Ai margini di Sharm el-Scheikh, il fallimento sul clima

Ai margini di Sharm el-Scheikh, il fallimento sul clima
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Combustibili fossili, obiettivo fallito

Com’era ampiamente previsto i rappresentanti di quasi tutti gli Stati del mondo riuniti a Sharm el-Sheikh non sono stati in grado di cogliere l’obiettivo principale del summit, e cioè la riduzione progressiva dell’uso dei combustibili fossili.

Aiuti ai Paesi particolarmente danneggiati dal surriscaldamento

Tuttavia è stato almeno condiviso il principio secondo cui i Paesi più danneggiati dal riscaldamento globale vanno sostenuti economicamente sulla base della norma “perdite e danni”.

Le emissioni di gas serra dovrebbero essere dimezzate entro il 2030, ma si è trattato di una dichiarazione di intenti che incontrerà molti ostacoli. Anzi, parlando per l’Unione Europea, Frans Tinnemans ha detto che occorreva fare molto di più. Come funzionerà il fondo che verrà creato per aiutare i Paesi più colpiti non è chiaro, né sui tempi della costituzione di esso né sui suoi meccanismi di gestione.

Russia e Arabia Saudita, baluardi degli idrocarburi

Invece per quanto riguarda i combustibili fossili gli esperti non sanno come esprimere l loro delusione: in pratica non si è fatto un solo passo avanti, a parte le dichiarazioni di principio che incominciano a sembrare inutili mantra. Ovviamente non ci si può aspettare che Paesi come la Russia o l’Arabia Saudita, che hanno un bilancio basato sugli idrocarburi, si facciano avanti per ridurne la produzione. E neanche ci si può aspettare che Cina e India rinuncino dall’oggi al domani alle fonti energetiche tradizionali che trainano faticosamente la crescita dei due colossi asiatici.

Il contributo indiretto della banche al disastro ambientale

Nel frattempo continuano a ”fiorire” nuovi progetti inquinatori. Uno per tutti, la TotalEnergies in Uganda prevede di essere in grado di creare 400 pozzi petroliferi che saranno operativi entro il 2025 e che ci regaleranno circa 34 milioni di tonnellate di CO2 all’anno. Malgrado le raccomandazioni dell’ONU, secondo cui l’80% del mix energetico globale proviene da fonti fossili, le banche continuano a finanziare progetti che allontanano di decenni la transizione energetica.

In altre parole: che nessuno pensi a risultati significativi nel breve termine perché le nuove tecnologie non sono pronte a sostituire le vecchie e tantomeno ad essere remunerative per gli investitori.  I prezzi delle merci rischierebbero aumenti del 5% annuo. Insomma il disastro ecologico sembra inevitabile, e sorge il sospetto che chi non tenta di prevenirlo probabilmente pensa che colpirà altri. In fondo se qualche miglia di isolotti oceanici scompariranno, se bisognerà costruire dighe per proteggere città costiere, se centinaia di specie si estingueranno, il mondo continuerà a girare come prima.

Dello stesso autore: The climate Conference in Egypt far from the optimism/ 200 governi a confronto