THE ELLIPSE, a new worldly vision/ through an intercultural show

Arte Ellittica, THE ELLIPSE, a new worldly vision/ through an intercultural show
A drawing by Elena Santoro

L’ARTE ELLITTICA nel tempo degli Equilibri Instabili, Globalizzazione, IA

From the Casa della Cultura di Milano – a historical icultural nstitution – a new parte un Movement of Art and Thought inspired by THE ELLIPSE as a new philosophical vision by Carmelo Strano.

in connessione con un mondo che è tutto nuovo e che il curatore ha perlustrato in un ampio arco di tempo per poi elaborare una sua visione socio-filosofica basata sull’Ellisse.

L’ibrido valore aggiunto

L’opera come traccia, non solo oggetto      

Un correttivo degli eccessi della società dello spettacolo

L’ellisse nuovo paradigma estetico

Elasticità disponibilità intervallo, non saturazione pervasiva

Nuova pulsione nel clima degli Equilibri Instabili

Ellisse catalizzatore dell’interculturalità quotidiana

Un tuffo fra i due fuochi a distanza dall’iperbole e dalla monocentricità del cerchio

Il messaggio ellittico ambiguo e definibile

La Similarità oltre la Mimesi a braccetto con frattali e IA

Daility, partire dalla quotidianità per pensiero bellezza e ogni altra cosa

 

 

 

La mostra-evento L’ARTE ELLITTICA

Un Movimento, una tendenza

Casa della Cultura

Via Borgogna 3 (San Babila) – Orari: da lunedì a venerdì, 9.30 – 12.30 / 15.00 – 19.00

Dal 29 gennaio al 17 aprile 2026 (data chiusura prorogata al 29 GIUGNO 2026)

 

Idea e cura di Carmelo Strano

Hanno collaborato: Maurizio Cadamuro, Federica Cavalleri,

Camilla Ponti, Angela Trebeschi, Hongjie Wang

Logo Ellisse: Elena Santoro

In mostra, diffusa musica del compositore ellittico Marco Di Bari

per contatti sulla mostra:

casadellacultura.arte@gmail.com

tel. +39 338 654 4606 (Federica Cavalleri)

 

Si ringraziano: Cécilefakhoury, Climagallery, Cuturigallery, Massimo Ligreggi,

Osartgallery, MarcoRossi Artecontemporanea, Samaya.

 

Gli ARTISTI

ANJU ACHARYA (India, 1992), IRENE AGRIVINA (Indonesia, 1976), GIULIO ALVIGINI (Italia, 1995), MARCO ALMAVIVA (Italia, 1934, una testimonianza speciale), MASAYUKI ARAI (Giappone, 1984), TAMARA BIALECKA (Svizzera, 1965), DARIO BURATTI (Italia, 1965), KAUR CHIMUK (India, 1990), FRANKLYN DZINGAI (Zimbabwe, 1988), ANDREAS FOGARASI (Austria, 1977), JULIA FULLERTON-BATTEN (Inghilterra, 1970), DAN HALTER (Zimbabwe, 1977), KALINA HORON (Polonia, 1992), LAI JUNJIE (Cina, 1991), TIZIANA LORENZELLI (Italia, 1961), MILTOS MANETAS (Grecia, 1964), ANDREW ROSS (US, 1989), ELENA SANTORO (Italia, 1979), MARIAM ABOUZID SOUALI (Marocco, 1989), MORGANE TSCHIEMBER (Francia, 1976), HE WEI (Cina, 1987).

 

L’OCCIDENTE IN CERCA DI UNA NUOVA IDENTITÀ

L’Occidente in cerca di una nuova identità, UE in affanno, l’avanzare di altre culture per lungo tempo nell’ombra, nuove economie, nuove finanze, nuove geografie delle potenze mondiali, interculturalità come realtà sempre più quotidiana, l’intelligenza artificiale che ci permea ogni giorno. Un mondo ribaltato, e quasi tutto è nuovo nel bene e nel male, con aspetti positivi e negativi.

