China, one hundred years of communism – La nascita del comunismo cinese nel 1921

China, one hundred years of communism – La nascita del comunismo cinese nel 1921

Chinese Communist Party, one hundred years old

One hundred years passed since the Chinese Communist Party was founded (Shanghai 23/7/1921). An anniversary celebrated with great emphasis and aggressive pride by Xi Jinping. But China, the second world economic power destined to become the first, is a dictatorship. According to Amnesty International, repression in China has increased during the Covid 19 pandemic. Hundreds of lawyers and civil rights advocates have been jailed, and the judiciary is totally submissive. According to the Democracy Index 2020 published by The Economist – Intelligence Unit last February – China would rank 151 out of 167 countries in the world for democratic freedoms. Indeed, according to Freedom House, China would be in 9th place among the worst countries for democratic freedoms, before Libya itself.

The great differences between Chinese and Western philosophy

I think we will never become Chinese, because enormous are the cultural differences with the West, beginning from the philosophical conception of socio-political relations, considering the Western primacy for autonomy, as well as pluralism and individualism, which are very far from the collectivist spirit and autocratic subordination of the Chinese. Philosophical and religious thought pervades the behavior of peoples more than we reckon.

You have just to pay attention to wars of religion, the Marxist revolutions, the French revolution, daughter of the Enlightenment. In China the connection between philosophy and politics is even more explicit: “Since what is discussed in philosophy is the Tao (Way) of inner wisdom and outer royalty, what follows is that philosophy is very close to political thought” (Fung Yu-Lan. History of Chinese Philosophy).

What Western philosophy – that mainly is metaphysics, gnoseology, epistemology and logic – doesn’t exist in China’s. Chinese philosophical thought is inspired by Confucianism, Buddhism, Taoism, Ch’anism, and the same happened with the philosophical-religious theories. But Confucianism, now Neo-Confucianism, persecuted in vain by Mao Zedong in his political palingenetic fury, is growing steadily.

One of the fundamental principles of these religious philosophies, in addition to the idealization of nature, is respecting the family and the political and social one, with a consequent conformist attitude towards every authority. Says the wise man: “Serve your father as your son serves you. Serve your housekeeper as better than your employee would serve you .. ”(Chung Yung. Fse.ssu, Confucius’ grandson).

Western individualism and the Chinese Communist Party

It could be said that China does not know individualism, one of the first engines of Western civilization, with roots in Greek philosophy and great development in that of the centuries of the Enlightenment (Locke, Hume), to continue with Smith, Weber, Popper. Modern democracy, industrialization, science and technology were born over time pushed  by the affirmation and recognition of personal rights and freedoms. And today individual rights are an essential part of all the constitutions of modern states.

Chinese Communist Party, science, technology and globalization

Science and technology were assumed by China as a result of world globalization. Their current massive use and development does not conflict with Confucian philosophy, because it does not affect the relationships in the identification field. Of course, technological development has been combined with the socio-political context, the Chinese one, which favors well-being at the expense of individual rights and freedoms.

This difference allows us say that perhaps China will also be able to prevail on the world’s economic level, thanks to the unified effort of a quantitatively huge and compact conformist people. But our congenital Western individualism will never make us renounce democracy and individual freedoms, which we defend by all means, as already done in the last world conflicts.


La nascita del comunismo cinese nel 1921

Partito Comunista Cinese, cento anni

Cento anni del Partito Comunista Cinese (Shanghai 23/7/1921). La ricorrenza è stata celebrata con grande enfasi e orgoglio aggressivo da Xi Jinping. Ma la Cina, la seconda potenza economica mondiale destinata a diventare la prima, è una dittatura. Secondo Amnesty International la repressione in Cina è aumentata durante la pandemia da Covid 19.

Sono stati incarcerati  centinaia di avvocati e sostenitori dei diritti civili, e la magistratura è totalmente asservita al potere politico.  Secondo il Democracy Index 2020 pubblicato da The Economist, Intelligence Unit nello scorso febbraio, la Cina si collocherebbe al 151° posto su 167 paesi nel mondo per libertà democratiche. Addirittura, secondo Freedom House, la Cina sarebbe al 9° posto tra i peggiori paesi per libertà democratiche, prima della stessa Libia.

