Fuori dai denti/ All’insegna del Numinoso

Fuori dai denti/ Collettiva all’insegna del Numinoso
Il Numinoso: un D,io laico a Milano

  Non è il sangue che ci unisce, ma un sangue ben più tenace: il gusto

                                                                                                          Autore ignoto citato su una bustina di zucchero

Una collettiva colta

Una collettiva un po’ numerosa alla Building e a S. Celso, ma rara nella sua pulizia: poche le incoerenze, se mai qualche forzatura al tema, ma non stonano, non stravolgono il disegno del curatore. Non è facile oggi costruire qualcosa di coerente, quando la permissività e il mercato hanno sdoganato un sacco di tendenze e in cui si espone tutto e il contrario di tutto. È una mostra colta: Giorgio Verzotti è andato a pescare opere del passato (opere laiche) che suggeriscono proprio il titolo: penso al feltro di Agnetti, all’uovo di Manzoni, al D’io di De Dominicis e all’Ecce Homo di Salvadori.

Nessuna pagella per gli artisti partecipanti

È antipatico mettersi a dare pagelle a ognuno degli invitati. Le opere esposte appartengono un po’ a tutte le epoche del contemporaneo, da quella degli artisti nominati a quella dei giovani che hanno solo quarant’anni. Come ogni collettiva numerosa, ma questa anche per lo sviluppo temporale dell’arte invitata, è la mostra del curatore.

La pulizia: la distribuzione dei lavori nello spazio, lo sfruttamento discreto delle potenzialità offerte dall’architettura della galleria, piena di anfratti defilati, uno sviluppo su tre piani, l’affaccio a un cortile e una vetrina su strada e il tutto senza ombra di ingombro: nessuno degli artisti invitati pesta i piedi al compagno e in certi casi con la propria opera facilita la lettura del vicino. Che altro aggiungere che non sembri piaggeria? Il mio foglio però esige considerazioni critiche.

Coerenza e evidenza di una linea

Credo che una collettiva debba reggersi su due qualità essenziali: la prima è la coerenza (di questa abbiamo detto), la seconda è l’evidenza di una linea. Nei due spazi il fatto che tutte le opere sono indicative di un rapporto con la divinità sia pure laica mi sembra giustificato solo dalla particolare sensibilità del curatore (il che è perfettamente lecito, intendiamoci, visto che è la sua mostra), ma cosa non è numinoso nel mondo dell’arte?

La tirannia del Surrealismo

Il Surrealismo, che ha inaugurato il “discorso”, con buona pace del grande e assente Fabro (avrebbe ben potuto esserci qualcosa di suo!) non sembra ancora tramontato. Mi concentro solo sulla scelta del tema e volevo chiedere a Verzotti: oggi non è più possibile indicare una linea che non sia stata sdoganata da quel movimento? Inoltre, l’apertura a largo raggio, in cui il postmoderno ha creduto di trovare la propria giustificazione, ha reso obsoleta qualsiasi linea? È vero, le linee, i movimenti non sono più di moda, hanno fatto il loro tempo ma, per essere anch’io Numinoso, “Sic transit gloria mundi”. Mi permetto di ricordare che l’idea (anche qui con buona pace di un altro grande assente, Fabio Mauri) non significa ideologia.

Voglio suggerirgli un nuovo titolo: Less is more. Con un’epigrafe opposta a quella che mi sono permesso di apporre al suo: L’artista non ha gusto, lo crea (Wittgenstein).

 

Dello stesso autoreFuori dai denti/ Tabula rasa 2, Giovanni Anselmo