Would the global economy be the end of nationalisms? – L’economia globale cancellerà i nazionalismi?

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Gasdotto dell’Australia Occidentale By Glen Dillon - Own work, CC BY 3.0

The Russian-Ukrainian war has sounded the West’s alarm in the face of the unexpected. Whatever the outcome, it has already produced its global effects, which have actually accentuated pre-existing trends with no correlation to what is happening. Two words the media keep repeating: security and diversification.

Security

There is no need to explain the reasons that make us focus on security. Even if the aggression against Ukraine depends on very specific causes, the truth about global balances has overwhelmingly emerged. In a non-peaceful or otherwise unstable world, one must be able to defend oneself, without looking at the economic costs of an armed peace. If Russia makes claims on Eastern Europe and China threatens all the countries of the Far East, no one can really feel safe if unarmed.

Diversification

But also in terms of the global economy, we are at an epochal turning point. The dangers of globalization are now evident to everyone, but that does not mean it is possible to give up the advantages it has brought. Therefore, the intermediate path is not so much total decoupling as maximum diversification of the needed resources in order to maintain the standard of living that has been achieved. Diversification will cost economically and will complicate international relations to no small degree.

Just think of the need for elaborate supply chains. It is clear that maintaining good relations with dozens of countries that supply us with raw materials and agricultural products is much more complicated than getting along with two or three countries and finding the right balance of give and take. 

In other words: if autarchy is not at all feasible for anyone, cross interdependencies will complicate international relations to no small degree. It is easy to see the current paradox of the war between the West and the Moscow-Beijing axis. The West buys Russian oil because it cannot do without it and the Russians use the money collected to make war … on the West!

The Chinese threaten war in the Far East, but continue to supply rare minerals to the countries that militarily oppose its expansionism. Never before have similar situations occurred. And yet, in a certain sense, from this paradox a new global society could be born, in which interdependencies limit or even cancel the conflicts that can arise from competition.


L’economia globale cancellerà i nazionalismi?

La guerra russo – ucraina ha fatto suonare la sveglia dell’Occidente di fronte all’imprevisto. Comunque finisca, essa ha già prodotto i suoi effetti, che in realtà hanno accentuato tendenze preesistenti indipendenti da ciò che accade. Due parole i media continuano a ripetere: sicurezza e diversificazione.

Sicurezza

Non c’è bisogno di spiegare le ragioni che ci fanno porre l’attenzione sulla sicurezza. Anche se l’aggressione all’Ucraina dipende da cause molto specifiche, è emersa prepotentemente la verità sugli equilibri planetari. In un mondo non pacificato o comunque instabile, bisogna essere in grado di difendersi, senza guardare ai costi economici di una pace armata. Se la Russia avanza pretese sull’Europa dell’Est e la Cina minaccia tutti Paesi dell’Estremo Oriente, nessuno può sentirsi veramente al sicuro se disarmato.

Diversificazione

Ma anche sotto il profilo dell’economia globale siamo a una svolta epocale. I pericoli della globalizzazione ormai sono evidenti a tutti, ma non per questo è possibile rinunciare ai vantaggi che essa ha comportato. Quindi la strada intermedia non è tanto il disaccoppiamento totale, quanto la diversificazione massima del reperimento delle risorse necessarie a mantenere il livello di vita conquistato.

La diversificazione costerà economicamente e complicherà non poco le relazioni internazionali. Basti pensare alla necessità di elaborate catene di approvvigionamento. È evidente che mantenere buone relazioni con decine di Paesi che ci riforniscono di materie prime e prodotti agricoli è molto più complicato che andare d’accordo con due o tre Stati e trovare il giusto punto di equilibrio nel dare e avere. 

In altre parole: se l’autarchia non è assolutamente praticabile per nessuno, le interdipendenze incrociate complicheranno non poco le relazioni internazionali. È facile rilevare il paradosso attuale della guerra fra l’Occidente e l’asse Mosca – Pechino. L’Occidente compra il petrolio russo perché non può farne a meno e i russi utilizzano il denaro incassato per fare la guerra … all’Occidente!

I cinesi minacciano la guerra in Estremo Oriente, ma continuano a rifornire di minerali rari i Paesi che si oppongono militarmente al suo espansionismo. Mai prima d’oggi si erano verificate situazioni simili. E tuttavia in un certo senso da questo paradosso potrebbe nascere una società planetaria nuova, in cui le interdipendenze limitino o addirittura annullino i conflitti che possono nascere dalla competizione.

 

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GIOVANNI CARUSELLI 164 Articoli
Collaboratore di case editrici italiane (Einaudi, Rizzoli, Vallardi, Diakronia, etc.) per testi di storia e filosofia. Autore di saggi, "Il Pci da Gramsci a Occhetto", "Cento anni di storia lombarda" (con altri), "La memoria e le notizie" (con altri).