 

L’ARTE E GLI ARTISTI IN UN MONDO TOTALMENTE CAMBIATO

E l’arte e gli artisti che fanno? Il curatore rileva che tendenzialmente l’artista è tuttora imboscato nel proprio autocompiacimento e nella propria “torre d’avorio” per spinta individualistica assoluta, e però con le antenne sintonizzate col mercato. Semmai, come tutti quanti, si immette nell’immenso inarrestabile flusso della comunicazione globale e si espone “in vetrina” nella “piazza globale”, nella nuova agorà: proprio il luogo in cui nell’antica Grecia tutti si ritrovavano richiamati da mercanzie e da opportunità di incontri e messaggi espliciti o riservati. Ma il filosofo sottolinea che l’agorà del passato si attivava al mattino, dalle nove alle dodici, mentre l’agorà globale è permanente, sette giorni, h 24, testimonianza plastica di società dello spettacolo esorbitante (anche nel disinvolto uso dei droni bellici). Scarseggia l’esercizio critico, nel civile e nel privato. Ma il curatore, avendo perlustrato, in un ampio arco di tempo, i fenomeni sociali, anche emergenziali, tra economia, pensiero e cultura, avverte che l’esigenza di un cambiamento comincia a farsi sentire e, per quanto riguarda l’arte, con prospettive di darsi una nuova sua ontologia in sintonia col tempo degli Equilibri Instabili e capace di catalizzare il senso critico.

 

L’ARTE ELLITTICA, METAFORA DELL’APERTURA E DEL DIALOGO

Per la mostra e il Movimento Arte Ellittica l’agorà globale diventa anche metafora di apertura. Ma Strano propone un altro termine: disponibiltà «perché l’apertura, data la sua storia sociologica ed estetica, può diventare iperbolica e quindi libertaria e intransigente, mentre la disponibilità è “apertura”, sì, ma al dialogo, al confronto, e risulta quindi consanguinea all’elasticità, elemento importante per il nostro tempo». E così il pattern elasticità-disponibilità diventa bandiera del Movimento ARTE ELLITTICA e del pensiero sottostante, col patrocinio dell’Ellisse assunta come paradigma per il nostro tempo e per l’arte ad esso connessa. Questo pensiero ellittico intende essere concreto, nient’affatto legato a riflessioni metafisiche. Questa è la ragione principale per cui esso insiste nella comunicazione.

 

TRE FIGURE GEOMETRICHE, TRE MESSAGGI

Il valore e la pregnanza dell’Ellisse e del messaggio ellittico, oggi, balzano subito se questa figura geometrica viene messa a confronto con altre due. E questo vale anche per il messaggio, ciascuna delle tre figure è da Strano collegata a un tipo particolare di messaggio.

 

  • Il cerchio esprime il “messaggio chiuso”, che arriva facilmente e immediatamente per via che presenta un unico centro verso cui punta ogni sguardo da qualsiasi posizione sulla circonferenza, quindi una condizione “monocentrica”, come in genere accade nelle opere della classicità antica o moderna, per fare un esempio del mondo occidentale). Al cerchio si contrappone
  • l’iperbole e il messaggio aperto”; si tratta di figura curva conica con due rami verso l’infinito; diventa quindi simbolo di apertura senza limiti, iperbolica, appunto). In mezzo:
  • l’ellisse e il “messaggio ellittico”. Il nostro tempo, proprio perché complesso e con caratteri inediti e all’insegna dell’imprevedibilità, richiede dialogo, condivisione ragionata, assieme all’allentamento di ogni estremismo e di ogni intransigenza e, ancora di più, di ogni integralismo. Questo in linea tendenziale, e non assoluta, precisa il filosofo. Il messaggio ellittico, allora, non è definito (cerchio) né indefinibile (iperbole), esso è definibile. Sul piano dell’arte, questo significa che i fruitori in genere coglieranno pienamente il messaggio se si intrattengono o dialogano con l’opera, ovviamente a vario grado di impegno e di tempo (sul piano estetico, Strano ha già opposto all’Opera Aperta di Umberto Eco – che egli ha associato all’iperbole – la propria idea di Opera Ellittica).

 

GLI ARTISTI ELLITTICI

Va da sé che gli artisti ellittici, nell’epoca degli Equilibri Instabili (per i quali l’Ellisse si pone come paradigma “cosmopolita”), sono orientati verso il messaggio ellittico e sintonizzati col binomio elasticità-disponibilità espresso dal valore dei due fuochi di questa figura geometrica i quali la rendono “eccentrica”, elastica e ben lontana dalla “monocentricità”. Il background è l’orbita ellittica che descrivono i pianeti nel loro movimento intorno al Sole (Keplero, 1609). Strano la dice più rivoluzionaria della copernicana teoria eliocentrica perché rompe l’ideale geometrico dell’assoluto e introduce una “devianza” feconda nella struttura del cosmo.

