Finanziare la nuova normalità

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Milano coronavirus e piani per il domani

I sindaci di quattro importanti città europee, Anne Hidalgo di Parigi, Femke Halsema di Amsterdam, Ada Colau di Barcellona e Giuseppe Sala di Milano hanno firmato una lettera aperta all’Unione Europea.
La frase chiave recita: “Chiediamo alla UE che sia garantito alle città di accedere in forma diretta ai fondi strutturali mobilizzati dalla Commissione Europea per affrontare le pandemie e le sue conseguenze”.

L’Unione Europea si è fatta avanti con il fondo Sure, con la Bei e con il Mes e forse anche con i ribattezzati Recovery Bond. Il monte finanziamenti erogabile sembra però molto lontano da quello che i politici nei diversi paesi europei hanno in mente. La tempistica delle erogazioni di eventuali fondi è incerta. Gli importi spalmati a livello nazionale sono esigui. I sindaci temono di essere tagliati fuori dai finanziamenti.

La richiesta è dettata dal timore che le amministrazioni centrali degli stati europei, anche i più federalisti, facciano man bassa dei fondi lasciando alle città le briciole. Dopo la lettera alla UE, basata sulla ricerca di alleanze internazionali, il sindaco Sala rafforza anche il coordinamento con Brescia, Bergamo e gli altri comuni lombardi amministrati dal Centrosinistra. I programmi con cui il sindaco uscente Giuseppe Sala e il candidato del centrodestra, probabilmente l’attuale assessore alla Sanità della Regione Lombardia Giulio Gallera, si presenteranno alle prossime elezioni agli inizi del 2021 girerà tutto intorno a cosa fare con le limitate risorse a disposizione.

Spendere in politiche sociali o in politiche infrastrutturali? Sarà un’alchimia molto difficile anche perché nessuno sa cosa sia la nuova normalità in clima di convivenza con il Covid. Quale il livello di disoccupazione ? Quanti e quali investimenti del settore privato saranno ancora possibili?

E che dire della condizioni finanziarie? Tutti dicono caratterizzate da abbondanza di prestiti bancari, ma sarà poi così? Intanto, alcune certezze spiacevoli ci sono. Il settore immobiliare, importantissimo per una città come Milano, è defunto. I prezzi sono crollati di circa il 30% e il mercato è completamente fermo. Per il Comune di Milano, che in passato ha saputo approfittare del boom immobiliare, vendere immobili e reperire risorse è un vero disastro. Lo stesso dicasi per gli scali in disuso che le Ferrovie dello Stato volevano vendere. Al meglio, tutto è sospeso e ritardato di qualche anno, quando Milano sarà uscita dall’emergenza coronavirus. A causa del Covid molti edifici industriali, ma anche scuole, biblioteche e ospedali devono essere radicalmente rinnovati perché il loro uso non è manifestamente compatibile con la convivenza con la pandemia.

Per affrontare il dopo Covid, ci vogliono investimenti urgenti. Quello più importante è legato al rafforzamento della rete per far viaggiare le comunicazioni e permettere il lavoro in remoto. Renderla capillare perché ora non lo è. Rinnovare il sistema sanitario, scolastico, culturale, dalle biblioteche ai teatri, agli eventi musicali , mettendo tutto in rete a livello di area metropolitana.

Molto di più della normale amministrazione. Il bilancio di Milano in periodo coronavirus è in uno stato deplorevole visto i colpi inferti sia sul lato delle spese che su quello delle entrate. Per affrontare cospicui investimenti piace l’idea del Presidente onorario di Intesa San Paolo Giovanni Bazoli di un prestito nazionale.

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