Markus Lüpertz: ut pictura poesis…

dipinto di Markus Lüpertz, che raffigura, sul lato destro, un nudo e, al centro, delle pennellate di colori caldi come marrone, arancione e verde bottiglia.

Nella Germania del dopoguerra, le arti hanno avuto un pò di difficoltà a mettersi all’unisono degli altri paesi del mondo occidentale. Di più, il passato pesante dell’arte ufficiale del nazismo e il fatto della divisione del paese in due parti, l’una facendo parte del patto di Varsavia, l’altra della parte dell’Alleanza Atlantica, non ha contribuito alla rinascita di un’arte nuova e all’altezza di quello che si vedeva negli Stati Uniti o nei paesi occidentali della vecchia Europa.

 

Tre personalità hanno contribuito al livello internazionale a questa riconquista: Josef Beuys, Gerhard Richter e Anselm Kiefer. Prima di loro, c’é stata una tendenza all’arte informale, che si concretizza nel gruppo 53, poi nel gruppo Zero, creato nel 1958 e nel gruppo Spur (nato a Monaco di Baviera nello stesso anno), dove ha contribuito Asger Jorn. Un’arte figurativa appare nel 1963 con i creatori di una Pop Art germanica, con Sigmard Polke, Gerhard Richter, Manfred Kuttner, che hanno deciso di espore insieme a Dïsseldorf : la mostra si chiamava « Manifestazione per un realismo capitalista».

Poi nasce un anno o due dopo  un’ altra tendenza, il gruppo Zebra, favorevole ad una nuova figurazione. Infine, appare all’inizio degli anni ’70 il neo-espressionismo, anche chiamato «Nuovi Fauvi», con Mindendorff, Salomé, Rainer Fetting, A. R. Penk, Luciano Castelli, Georg Bazlelitz, Jörg Immendorff, e così via. Markus Lüperz ha partecipato a questa tendenza.

 

Markus Lüperz è nato nel 1941 a Reichenberg (oggi Liberec in Repubblica ceca). Ha studiato all’Accademia di Belle Arti di Krefeld, poi a Düsseldorff. Nel ’62 si stabilisce a Berlino, come tanti artisti del periodo perchè potevano godere di molti vantaggi fiscali e spesso di studio gratis. Molte gallerie importanti si troveranno anche loro nella città prima della caduta del muro. Senza mai fare parte d’un circolo specifico, si ritrova a suo agio nella corrente neoespressionnista che trionfa allora. Dall’inizio di questa storia, Lüpertz ha voluto delineare la sua differenza: il suo riferimento all’espressionismo dell’inizio del novecento non introduce più violenza e rottura. Al contrario, cerca d’eliminare tutto ciò che potrebbe sembrare aggressivo oppure duro nel suo stile e si avvicina di più a quello che si afferma nella transavangardia italiana. Il suo spirito rimane profondamente tedesco, ma non cerca di rendere scandaloso il modo di concepire la sua pittura o la sua scultura. Il suo modo di dipingere ha spesso un aspetto notturno, tenebroso, malinconico (il nero ha sempre una grande parte nei suoi quadri), ma è anche la manifestazione d’una grande libertà di spirito e d’una grave elevazione spirituale. Infine, si rivela molto poetica, non suave, ma d’un carattere forte.

 

Un editore francese di Strasburgo, L’Atelier Contemporain, ha realizzato una bella e corposa antologia delle sue poesie, dichiarazioni e quaderni. L’artista ha cominciato a pubblicare i suoi testi poetici dal 1975 spesso con disegni. Il numero delle sue raccolte è abbastanza impressionante. Quelli non sono solo una riflessione sull’arte pittorica : tocca tutti gli argomenti della vita dell’uomo e cerca di capire e tradurre quello che fa l’essenza di quello che siamo in questo mondo e in questo periodo. Non è il primo pittore a scrivere della poesia: basta pensare a Michelangelo o a Dante Gabriel Rossetti.

 

Ma, come loro, merita di entrare nella storia della letteratura moderna per la ricchezza del suo pensiero e della bellezza della sua scrittura. Non si appoggia sulla grande tradizione germanica, né sulla potente tradizione filosofica, ma è ovvio che le conosce bene e che è stato in grado di usarle senza fare dei riferimenti scolastici. Tutt’altro. La sua scrittura è limpida, fluida ma anche forte, affascinante e penetrante. Senza nessun dubbio, Markus Lïpertz, oltre al fatto che è uno dei grandi pittori del nostro tempo, è, senza nessun dubbio, uno dei grandi creatori nell’arte della poesia (il che non fa che sottolineare la mediocrità della maggioranza della poesia degli uomini e donne di lettere di questi ultimi anni). Speriamo che un editore italiano abbia l’idea e il coraggio di tradurre questa opera fuori del comune.                                                                                                                            

 

Narcisse et Echo, Markus Lüpertz, tradotto dal tedesco da Régis Quattresous, prefazione di Eric Darragon, L’Atelier Contemporain, 608 p., 30 €.                           

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