Keplero sovverte il principio di centralità, che sia geocentrica o eliocentrica. In questo senso, l’astronomia ellittica è premessa lontana per il nostro tempo di Equilibri Instabili. Anche perché, in aggiunta, Keplero precisa che il Sole non è in posizione centrale, ma occupa uno dei due fuochi dell’ellisse. E a illuminare ulteriormente il valore dell’ellisse in rapporto al principio centrale dell’elasticità-disponibilità e del messaggio ellittico contribuisce il l’assunto kepleriano che la velocità dei pianeti lungo l’orbita cambia: aumenta via via che essi si avvicinano al Sole e, viceversa, rallenta quando se ne allontanano; e cambia anche il tempo che occorre per descrivere l’intera orbita.

A causa di tutto ciò, nel nostro tempo (che è in sintonia ma tanto lontano rispetto a quello del Bernini e del suo colonnato in San Pietro), l’artista ellittico non sta su un punto della circonferenza del cerchio col naso puntato verso l’unico centro, ma si colloca variamente, elasticamente, su un punto della linea curva piana, ellittica, misurandosi con i due fuochi decentrati.

 

ELASTICITÀ E UN-IMPLOSIVENESS

L’elasticità (con le varianti docilità e duttilità) è stata fissata da Strano nel concetto di Un-Implosiveness (Non-Implosività, oscillazione tra implosione e esplosione): esito della fusione della sua idea di Nuova Classicità (nessun recupero: solo la tendenza a formare equilibri per di più instabili) con la frattalità di Benoit Mandelbrot, col Decostruttivismo di Jacques Derrida, e, alla lontana, con i fondamenti del pensiero del “secondo” Wittgenstein (lo slittamento dal metafisico e dall’esplicativo all’attività descrittiva, alla teoria dei giochi, e al principio di “somiglianza”).

Gli artisti dell’Arte Ellittica gravitano intorno all’idea di Daility: per il curatore tutto ormai parte dalla vita quotidiana, dai fatti, anche il pensiero filosofico (da qui, ad esempio, il suo principio di Estetica Quotidiana). Su questo terreno l’Arte Ellittica, è portatrice del messaggio “Art Beyond Philosophy” (parafrasi di “Art After Philosophy” di Joseph Kosuth). Infatti, la filosofia trova nell’arte una delle sue risorse con valore di “daility”.

 

NUOVE PROSPETTIVE

Da tempo non si vedevano movimenti artistici. Questa mostra rompe il ghiaccio, una virata rispetto all’individualismo intransigente tutt’ora dominante, mentre, al contrario, Il movimento comporta condivisione, dialogo, elasticità-disponibilità. Una virata anche sostanziale. Infatti, diversamente da quanto accaduto in passato, gli artisti non sono accomunati dalla stessa poetica (tutti surrealisti o informali, ecc.), ognuno coltiva la propria poetica, in piena autonomia, sicché sono diversissimi l’uno dall’altro. Si sono resi conto di essere ellittici essendo stati scelti dall’occhio “ellittico” del curatore. Evidentemente sono in sintonia con i fondamentali dell’Arte Ellittica e col pensiero ellittico che la ispira (di tutto questo gli strilli-slogan che sono in apertura di questa comunicazione costituiscono una sintesi).

 

UN MOVIMENTO PER IL NOSTRO TEMPO

Ed ecco la mostra e il Movimento all’insegna dell’Arte Ellittica: uno spaccato esemplificativo della nuova tendenza già da adesso riscontrabile in ogni cultura. Lo testimoniano i 20 artisti coinvolti nell’evento espositivo in rappresentanza di Africa, Cina, Europa, Giappone, India, Indonesia, Usa.

Gli ellittici si ritrovano anche nel principio estetico di Similarità. Nel tempo di Equilibri Instabili, globalizzazione, disseminazione, frattalità, ibridazione, intelligenza artificiale, ecc., l’antica Mimesi risulta inadeguata, o praticabile solo occasionalmente. Ed è proprio per questo che il curatore, ispirandosi all’espressione “Self-Similarity” – che Mandelbrot riferisce all’autoriproduzione del frattale – ha elaborato il concetto estetico di Similarità: nessun modello da imitare o a cui approssimarsi, ma pratica del similare, terreno di relazionalità in divenire. Peraltro, l’arte, per Strano, non è un fatto soltanto visivo. È un organismo che pensa, un terreno dove ogni segno è relazione in sintonia con i caratteri non vincolanti ma elastici dell’Opera Ellittica e col nostro inedito clima temporale. Una consapevolezza che va di pari passo con la sua intuizione sociologica in fatto di globalizzazione e relativa omologazione che viviamo ogni giorno, non solo nell’arte ma in generale in tutti gli aspetti della vita. Da qui l’elaborazione, da parte del filosofo, del concetto di Locale Resiliente: aree a vario grado circoscritte, ognuna con i propri valori antropici, in breve una agorà più a misura d’uomo. Egli ritiene infatti che questa dinamica sociologica costituisce l’unica realtà in qualche modo capace di allentare la pervasività della globalizzazione e della relativa omologazione.

