La collezione Spagna-Bellora, punti fermi e itineranze

Anna Spagna e Giacofranco Bellora
Anna Spagna, Candelabro

Un po’ è lei che gira intorno alla Poesia Visiva e un po’ è quest’ultima che gira intorno a lei. Il fatto è che Anna Spagna da molto tempo è ben attiva nel terreno del segno, del lettrismo e, in generale, dell’incontro testo-immagine. Innanzitutto come artista impegnata nel suo proprio laboratorio di ricerca e nella promozione dei suoi lavori.  Inoltre, in questo terreno speciale del visivo ha realizzato iniziative di vario genere, a cominciare da mostre collettive quasi sempre presso luoghi istituzionali.

E vediamo perché. Ragazza Intrepida, curiosa e silenziosa (almeno con le parole), agli inizi anni Settanta arriva a Milano dalla sua Siracusa. Lei mi ha sempre perdonato, o almeno ha aderito allo scherzo, per averla io spesso chiamata Carmén: un po’ con riferimento a Bizet e un po’ per napoletanizzare la nostra sicilianità, grazie all’enfasi data all’accento tonico e grafico (doppia ironia, insomma). Un doppio terreno di fascino: quello espresso nelle sue opere e quello della sua malcelata sensualità. In breve, entrambi questi appeal avevano colpito Gianfranco Bellora, suo futuro marito.

Nato nel 1930, dalla fine degli anni Sessanta agli inizi degli Ottanta, Bellora era diventato riferimento importante per la Poesia Visiva: sul piano culturale e mercantile, con epicentro lo Studio Santandrea, a Milano. Nel capoluogo lombardo ‘Carmén’ approda per il suo forte interesse a fare la restauratrice (viene da una famiglia di antiquari). E allora, dapprima il Gabinetto del Restauro del Castello Sforzesco, e poi altri perfezionamenti presso rinomati laboratori. Ma presto, dotata di un bell’armamentario tecnico-tecnologico pensa bene di impiegarlo in un proprio laboratorio artistico.

La sua arte, lo dico innanzitutto a me stesso, è ancora tutta da indagare. Legittimamente ha partecipato come artista alle collettive di Poesia Visiva, nel cui ambito il suo segno si nota bene. L’uso di materiali della città ha fatto parlare lei stessa, e forse qualcun altro, di Nuovo Realismo. Ma poteva bastare, specie in forza della sua esperienza nel restauro, richiamare il polimaterismo. Anna Spagna non ha bisogno di questi raccordi, a parte la Poesia Visiva la quale, non solo le è propria per congenialità e sentimento di appartenenza, ma inoltre è, per così dire, nelle sue mani.

La collezione e l’archivio di Gianfranco Bellora, ora Spagna-Bellora, sono un patrimonio prezioso. Opportunamente Anna ne ha fatto oggetto di donazione presso alcuni musei pubblici. In aggiunta, come detto, l’artista-collezionista si adopera nella realizzazione di mostre-bandiera della Poesia Visiva. Cosa opportuna, anche se a quella corrente non è mancato il successo nel clima culturale acceso tra anni Sessanta e Settanta. Merita ricordare, a mo’ di esempio, il contributo teorico di Lamberto Pignotti, Eugenio Miccini, Emilio Isgrò, artista tra i più originali e robusti della scena internazionale.

Lamberto Pignotti, ‘Ecco dell’arte eccezionale’ (1997)

Ora, nel grossetano, nell’ambito dell’ottava edizione dell’Orbetello Piano Festival (ideato da Beatrice Piersanti e dal pianista Gianfranco Adorno), in questo agosto di incertezze, strappi e sbandamenti intorno alla pandemia sono state presentate opere, oltre che della Spagna, di Roberto Comini, Santolo De Luca, Agostino Ferrari, Elio Mariani, Letizia Mazzarelli, Lamberto Pignotti. “In ricordo di Gianfranco Bellora”, venuto a mancare nel 1999, e di cui quest’anno ricorrono i 90 anni dalla nascita.

Un dipinto di Agostino Ferrari

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