp Emanuel Bach

L’inizio della carriera di Wolfgang

Nel 17ó2, cioè quando il piccolo Mozart ha appena sei anni e compie i suoi primi sforzi creativi (alcuni minuetti riportati nel quaderno a lui dedicato), Leopold inizia a realizzare gli ambiziosi progetti che ha formulato sui suoi due figli. Si tratta di far conoscere a tutta l’Europa i bambini prodigio, al di là del chiuso ambiente Salisburghese. In ciò egli sente di adempiere quasi una missione religiosa, come si desume da un passo di una sua lettera in cui afferma che il Vangelo stesso ci insegna che ogni talento va sfruttato.

Quindi per Leopold e i suoi figli si tratterà di viaggiare e per questi ultimi di esibirsi quanto più è possibile, stupire gli ascoltatori e affermarsi come precoci virtuosi. Date le condizioni in cui si svolgevano allora i trasferimenti, i faticosi impegni delle esibizioni e la giovane età degli esecutori, si è ipotizzato che Wolfgang abbia subito in quegli anni un logorio fisico e psichico determinante per la sua salute e forse, in parte, per la sua fine prematura.

Bisogna tuttavia sottolineare che probabilmente Leopold Mozart fu guidato nel suo operato non solo dal superficiale desiderio di far acquisire ai propri figli fama e notorietà internazionale, ma anche dall’intento di dare loro la possibilità di mettersi in contatto con ambienti musicali più stimolanti di quello salisburghese e di fare diverse esperienze artistiche.

Il primo viaggio fu intrapreso nel gennaio dei 1762 ed ebbe come meta la città di Monaco dove Nannerl e Wolfgang si esibirono al clavicembalo alla presenza del principe elettore Massimiliano. Tre settimane dopo erano di ritorno a Salisburgo.

 

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GIOVANNI CARUSELLI 113 Articoli
Collaboratore di case editrici italiane (Einaudi, Rizzoli, Vallardi, Diakronia, etc.) per testi di storia e filosofia. Autore di saggi, "Il Pci da Gramsci a Occhetto", "Cento anni di storia lombarda" (con altri), "La memoria e le notizie" (con altri).