Gli ellittici non lavorano in modo convenzionale. In tempi di complessità cercano di capire ogni cosa con approccio critico, amano la ricerca e a vario grado puntano a un linguaggio deviante, in via tendenziale e a vario modo, diventando stimolatori di pensiero. Tra l’altro, nell’occasione di “Il cerchio Schiacciato” (un primo saggio espositivo sull’Ellisse con artisti europei, Fondazione Mudima, Milano, 2025), Strano osservava che «gli artisti, senza tradire la propria autonomia, individualità e sensibilità, né la propria e eventuale “torre d’avorio”, si posizionano nella “torre di controllo”, per ricordare Marshall McLuhan».

In tempi di condizione “non-lineare” difficilmente l’artista ellittico praticherà una sintassi intera, di tipo classico. Essa, quando usata, sarà in qualche modo “rotta”, a vario titolo e grado, a totale arbitrio dell’artista. Tutto ciò pur sempre salvaguardando intensità e profondità, e il messaggio ellittico, cioè definibile. Il problema è indirizzare, se e per come possibile, l’elasticità verso un contemperamento tendenziale tra significato e significante. Ma resta fermo che l’artista è assolutamente libero di calibrare i pesi nel modo che crede. Massima discrezionalità anche in fatto di spazialità. Sicché essa potrà essere relativistica, frattalica, di matrice digitale (fino alla Realtà Aumentata, metaverso, e all’I.A.) o basata sulla fusione di varie tipologie spaziali. Contemperamento tendenziale anche a proposito del rapporto naturacultura, tematica sulla quale Strano insiste sin dalla fondazione, con Pierre Restany, della rivista Natura Integrale): a suo avviso, una via efficace per puntare a vario modo a dimensioni di profondità capaci di stimolare Qualità, Giudizio, Critica, Autocritica, Etica.

 

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Carmelo Strano, nota bio

Filosofo, estetologo, critico, “distinguished professor” di Estetica, già ordinario all’Università di Catania su chiamata diretta per chiara fama e titolare di Storia dell’Arte Contemporanea all’Accademia di Brera, visiting professor a Sydney, Canterbury, Cairo, ecc. Pensatore outsider, ha fatto tesoro della frequentazione di S.Ceccato, P.Kolosimo, L.Geymonat, E.Battisti, G.Ballo, P. Bucarelli, G.Dorfles, C.Maltese, G.C.Argan, P. Restany (con quest’ultimo, lungo intenso sodalizio, con fondazione della rivista Natura Integrale) e delle interlocuzioni  con  B.Mandelbrot e J. Derrida, dai cui lavori – assieme a quelli di L. Wittgenstein, K. Popper, L. Pareyson – ha tratto stimoli per una sua linea di pensiero, e anche in ordine alla I.A. Diverse rassegne internazionali curate (“Il sud del mondo” con egida Onu, “La Nuova Europa” e “Unimplosiveness”, Biennale di Venezia a cui ha contribuito anche per le sezioni Cinema e Musica e curando un’edizione del Padiglione Egiziano). Numerosi i saggi su riviste e volumi. Innumerevoli gli articoli anche sui quotidiani Corriere delle Sera e, con rubriche settimanali, su Il Sole 24Ore, La Repubblica, Il Tempo, La Sicilia, L’Avanti! Numerosi libri pubblicati, tra cui Gli Anni Settanta; Dall’Opera Aperta all’Opera Ellittica, Mursia, 1989, Collana di Estetica diretta da Luciano Anceschi e Luigi Pareyson e, nella stessa sede, Il Segno della Devianza. Tra i riconoscimenti scientifici: Institut du Monde Arabe, Parigi; Amman University; Bibliotheca Alexandrina, Egitto; Parlamento Europeo; San Diego Salk Institute for Biological Studies diretto da Roger Guillemin, Premio Nobel per la Medicina. Membro: European Academy of Sciences, Arts, Literature; AICA (Association Internationale Critiques d’Art); P.E.N. (Poets, Essayists, Novelists, Londra); SIE (Società Italiana di Estetica). Direttore di FYINpaper.com (daily geoculture review) e curatore scientifico della Sezione Arti Visive della Casa della Cultura di Milano.

                                  CASA DELLA CULTURA  Sezione Arti Visive curatore scientifico Carmelo Strano

                          via Borgogna, 3 – Milano (20122) Orari: da lunedì a venerdì, 9.30 – 12.30 / 15.00 – 19.00