Una gara di adattamento

logo della rubrica Noi e il covid, che è l'immagine stilizzata di un virus a forma di palla

Flessibilità: è questo il nuovo paradigma. Negli ultimi mesi tutto ha dimostrato di essere duttile e capace di adattarsi al cambiamento. Dalle persone alle organizzazioni, dalle attività produttive ai modelli organizzativi.

Pensiamo alla scuola, con la didattica a distanza. Pensiamo al mondo del lavoro: al lavoro agile e al lavoro ibrido, un po’ da casa, un po’ in ufficio. Pensiamo allo smart working di ultima generazione lanciato di recente nel settore chimico-farmaceutico: il modello “F. O. R. working”, dove la F sta proprio per flessibilità, di luoghi e di orari, e a contare sono gli Obiettivi e i Risultati.

Non è solo il modo di lavorare a essere diventato “ibrido” e flessibile. Esperienze ed eventi si sono adattati al contesto diventando phygital, fisici e contemporaneamente virtuali. Come le ultime due edizioni della Fashion week di Milano. Non fanno eccezione le esperienze d’acquisto, con consulenze fatte in videocall da personal shopper digitali che in tempo reale conducono i clienti in un giro virtuale tra corsie e scaffali.

Ma anche le organizzazioni hanno saputo trasformarsi e adattarsi. Lo hanno fatto i ristoranti che per rimanere aperti si sono convertiti in mense aziendali. Lo hanno fatto le tante imprese che hanno convertito le loro linee di produzione per produrre dispositivi di sicurezza necessari nell’emergenza sanitaria. Quante aziende di moda lo scorso anno si sono messe a produrre camici e mascherine?

Né possiamo dimenticare le trasformazioni degli spazi. Gli ambienti domestici sono diventati luoghi di co-working familiare. Tanti hotel si sono trasformati in strutture covid. Gli Studi Cinematografici di Cinecittà sono stati convertiti in hub vaccinali. Le case vacanze destinate a “uffici diffusi”. Perfino gli spazi dedicati al parcheggio delle auto in seguito alla riapertura di bar e ristoranti si sono trasformati in dehor dove consumare cibo e bevande.

Tutto, insomma, sembra replicare quella caratteristica che negli ultimi mesi abbiamo imparato a riconoscere nel virus: la capacità di adattarsi. Ce lo ha insegnato a suo tempo il padre dell’evoluzionismo, Charles Darwin: sopravvive solo chi è in grado di essere flessibile e di adattarsi al cambiamento. E il Covid, è innegabile, ci ha reso maestri dell’adattamento.

MANUELA RAPACCHIA 28 Articoli
Web writer, coordinatrice didattica nella Formazione post-laurea alla Cattolica di Milano, Master Politecnico di Milano in Brand Communication, laurea magistrale in Arti Visive a Bologna, dopo la triennale in Lettere Moderne.