Le differenze culturali in cento anni

C’è da preoccuparsi? Credo di sì. Tuttavia penso che non diventeremo mai cinesi, perché le  differenze culturali con l’Occidente sono enormi. Ci divide profondamente la concezione filosofica dei rapporti socio-politici, con il primato occidentale per autonomia, pluralismo e individualismo, inconciliabili con lo spirito collettivistico e di subordinazione autocratica dei cinesi.

Il pensiero filosofico e religioso pervade il comportamento dei popoli più di quanto non si creda: basti pensare alle guerre di religione, alle rivoluzioni marxiste, alla rivoluzione francese figlia dell’illuminismo. In Cina la connessione tra filosofia e politica è ancora più esplicita: “Poiché quanto si discute in filosofia è il Tao (Via) della saggezza interiore e della regalità esteriore, ne segue che la filosofia è inseparabile dal pensiero politico” (Fung Yu-Lan. Storia della filosofia cinese).

Il conformismo cinese

Quanto la filosofia occidentale ha prodotto in termini di metafisica, gnoseologia, epistemologia e logica, non ha trovato equivalente in Cina. Il pensiero filosofico cinese è ispirato dal confucianesimo, dal buddismo, dal taoismo, dal ch’anismo, e da teorie filosofico-religiose derivate. Ma il confucianesimo, ora neoconfucianesimo, invano perseguitato da Mao Zedong nella sua furia palingenetica politica, ha una prevalenza costante. E uno dei principi fondamentali di tali filosofie religiose, oltre all’idealizzazione della natura, è il rispetto della gerarchia familiare e di quella politica e sociale, con conseguente atteggiamento conformistico nei riguardi di ogni autorità. Dice il saggio: “Servi tuo padre come vorresti che tuo figlio ti servisse. Servi il tuo governante come vorresti che il tuo dipendente ti servisse..” (Chung Yung. Fse.ssu, nipote di Confucio).

L’individualismo occidentale vs il collettivismo cinese

Si potrebbe dire che la Cina non conosce l’individualismo, uno dei motori primi della civiltà occidentale, con radici nella filosofia greca e grande sviluppo in quella dei secoli dei lumi (Locke, Hume), per proseguire con Smith, Weber, Popper.  Dall’affermazione e dal riconoscimento dei diritti e delle libertà personali  sono  nate nel tempo la democrazia, l’industrializzazione, la scienza e la tecnologia moderne. E oggi i diritti individuali sono parte essenziale di tutte le Costituzioni degli Stati moderni.

Scienza, tecnologia e globalizzazione nel Paese del Dragone

La scienza e la tecnologia sono state acquisite dalla Cina come risultato della globalizzazione mondiale. Il loro attuale massiccio utilizzo e sviluppo non contrasta con la filosofia confuciana, perché non tocca i rapporti di gerarchia. Naturalmente lo sviluppo tecnologico è stato coniugato con il contesto socio-politico, quello cinese, che privilegia il benessere a discapito dei diritti e libertà individuali.

Questa differenza ci fa dire che forse la Cina potrà anche prevalere sul piano economico mondiale, per lo sforzo unitario di un popolo conformista quantitativamente enorme e compatto. Ma il nostro congenito individualismo occidentale non ci farà mai rinunciare alla democrazia e alle libertà individuali, che difendiamo con ogni mezzo, come già fatto negli ultimi conflitti mondiali.

 

Leggi anche:

China, its inflexibility about Taiwan – Pechino intransigente verso l’isola

ALESSANDRO CALABRÌA 22 Articoli
Laurea in Giurisprudenza alla Cattolica di Milano, avendo prima studiato Filosofia. Scrittore di narrativa e teatro, avvocato civilista esperto in diritto previdenziale, assicurazioni sociali, diritto del lavoro, delle successioni e della famiglia). Consulente sindacale.