L’autorevolezza di Putin va scemando

L’autorevolezza di Putin va scemando
Sottomarino russo della classe Kilo in parata di Colby Drake, U.S. Navy - http://www.c7f.navy.mil/imagery/galleries/monthly/2010/07-July/slides/100725-N-4894D-872.htm, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=11187316

Si nascondono nei boschi per sfuggire agli agenti reclutatori di Putin. Altri li corrompono con qualche migliaio di rubli, altri ancora esibiscono falsi certificati scolastici perché chi studia è esentato dall’arruolamento. Ma la sorgente del fiume di sangue voluto da Putin si trova fra le minoranze etniche. Già prima della guerra costituivano una discreta maggioranza di militari semplici. Volontari che così si assicuravano due pasti al giorno e anche un piccolo salario. Ma adesso la situazione precipita.

Proteste di massa, gli Yakuti danzano contro la guerra nelle piazze e i Mongoli fanno resistenza

In Daghestan le proteste di massa sono diventate violente e la polizia lo è stata altrettanto. I cittadini della Yakutia che vivono nell’estremo Nord, invece, hanno inscenato una insolita forma di protesta: si sono presentati in massa vestiti con i loro abiti tradizionali e hanno incominciato a ballare e a cantare di fronte alle guardie prese alla sprovvista dall’iniziativa. Nel Nord della Mongolia si è formato un gruppo, Free Buryatia Foundation, che aiuta i disertori a sfuggire al reclutamento.

Ma perché in Crimea solo la minoranza tartara viene arruolata in massa?

Insomma, sembra che gli ultimi – come direbbe Papa Francesco – ne hanno abbastanza e se accettano pazientemente la povertà non sono disponibili a farsi ammazzare non si sa dove, come, da chi e perché. Nella Crimea, “liberata” da otto anni, i tartari si vedono recapitare ordini di arruolamento in una misura spropositata rispetto alla loro consistenza etnica. E non la prendono bene. La Santa Madre Russia sembra perdere i suoi pezzi, ma si tratta comunque di episodi che si verificano nelle terre più lontane dell’impero.

Se i russi arretrano si avvicina il giorno di un’azione terroristica nucleare

Ancora una volta Vladimir Putin mostra di non aver capito che i tempi sono cambiati. Sopravvive il nazionalismo fra i russi, ma nelle lontane lande dell’impero non è popolare. La cleptocrazia al potere dagli anni Novanta non ha fatto niente per i poveri e i poveri si ribellano. Ci sarà un’altra rivoluzione d’ottobre, come nel ‘17, quando i soldati dello zar spianarono le armi contro i loro ufficiali? Improbabile, ma non impossibile. Forse lo zar è più attento ai test che farà il sommergibile Belgorod nelle acque dell’Artico con il missile siluro Poseidon imbottito di ordigni nucleari che possono colpire a 10.000 km di distanza. È arrivato il momento di vedere se funziona?

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GIOVANNI CARUSELLI 186 Articoli
Collaboratore di case editrici italiane (Einaudi, Rizzoli, Vallardi, Diakronia, etc.) per testi di storia e filosofia. Autore di saggi, "Il Pci da Gramsci a Occhetto", "Cento anni di storia lombarda" (con altri), "La memoria e le notizie" (con altri).